Marco Imarisio, Corriere della Sera 17/09/2009, 17 settembre 2009
L’IMPUTATO NON C’ O FA IL BADANTE. FALSA PARTENZA DEI PROCESSI AI CLANDESTINI
Il debutto si chiama Abid Elhach, assente in aula. Seguono altri nove nomi, da Vladyslav Chvikov a Sergio Parfeh (sospetto alias, annota la Polizia municipale). L’indirizzo è la fabbrica dell’Idrolitina, tutti la chiamano ancora così, pochi sanno che da qualche anno ha cambiato destinazione d’uso diventando l’ufficio dei giudici di pace. Quartiere Cirenaica, all’incrocio con la via Paolo Fabbri che deve la sua fama all’ex residente Francesco Guccini.
La giustizia «minore» si prende la ribalta per un giorno, a Bologna e non solo. In tutta Italia, il reato di «soggiorno e ingresso illegale» passa da questa strettoia. Finite le vacanze, si comincia oggi, ore 9. L’aula al pianterreno è piccola, con vista sul parcheggio. Tre file di sedie, divise a metà tra vigili chiamati in quanto testimoni e giornalisti. Imputati presenti, uno su dieci. La prima udienza interamente dedicata al nuovo reato di clandestinità può cominciare. E subito finisce.
Al posto del del Vpo, vice procuratore onorario delegato a trattare i piccoli reati che non prevedono l’arresto, sulla seggiola dell’accusa – il banco non c’è – siede il procuratore reggente Massimo Serpi, ovvero il più alto in grado di un ufficio che attende la nomina di un capo soltanto da un anno e mezzo. Non appena lo vede, la vigilessa di Castelmaggiore capisce tutto. «Vabbè, potevano dirlo anche a noi, così stavamo a casa...». Visibilmente compiaciuto, Mario Luigi Cocco, coordinatore dei giudici di pace, fa gli onori di casa. «La presenza del dottor Serpi testimonia l’attenzione della Procura a questo procedimento».
Il magistrato, che va di fretta per altri impegni, chiede e ottiene la parola. «Nel confrontarsi con questo tipo di nuovo reato, l’Ufficio da me rappresentato ritiene vi siano ipotesi di censurabilità della legge così come è stata modellata ». L’esposizione dei presunti profili di incostituzionalità dell’articolo 10 bis non prende più di cinquanta minuti. Riassumendo: violazione del principio di uguaglianza, di ragionevolezza della legge, del diritto alla difesa e di quello per cui la pena deve tendere alla rieducazione del condannato. In platea sbuffano. Le rappresentanze delle Polizie municipali di Bologna e Castelmaggiore concordano solo su un aspetto. «Dalle circolari che la Procura ci ha mandato in questi due mesi era chiaro l’andazzo», dicono. L’atmosfera in aula non è certo solenne, dall’atrio arrivano voci e risate, non c’è mica solo la clandestinità, con la ripresa dell’attività torna anche il popolo dei multati. «Sembra una fiera di paese» azzarda un difensore d’ufficio.
Il giudizio è ingeneroso, ma riflette il carattere di precarietà di queste udienze, che stanno al funzionamento della nuova e contestatissima legge come le prove libere al Gran Premio di Formula 1. Le prime indicazioni sembrano escludere l’assalto ai forni paventato da molti osservatori. Niente sovraccarichi di lavoro, per ora. Dall’8 agosto, giorno dell’entrata in vigore della legge, ad oggi, gli imputati per il reato di clandestinità non è che abbondino: 27 a Genova, 25 a Torino, 16 a Firenze, 29 a Bologna. L’arretrato da smaltire dopo le ferie è questo. Ma l’ormai famoso articolo 10 bis che introduce il reato di clandestinità è una terra ancora inesplorata. «Piena di misteri» l’ha definita Vito D’Attolico, il coordinatore dei giudici di pace milanesi. Ieri, quattro condanne e due ammende pecuniarie, respinte le eccezioni di costituzionalità sollevate dai legali, non dalla Procura. E un nuovo dubbio che va ad aggiungersi ad un nutrito elenco. Che si fa quando viene decretata l’espulsione immediata per un clandestino in carcere per altro reato e in attesa di processo d’appello? L’algerino Omar Ruis, a San Vittore per spaccio di droga, primo condannato «milanese », per il momento rimane dov’è. L’unico imputato che invece doveva rispondere solo del reato di clandestinità non si è presentato. Al suo avvocato è stato chiesto di notificare al cliente il rinvio dell’udienza. Risposta: «E dove lo trovo?» A Torino non si è neppure cominciato. Sei dei dieci imputati provenivano dal carcere delle Vallette, arrestati per altro reato. «Non sono quindi di mia competenza» ha messo agli atti il giudice di pace Maria Alessandra Bucchi, in ossequio alla direttiva del procuratore capo Giancarlo Caselli, che prevede una corsia preferenziale con assegnazione al pubblico ministero di turno per chi ha già conti pendenti con la giustizia. I fascicoli degli altri quattro, due cittadini nigeriani e due gabonesi, erano incompleti. «Non ci sono quindi elementi per decidere». Arrivederci al 30 ottobre. Anche a Genova nessuna sentenza, a causa di un gesto in controtendenza. L’unico imputato di giornata, un cittadino equadoriano denunciato a piede libero, infatti si è presentato. E subito ha esibito la domanda di regolarizzazione fatta dalla sua datrice di lavoro, che ha chiesto di assumerlo come badante approfittando della sanatoria in corso. Attimi di incertezza, sguardi smarriti. «Che si fa?» chiede l’avvocato di fiducia. «Aspettiamo di vedere come va la sanatoria » ribatte rassegnato il giudice di pace Maria Grazia Tavella. Se ne riparla tra un mese, come minimo. A Firenze si comincia tra qualche giorno, ma il procuratore aggiunto Giuseppe Soresina ha già parlato di «consistenti difficoltà» in tutta la Toscana a causa dell’assenza di un Centro di identificazione ed espulsione (Cie) dove gli imputati dovrebbero attendere il processo. Napoli: astensione dal lavoro degli avvocati, nulla di fatto. L’avamposto di Agrigento, al quale guardano i sostenitori della legge convinti che i magistrati la vogliano boicottare, contrariamente alle previsioni non ha grandi arretrati agostani da smaltire ma aspetta il 20 settembre, quando la Procura esprimerà la sua opinione sull’istanza di costituzionalità presentata da un difensore d’ufficio. «In linea di massima la nostra posizione è nota – dice con sincerità il procuratore capo Renato Di Natale ”.
Rispettiamo ciò che il legislatore fa e propone, ma siamo convinti che vi siano importanti aspetti da chiarire ».
Una volta che il procuratore Serpi ha finito la sua esposizione, lasciando le altre incombenze al viceprocuratore onorario, a Bologna si procede spediti, a ritmi fordistici. Concerto a quattro voci. «Slonoskaja Katerina», dice il giudice. «Il pubblico ministero presenta istanza», ribatte il sostituto. «L’avvocato si associa alla richiesta? », aggiunge il giudice. «Sì», è la risposta. Così per nove giri, fino al «grazie e arrivederci», ci vediamo il prossimo 21 ottobre. La decisione sull’eccezione spetta a Mario Luigi Cocco, coordinatore dei giudici di pace. «Si tratta di una legge controversa – dice ”, sicuramente di difficile interpretazione e gestibilità. I dubbi sulla sua costituzionalità sono piuttosto seri. Ma non penso che questo sia l’unico ufficio destinato a trovarsi davanti al dilemma di decidere sulle sue sorti». La prima udienza è tolta. Avanti piano, pianissimo.