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 2009  settembre 12 Sabato calendario

LE DRAMMATICHE 48 ORE CHE DECISERO IL CRACK

passato un anno. In queste ore, nell’equivalente di questo fine settimana, tra venerdì 12 settembre e domenica 14 settembre del 2008 si è consumato un dramma politico ed economico che ha sconquassato il sistema finanziario internazionale: in quel fine settimana le autorità americane hanno lasciato che Lehman Brothers, una delle sue banche più antichee per giunta al quarto posto nella graduatoria delle banche d’affari, fallisse all’apertura dei mercati americani lunedì mattina. Quella che segue è una ricostruzione degli eventi che hanno caratterizzato quel fine settimana attraverso le testimonianze dei protagonisti che ci hanno portato ad alcune conclusioni chiave: il fallimento non è stato la conseguenza di vendette o risentimenti personali contro Lehman o contro Dick Fuld, l’arrogante numero uno della banca, come si è detto per qualche tempo. Né mancava un compratore, come hanno sostenuto e continuano a sostenere le autorità. Un responsabile diretto c’è: è l’ex segretario al Tesoro Herny Paulson. stato lui a non voler dare le garanzie per favorire la vendita. Ma dietro di lui c’erano la Casa Bianca di George W.Bush e l’apparato politico repubblicano che allora era in controllo del Congresso e che protestò più volte per il cosiddetto "bailout", il salvataggio a buon mercato, di Wall Street. Paulson aveva recepito una minaccia: non ci saranno più fondi pubblici se qualche istituzione non sarà lasciata cadere.
Venerdì 12 settembre 2008, New York, Palazzo della Federal Reserve, ore 12.07 del pomeriggio locali . Hank Paulson, il segretario al Tesoro americano è turbato. Il suo ultimo tentativo "esterno" per aiutare Lehman,sotto l’attacco dei mercati, è fallito. Il suo mandato politico, dopo aver già speso molti miliardi di dollari del contribuente americano per puntellare gruppi finanziari in difficoltà è chiaro: non potrà immettere altro danaro dello stato in una banca come Lehman. «Paulson aveva chiarito il giorno prima ai giornali, dopo un incontro alla Casa Bianca, che una soluzione per la Lehman doveva giungere dal mercato, dalle altre banche, con la mediazione e l’aiuto delle autorità, ma senza più danaro pubblico in garanzia per limitare il potenziale di perdite dell’acquirente, come era successo ad esempio con Bear Sterns. Il messaggio era semplice: se avete paura del fallimento fate qualcosa voi banchieri di Wall Street altrimenti il pericolo non è così serio»,ci dice uno degli uomini che facevano parte della sua squadra ristretta di Paulson, un altro ex banchiere di Goldman Sachs. C’erano già due tentativi in corso per vendere Lehman, uno con la britannica Barclays Bank, l’altro con Bank of America. Paulson alza il tiro: convoca i banchieri americani per chiedere loro un aiuto parziale. Si presentano tutti, Lloyd Blankfein, numero uno di Goldman, Ken Lewis, di Bank of America, John Mack di Morgan Stanley, Jamie Dimon di JP Morgan Chase. L’obiettivo è di separare i "bad asset", in quel momento senza liquidità, e di vendere il nuovo contenitore, la "Bad bank" a costo zero al consorzio. A quel punto, più leggera, Lehman potrà essere venduta più facilmente. Ma il valoredelle garanzie della banca continua a precipitare. Sul mercato gli speculatori affossano il titolo con vendite allo scoperto. I banchieri gettano la spugna: non vi sono le condizioni per un loro intervento.
Venerdì 12 Federal Reserve, ore 13.15 del pomeriggio locali.
Paulson è avvilito. Il nuovo attacco contro Lehman era partito deciso e durissimo il martedì precedente. Esattamente una settimana prima, venerdì cinque settembre, il segretario al Tesoro aveva nazionalizzato con una iniezione da 200 miliardi di dollari Freddie Mac e Fannie Mae, i due colossi che controllano e garantiscono i tre quarti dei mutui immobiliari in America. Un loro fallimento avrebbe messo a rischio un mercato di 11.000 miliardi di dollari. Con ramificazioni sistemiche spaventose e rischio di fallimenti a catena di almeno 17 istituzioni finanziarie, tra cui Lehman, molto esposta sul fronte immobiliare per quasi 45 miliardi di dollari. Domenica 7 settembre c’è l’annuncio formale. Lunedì mattina otto settembre ci sono le reazioni entusiastiche dei mercati. Tra mercoledì e giovedì la speculazione però riparte contro Lehman e contro Merrill Lynch, una delle regine di Wall Street, e Aig, il più grande gruppo assicurativo americano con forti posizioni aperte nel mercato dei
credit default swaps. in quel momento, attorno alle 13,15 che John Thain, capo di Merrill ed ex Goldman come Paulson, gli comunica che anche per Merrill la situazione è difficilissima. Paulson richiama Ken Lewis, gli dice di lasciar perdere l’idea di Lehman e di concentrarsi su una preda più attraente e più grande: Merrill Lynch.
Venerdì, quartieri generali della BCE, Francoforte, ore 19.30 locali. Jean-Claude Trichet, il governatore della Bce, ha convocato i suoi consiglieri nel suo ufficio, al 35esimo piano del grattacielo. I governatori temono il fallimento delle importanti filiali europee di Lehman Brothers in Francia e in Germania con forti ripercussioni per il sistema europeo. Trichet impugna il telefono e chiama Paulson: lo implora di non abbandonare l’ipotesi garanzie. Soprattutto, gli preannuncia la posizione ufficiale della Bce: un fallimento Lehman non è accettabile. Bernanke, in linea, si rimette a Paulson, che ascolta, ma non cambia la sua linea.
Sabato 13 settembre, New York, quartieri generali Lehman Brothers, ore 12.18. Dick Fuld, il capo di Lehman, è preoccupato. Paulson ha convocato alla Fed un’altra riunione dei banchieri per cercare di nuovo una soluzione consortile e lui non è stato invitato. «In più la linea con Bank of America è improvvisamente caduta. Dopo un attivismo frenetico sono spariti - ci racconta uno dei capi di Lehman, una delle donne ancora oggi più influenti a Wall Street, che guidava le operazioni di due diligence per la vendita della banca- a quel punto ci siamo resi conto che restava solo Barclays Bank. Ci siamo focalizzati su Londra, ma sapevamo anche che Barclays non avrebbe fatto il passo in più senza garanzie. Alla Bce Trichet libera i suoi consiglieri, per poi convocarli di nuovo al mattino dopo, domenica, per essere pronti a tutto, anche all’ipotesi di fallimento.
Domenica 14 settembre, Londra quartieri generali Barclays, ore 16 locali . I responsabili di Barclays sono pronti ad andare avanti. Hanno dei timori a procedere senza garanzie e decidono di chiedere l’Ok del consiglio che lo concede, insistendo però sulla concessione di qualche forma di garanzia. «A quel punto però è intervenuta la Fsa (Consob inglese) – dice un alto funzionario della banca britannica ”. Ci hanno detto che senza garanzia non si sarebbe andati avanti: il rischio era quello di mettere a repentaglio il sistema bancario britannico importando un contagio ancora più pericoloso di quello già in essere. O garanzie o niente ».
Domenica 14 settembre ore 12, New York, quartieri generali Fed.
Bernanke e Paulson ricevono telefonate allarmatissime di Trichet: non fate errori! Ma Paulson è convinto che il mercato abbia già in parte scontato il rischio Lehman, decide che senza un fallimento e un pericolo vero non otterrà i fondi del Tarp, il programma di aiuti pubblici, deve dare un segnale ai repubblicani sul fronte del moral hazard ed è certo che il rischio sistemico per Lehman non ci sarà, soprattutto ora che BofA ha deciso di rilevare Merrill. Nega gli aiuti pubblici. «Non potevamo crederci ”dichiara Lorenzo Bini Smaghi, uno dei consiglieri della Bce che visse in prima persona quei momenti – sapevamo quali conseguenze devastanti ci sarebbero state ed eravamo certi che avrebbero trovato una soluzione in extremis. Quando abbiamo capito che tutto era perduto, non ci è restato che accelerare il lavoro della squadra dei supervisori, per organizzare gli interventi sul mercato all’apertura di lunedì mattina».
Alle 14 circa ora americana Tim Geithner, il capo della Fed di New York, chiama Dick Fuld. Gli dice che non ci sarà niente da fare, che Bank of America ha scelto di acquistare Merrill Lynch, che Barclays si è ritirata e che il governo ha un problema ancora più grave da risolvere, il possibile fallimento di Aig. Per loro, in quel momento Lehman diventa l’ultimo dei pensieri. Il resto è storia. La crisi sistemica si è puntualmente verificata e Paulson, fino a quando non ammetterà l’esistenza di interferenze politiche, resterà l’unico vero colpevole di quella svolta tragica per finanza mondiale, che ha cambiato il volto del mondo bancario come lo avevamo conosciuto fino ad allora.