Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2009  settembre 17 Giovedì calendario

UN MILIONE DI ASSEGNI CONTROLLATO


 difficile immaginare visivamente un milione e trecentocinquantamila assegni tutti assieme. E ancor più difficile spiegare la mole di lavoro che si trova davanti la guardia di finanza di Forlì e la procura del capoluogo romagnolo da quando ha scoperchiato il pentolone di Delta, holding privata specializzata nel credito al consumo e controllata dalla Cassa di Risparmio di San Marino. La complessa inchiesta Varano nasce come sviluppo di un’altra indagine, denominata Re Nero, e trovò il punto di svolta quando, nel giugno 2008, venne bloccato un furgone portavalori con 2,6 milioni di euro che, dopo aver prelevato contanti dalla locale sede di Bankitalia, usciva dalla filiale di Forlì del Monte dei Paschi e andava dritto a San Marino. Da quella somma il paziente lavoro sulle tracce bancarie ha permesso alla procura di aprire un vaso di Pandora ancora da decifrare.
gli obiettivi

Codici, sigle alfanumeriche, firme illeggibili sono gli ostacoli che gli inquirenti dovranno superare per fare luce su un immenso giro di elusione, evasione fiscale e riciclaggio. Che, al momento, vagliati meno della metà degli assegni, porta a quattro filoni d’indagine. Uno più inquietante dell’altro. Da un lato ci sono piccoli medi imprenditori di Lecco, ma anche lombardi e del Nord, che creano un falso giro di fatturazioni intestando a terzi assegni, tramite una società di prestanome. Incassandoli in un secondo tempo a San Marino e generando il flusso di denaro che, come ha svelato la procura di Forlì, passava dall’Italia al Titano (in 4 anni la bellezza di 1 miliardo e duecento milioni di euro) transitando attraverso la filiale forlivese di Mps. E qui le probabili accuse sono distrazione bancarotta, appropriazione indebita e in alcuni casi usura. Dall’altro lato sempre piccoli imprenditori con una situazione economica florida dopo aver creato disponibilità liquide a San Marino con il medesimo giro di fatturazioni ottengono presso fiduciarie o banche del Titano ”falsi” finanziamenti. Che a quel punto gli imprenditori mettono a bilancio come debiti e addirittura scaricano dalla denuncia dei redditi fino al 30% come prevede la norma sugli interessi passivi. Altri ancora tramite fiduciarie sanmarinesi creano un conto titoli e grazie a una falsa dichiarazione di non residenza non pagano nemmeno l’eventuale capital gain.

Il terzo filone, al momento il meno praticato dagli inquirenti riconduce alle fiduciarie sia statiche sia dinamiche. E qui potrebbe aprirsi un buco nero. Infatti nonostante a San Marino recentemente sia diventata obbligatoria la clausola di non trasferibilità per assegni fino a 5 mila euro con indicazione del codice fiscale del girante, e nonostante sia stato tolto l’obbligo di apporre il codice fiscale, di fatto interrompendo definitivamente il giro di assegni legati a false fatturazioni, resta da indagare sull’onda lunga di questa pratica decennale. Effetti che lascerebbero il segno non a San marino ma in Italia. Basti pensare che nel Belpaese le posizioni presso le fiduciarie sono oltre 160 mila per un valore stimato di 70 miliardi di euro.

Infine, l’ultimo filone aperto dall’inchiesta di Forlì riguarda il riciclaggio della criminalità organizzata. Dei 600 mila assegni passati al vaglio in oltre un anno e mezzo praticamente la metà provengono da Campania e Calabria. Al momento l’indagine ”Varano” ha prodotto 40 indagati e nella notte tra domenica e lunedì 4 maggio 5 arresti, due dei quali eseguiti a Bologna, mentre un altro bolognese è stato fermato a Cesenatico. Il personaggio più noto nel mondo finanziario è Mario Fantini, presidente di Delta e consigliere della cassa di Risparmio di San Marino. Ma a metà agosto i pm Fabio Di Vizio e Marco Forte hanno inviato alle autorità giudiziarie sanmarinesi una rogatoria da 4 mila pagine.
L’inchiesta

All’interno ci sono tutti i riscontri e gli indizi che supportano le richieste investigative verso il paradiso fiscale. Alle autorità del Titano la Procura avrebbe chiesto in particolare lumi sull’intreccio di società che avrebbero lavorato con la cassa di San Marino e il gruppo Delta. Visto l’atteggiamento della piccola Repubblica che passa spesso dalla legittima riservatezza al discutibile antagonismo, le Fiamme Gialle non si aspettano risposte a stretto giro di posta.

Ma potrebbero a breve svelare nuovi retroscena sulle ricadute italiane del presunto riciclaggio targato Titano. Come dire il giro di contanti tra Forlì e San Marino non sarebbe un caso isolato. Basti pensare che negli ultimi anni il contante uscito dalla filiale di Bankitalia di Bologna e diretto alla Rocca al 94% era in pezzi da 500 euro. Il taglio preferito da chi si dedica al nero. Ma questa è solo una statistica e soprattutto territorio di competenza di un’altra procura.