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 2009  settembre 17 Giovedì calendario

LO SCIOPERO DEI TACCHI DELLE SINDACALISTE INGLESI


E’ «il nemi­co », «un accessorio «sessi­sta », «la manifestazione sti­listica della discriminazio­ne ». Considerando la sua pericolosità, è quasi sor­prendente che il Trade Union Congress e i suoi sei milioni e mezzo di lavora­tori gli si siano schierati contro solo ora. «Non si tratta di un problema da poco», ha precisato la dele­gata Lorraine Jones a Liver­pool, con l’energia e la con­vinzione di chi combatte contro la disparità. «Sono due milioni i giorni lavora­tivi persi per colpa sua».

Sa quello che dice. Quale podologa, conosce bene i danni inflitti dal tacco alto. Stiletto, zeppa, piattafor­ma, decolleté: sono questi, infatti, «gli strumenti ma­schilisti » sui quali il con­gresso ha puntato i rifletto­ri con una mozione: che l’obbligo del tacco alto ven­ga eliminato dalla mise la­vorativa richiesta ad alcu­ne dipendenti. Perché mai si impone alle donne che lavorano nei negozi, e alle assistenti di volo, di indos­sare scarpe che possono nuocere seriamente alla lo­ro salute?, hanno chiesto dal podio una schiera di sindacaliste. Se fossero gli uomini a doverle mettere sarebbero già state abolite tempo fa. Ecco dunque la mozione: «I tacchi alti van­no benissimo sulle passe­relle di Hollywood, ma so­no completamente inap­propriati in un ambiente dove si lavora giorno dopo giorno».

«Vogliamo dare alle don­ne la scelta. Se preferisco­no mettere i tacchi alti libe­rissime di farlo, ma che sia­no loro a decidere», ha pre­cisato Jones presentando la mozione.

Se per il Times la notizia era degna della prima pagi­na – «Pericolo: il tacco al­to al lavoro» – non a tutti è piaciuta l’idea di rivedere le regole su cosa è lecito mettersi ai piedi. Karen Brady, imprenditrice a ca­po della squadra di calcio Birmingham City, ha sotto­lineato che preferirebbe ri­nunciare al computer por­tatile piuttosto che ai tac­chi. Lorraine Monk, della University and College Union, ovvero il sindacato dei professori universitari, ha tirato in ballo il presi­dente del consiglio italia­no: «Nessuno ha il diritto di dire alle donne cosa in­dossare. A chi spetta deci­dere cosa è appropriato? Non avete mai sentito par­lare di Silvio Berlusconi?». La deputata conservatrice Nadine Dorries ha definito il tacco alto una necessità. Senza, ha detto, non riusci­rebbe a guardare negli oc­chi i suoi colleghi maschi. «Nella Camera dei Comuni le donne sono poche, è un mondo principalmente ma­schile.

I miei colleghi non si fanno problemi a pesta­re i piedi a nessuno, il tac­co alto è un must nelle giungla politica». Un grup­po di sindacaliste contrarie alla mozione hanno indos­sato, per protesta, tacchi al­ti con adesivi gialli e neri.

Le obiezioni hanno stuz­zicato i delegati senza però pesare sul risultato finale. La mozione è stata appro­vata dalla maggioranza. Al­la deputata Tory ha rispo­sto Mary Turner, della Gmb union, un sindacato generale con 600.000 tesse­rati. «Se per sentirsi all’al­tezza dei suoi colleghi ma­schi ha bisogno di mettere i tacchi, ci fa pietà. Noi al Gmb siamo abituate a sta­re in piedi da sole».
Paola De Carolis

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LA MILITANTE ITALIANA: «IO STO MALE SE NON LI PORTO SEMPRE»

«Io sto male se non porto i tacchi», ri­sponde alle sindacaliste britanniche la col­lega italiana Liliana Ocmin, membro della segreteria confederale della Cisl. Alta 1 me­tro e 60, ai tacchi si affida ogni giorno per acquistare quei «3-4 centimetri in più (8-9 nelle occasioni speciali)» che «mi fan­no sentire donna, mi fanno stare bene con me stessa», spiega la 37enne peruviana, ex clandestina, oggi laureata in legge, spo­sata, 2 figli. E’ una dura, ma anche una «so­stenitrice della femminilità».

Pare facciano male alla salute.

«C’è chi è predisposto, ma io soffro il problema contrario. Ho cominciato a por­tarli a 16 anni e quando durante la gravi­danza ho dovuto farne a meno, avevo dolo­ri alle piante dei piedi. Ormai è cambiata la struttura della mia colonna vertebrale».

Non sono un accessorio sessista?

«I problemi veri delle donne sono altri. La colpa è del concetto distorto delle pari opportunità: noi che critichiamo il maschi­lismo ci stiamo mascolinizzando. Lascerei libera la scelta».

E le commesse e le hostess obbligate a indossarli?

«Capirei se la divisa prevedesse un tac­co 9, ma può essere basso. Lo usano pure i maschi ormai».

Le sindacaliste italiane come si vesto­no?

«Le giovani amano i tacchi. Chi è in so­vrappeso o ha problemi ai piedi li porta meno, ma non è una questione ideologi­ca ».

Viviana Mazza