Wanda Lattes, Corriere della Sera 17/09/2009, 17 settembre 2009
LA STOFFA DEL POTERE
Godunov e Pietro il Grande, Ivan il Terribile e Ivan Chemidanov, il conte Strogonoff e poi le loro zarine, amanti, ispiratrici e damigelle: tutti addobbati con vesti, zimarre, giacconi di velluto, lampasso, damasco, broccato, con guanti, calzature, cappelli orlati o foderati di pelliccia (scoiattolo grigio e soprattutto ermellino bianco, simbolo di regalità). Insomma, volti da leggenda e vesti da favola.
Questi sono i protagonisti della mostra che Prato, città del tessile per eccellenza, offre dal 19 settembre nel Museo del Tessuto, all’interno di un’antica filanda, vero monumento di archeologia industriale, aggiungendo anche preziose appendici nelle chiese e nei palazzi pubblici.
La vocazione tessile di Prato risale al XII secolo, e la produzione di panni di lana ha accompagnato senza soluzioni di continuità la crescita della comunità nei secoli, registrando momenti di travolgente espansione, oppure, al contrario, di difficoltà finanziario-tecniche, in diretto rapporto con gli avvenimenti internazionali.
Daniela Degli Innocenti conservatrice del museo e ideatrice della mostra, spiega: «Ora raccontiamo come i rapporti tra Italia e Russia si siano sviluppati lungo l’antichissima rotta internazionale detta via della Seta, grazie allo scambio, commerciale e politico, di preziosi abbigliamenti di corte, dai drappi alle pellicce. Nella prima sezione della mostra illustriamo tecniche, stile e qualità delle manifatture italiane dal Trecento al Rinascimento, poi abbiamo dipinti e splendide testimonianze cartacee; infine, nella terza sezione, mettiamo in luce le differenze tra lo stile degli zar e l’abbigliamento delle corti europee, fino a quando Pietro il Grande non impone la svolta occidentalista » . Il visitatore può restare sorpreso, avvinto. Si conosceva l’importanza dei rapporti internazionali di questa Toscana, ma resta sconosciuto al grande pubblico, comunque, il legame diretto della genialità pratese con la ricca, fantasiosa, prepotente corte che gli zar di tutte le Russie. Chi immaginava che quei cortigiani avessero un filo diretto, per secoli, con i produttori di stoffe di Prato? Chi immaginava che nei quadri russi più famosi, raffiguranti monarchi, dignitari, dame e prelati si potesse scorgere il segno della genialità dei nostri tessutai?
La collaborazione stretta con il Museo dell’Ermitage e con altri organismi culturali russi ha permesso il gigantesco salto creativo che, grazie alle immagini della mostra, ci porta a contatto con personaggi celebri della storia, ma anche con i costumi dei popoli del Nord che per millenni consideravano moneta essenziale di scambio le semplici montagne di pellicce frutto della caccia.
Le testimonianze documentarie, lettere, resoconti di viaggi e ambascerie, carte geografiche e ritratti, fanno recuperare non solo i grandi personaggi della corte, ma anche i politici, gli uomini di affari e di diplomazia. Le raffigurazioni di sete, velluti, lampassi veneziani, con fili d’oro e perle, usati sia dagli Zar che dalla Chiesa ortodossa, dimostrano un valore addirittura superiore a quello dei gioielli. A fronte di questi brani di ricchezza rappresentati in quadri dovuti addirittura a pennelli come quello di Tiziano (splendida la «Giovane donna » prestata dall’Ermitage) la mostra offre il confronto con esempi reali della maestria di ricamatori e tessitori, quali il Paliotto dell’Accademia di Firenze, eseguito nel 1336 per l’altare di Santa Maria Novella o la dalmatica in oro e seta, realizzata su disegno di Botticelli per il Duomo di Orvieto.