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 2009  settembre 17 Giovedì calendario

«NON UN FLOP DEL PREMIER. LA TELEPOLITICA NON VA PI»


«Berlusconi non ha responsabilità per il flop di ”Porta a Porta”, da addebitare piuttosto alla struttura della puntata». Michele Sorice, titolare della cattedra di Sociologia della comunicazione alla Luiss di Roma, assolve il presidente del consiglio per l’insuccesso di martedì sera nel salotto di Bruno Vespa. «I dati degli ascolti non mi sorprendono. Da diverso tempo nel Paese c’è stanchezza per la politica televisiva, in particolare per le sue modalità tradizionali di messa in onda. E poi la serata era densa di avvenimenti interessanti e attraenti. Non dimentichiamo che c’erano le partite di Champions League…».

Non è un paradosso? Per dare maggior risalto al programma di Bruno Vespa, la Rai ha fatto slittare Ballarò e Mediaset ha cancellato Matrix.

«Il paradosso è solo apparente. Ballarò e Matrix avrebbero rappresentato un’offerta mono – genere: il talk show politico. Avrebbero insistito sullo stesso tipo di pubblico, che quindi alla fine avrebbe scelto l’evento clou, ovvero la trasmissione di Vespa. Aver eliminato concorrenti sullo stesso segmento ha favorito la frammentazione di pubblici che normalmente non sono così monolitici. I telespettatori si sono chiesti: ”C’è un’offerta alternativa che non sia quella dell’informazione politica? Sì. E allora tanto vale guardare la partita o la fiction con Gabriel Garko”».

Sta dicendo che la mancata messa in onda, anziché favorire Porta a Porta, l’ha danneggiata?

«Sì. Ed è questo che la Rai non ha capito: ha pensato di focalizzare su un unico genere un pubblico televisivo che in realtà è molto più disincantato e intelligente di quanto i programmatori dei palinsesti ritengano».

Cosa non ha funzionato nell’impianto della trasmissione?

«C’erano almeno due grandi limiti. Intanto la puntata era basata su una logica di carattere celebrativo che ormai non funziona più e non solo in televisione. Il secondo errore della trasmissione riguarda i suoi tempi, eccessivamente lunghi e con poco spazio riservato al contraddittorio».

Vespa ha sbagliato qualcosa?

«Sì: ci sono stati dei momenti in cui ha assunto un ruolo da protagonista. E questo è stato deleterio per il programma».

E Berlusconi? Non è che i dati negativi degli ascolti sono figli di una disaffezione del pubblico nei suoi confronti?

«Al limite il pubblico si è stancato della sua sovraesposizione mediatica. Attenzione a trarre le conclusioni che la stanchezza riguardi anche il Berlusconi politico. I due aspetti non sono necessariamente connessi».

Allora cos’è che non va? Il premier si è sempre vantato di essere il re degli ascolti.

«Semplicemente c’è un rigetto per l’eccesso di presenza mediatica. Non solo in tv, ma a tutti i livelli. Giornali in primis. Il rischio, a lungo andare, è che ogni cosa appaia come un ”già visto, già sentito”. Questo, però, non inficia la possibilità che gli elettori continuino ad avere fiducia nel Berlusconi politico».