Glauco Maggi, La Stampa 12/9/2009, 12 settembre 2009
prestigiosi asset di Dubai stanno per diventare moneta di scambio. Istithmar World, uno dei veicoli di investimento del governo, gestisce un portafoglio che l’anno scorso veniva valutato in 9 miliardi di dollari - e che include società occidentali di prestigio come Cirque du Soleil, Standard Chartered, Glg Partners, Perella Weinberg e la catena americana Barneys
prestigiosi asset di Dubai stanno per diventare moneta di scambio. Istithmar World, uno dei veicoli di investimento del governo, gestisce un portafoglio che l’anno scorso veniva valutato in 9 miliardi di dollari - e che include società occidentali di prestigio come Cirque du Soleil, Standard Chartered, Glg Partners, Perella Weinberg e la catena americana Barneys. Tutti gioielli che ora potrebbero passare di mano nell’ambito di una ristrutturazione. Il fondo ha acquisito la maggior parte di questi asset all’apice del boom, ma la qualità attuale del portafoglio è piuttosto disomogenea. Nel 2007, Istithmar ha sborsato 825 milioni di dollari per accaparrarsi Barneys, che da allora ha richiesto svariate iniezioni di capitale e ora è sull’orlo della bancarotta. Per contro, la partecipazione del 20% nel gruppo di acrobati canadese Cirque du Soleil, e le quote del 3% in Standard Chartered, Glg e Perella mantengono un certo valore, per quanto inferiore alla quotazione reale. Istithmar sostiene di aver generato un rendimento annuo medio del 10% dalla sua istituzione nel 2003, ma non dichiara il suo indebitamento. In ogni caso, anche se il fondo in sé fosse finanziariamente solido, la società madre Dubai World, una delle principali holding dell’emirato, è certamente a corto di liquidità. Una delle altre consociate di Dubai World, il gruppo immobiliare Nakheel che in passato investiva insieme a Istithmar, ha bisogno di rifinanziare entro dicembre un’obbligazione islamica da 3,5 miliardi di dollari. Allo stesso tempo il governo dell’emirato, il cui indebitamento sfiora gli 80 miliardi di dollari, sembra faticare a raccogliere la seconda metà di un’obbligazione di salvataggio da 20 miliardi - il cui scopo era di alleviare le difficoltà di rifinanziamento. Non è ancora chiaro come o quando Istithmar intenda attuare la ristrutturazione. Sembra imminente, tuttavia, un cambiamento piuttosto radicale. /