Alessandro Merli, Il Sole-24 Ore 17/9/2009;, 17 settembre 2009
EURO E YEN SCHIACCIANO IL DOLLARO
La recessione è finita e il dollaro cala. un po’ paradossale, ma è destinata a proseguire la flessione della valuta americana che, seguendo un copione consolidato, ieri ha spinto l’euro fino a 1,4732, i livelli del 24 settembre 2008, lo yen ai massimi da sette mesi a 90,10, l’oro alle quotazioni di quattordici mesi fa a 1.023 dollari e il petrolio oltre 71 dollari.
La seduta è stata davvero emblematica: il valutario ha mostrato ieri in azione le tendenze che domineranno il dopo crisi. Gli investitori hanno oggi una sempre maggiore propensione al rischio, che trova nelle Borse il suo principale termometro; e ieri Wall Street ha chiuso in rialzo dell’1,53%, Londra dell’1,63%, Parigi dell’1,64%, Milano dell’1,49%, mentre l’indice mondiale Msci ha toccato i massimi da 11 mesi.
Questa voglia di esporsi spinge gli operatori a cercare con fiducia buone occasioni di profitto nel mondo. Sono così premiate le valute legate alle materie primee quelle che gli analisti definiscono " ad alto beta", i cui movimenti sono più ampi rispetto al ciclo economico: salgono molto, rispetto alle altre, durante la crescita, scendono molto durante le recessioni. Il dollaro australiano e quello neozelandese sono oggi le monete preferite; ma anche l’euro, che la Morgan Stanley - tra le più estreme - prevede a quota 1,60 a fine 2010.
Il dollaro, invece, resterà la principale moneta di finanziamento: ormai anche i governi prendono capitali a prestito negli Usa a costi bassissimi per venderli immediatamente sul valutario, con un chiaro effetto di ribasso del cambio. Gli Stati Uniti hanno tassi a quota zero, e probabilmente continueranno a tenerli a questi livelli più a lungo che altrove. « nel 2011 che il ciclo di rialzi dellaFed diventerà abbastanza avanzato da fornire sostegno al cambio », spiegano Sophia Drossos e Yilin Nie di Morgan Stanley.
Il "nuovo" ruolo del dollaro è esaltato dal fatto che la moneta giapponese sta intanto perdendo il suo status di valuta di finanziamento, malgrado proponga tassi zero da anni. Il ministro delle Finanze designato, Hirohisa Fujii, proprio ieri ha dichiarato che «ci sono numerosi vantaggi in uno yen forte ». una novità assoluta per il Giappone: i democratici ora al governo vogliono ora tutelare i consumatori più degli esportatori e il valutario si è subito adeguato. Il rialzo però disincentiva le speculazioni sui tassi bassi.
A queste correnti di capitali, spesso a breve scadenza, se ne sovrappongono poi altre più stabili; e oggi sta tornando al centro dell’attenzione il "grande squilibrio mondiale" e il suo effetto ribassista sul dollaro. Malgrado la crisi (e un deficit commerciale ai minimi dal 2001), gli Stati Uniti continuano a comprare all’estero più di quanto vendano, mentre in Cina accade il contrario. Occorre che parte dei notevoli risparmi generati in Asia attraversi quindi il Pacifico per finanziare gli acquisti americani. La mano visibilissima della Banca del popolo cinese, che controlla strettamente lo yuan, assicura che la traversata dei capitali avvenga con puntualità, anche se non tutto il fabbisogno Usa può essere garantito per questa via, soprattutto ora che si moltiplicano le tentazioni protezionistiche americane e le possibili ritorsioni dei partner.
Le ultime flessioni del dollaro sono state accompagnate da voci insistenti secondo cui Pechino intende diversificare gli investimenti in riserve valutarie acquistando sempre più altre monete. Fino a luglio, in realtà, la Cina ha continuato a comprare titoli di Stato Usa, e le statistiche annunciate ieri sui flussi di capitale hanno mostrato che è anche dal settore privato che stanno nascendo difficoltà ad attirare il livello necessario di risparmi: a luglio sono usciti dagli Stati Uniti 97,5 miliardi, il massimo da febbraio. il quarto mese consecutivo che si registra un deflusso di capitali, che è causa ed effetto del calo della valuta americana.
Tassi zero e flussi di risparmi continueranno insieme a spingere in basso il dollaro. Sono correnti che nei loro movimenti non riusciranno a correggere il "grande squilibrio" che, tenuto vivo dalla Banca centrale cinese e dalla politica economica americana, aiuteranno insieme l’export di Pechino e di Washington- di nuovo vincenti- verso gli altri paesi. E i perdenti? chi sono? La risposta è semplice: il dollaro debole «potrebbe strozzare la ripresa di Eurolandia e Giappone- spiegano Julian Callow e Christian Broda di Barclays - prima che crei miglioramenti sul mercato del lavoro. Se la Fed mantenesse i tassi a zero fino al 2011, Europa e Asia dovranno prendere decisioni difficili».