VARI 12/9/2009, 12 settembre 2009
LE ESCORT IN PUGLIA
DAL NOSTRO INVIATO
BARI – Si presenta in procura nell’insolita veste di denunciante e il suo obiettivo appare subito chiaro: spostare l’attenzione dal presidente del Consiglio. I toni delle parole che pronuncia mentre lascia il palazzo di giustizia suonano quasi minacciosi quando invita Massimo D’Alema e Michele Emiliano «a ricordarsi di me», ambigui quando dice di «temere per la mia vita e per la mia famiglia ». Occupa la scena Gianpaolo Tarantini, ben sapendo che le sue dichiarazioni hanno già dato nuova linfa alle inchieste.
Sotto indagine è finito Sandro Frisullo, l’ex vicepresidente della Regione al quale l’imprenditore offrì i favori sessuali delle sue amiche «in cambio dello sblocco dei pagamenti di alcune fatture e delle delibere». Nelle mani degli inquirenti c’erano le telefonate intercettate fra i due. Alla fine di luglio, quando è stato sentito dal pubblico ministero e dai finanzieri, Tarantini ha fatto il resto confermando la contropartita.
E così adesso si deve verificare se il politico del Partito Democratico estromesso dalla giunta Vendola abbia effettivamente compiuto atti di corruzione. Lui lo nega con decisione e ai magistrati ha chiesto di essere ascoltato perché, come spiega il suo legale Michele Laforgia, «deve tutelare la propria onorabilità e dunque sapere se esiste un fascicolo nei suoi confronti per sapere che cosa contiene».
Ha collaborato Tarantini, tanto che il 31 luglio alla fine del suo ultimo interrogatorio, ha chiesto di poter patteggiare due anni di pena. Danno minimo, inchiesta finita, escluso il rischio che venissero rese pubbliche le sue frequenti conversazioni con il premier, i loro colloqui su cene, feste e donne. Ma la procura ha negato il consenso e il fascicolo è rimasto aperto. Due giorni fa era stato l’avvocato D’Ascola – che assiste Tarantini e ha rapporti di collaborazione professionale con il difensore di Berlusconi Niccolò Ghedini – a definire «destituita di fondamento» la notizia che fosse stata presentata un’istanza in tal senso. Forse non immaginava che a confermare l’indiscrezione sarebbe stato il nuovo procuratore di Bari Antonio Laudati. E invece sono stati rivelati anche i dettagli di quel tentativo di accordo con l’effetto di scoprire le carte di una strategia difensiva che adesso appare evidente: ridurre al minimo il danno di immagine per il premier.
Quando entra al palazzo di giustizia per denunciare «l’ultima fuga di notizie che ha portato alla pubblicazione dei miei verbali», si capisce che Tarantini non si farà sfuggire l’occasione di lanciare messaggi. Infatti neanche un’ora dopo, non si sottrae all’assedio dei giornalisti. E afferma: «Sbagliano quanti oggi dicono di non conoscermi o di non ricordarsi di me. Farebbero bene a ricordarsi chi sono. Emiliano e D’Alema hanno detto di non conoscermi: se ce lo chiederanno gli inquirenti forniremo tutte le indicazioni utili». E a chi vuole sapere se si riferisca all’ormai famosa cena elettorale al ristorante La Pignata di Bari, risponde sibillino: «Sì, ma non dico nulla perché su quella cena sono in corso indagini da parte della Procura».
In realtà dice molto altro. Afferma di «temere per la mia vita, mi sento come un collaboratore di giustizia che, dopo aver rivelato ai magistrati i nomi dei responsabili di alcuni omicidi, vede le proprie confessioni pubblicate dai giornali. Per questo se qualcuno dovesse minacciarmi non esiterei a chiedere a forze di polizia e magistratura di essere tutelato, proprio come si fa con i pentiti di mafia». Un modo per cercare di accreditare le proprie dichiarazioni messe a verbale, assicurando che si tratta della verità. Una tesi che però non sembra convincere Laudati.
«Condivido la scelta del mio predecessore di negare il patteggiamento – sottolinea il procuratore – perché l’attendibilità delle dichiarazioni dell’indagato deve essere verificata con ulteriori accertamenti. Ho detto che leggendo i verbali sui giornali appare evidente che non ci sono responsabilità del presidente del Consiglio, ma le indagini non sono terminate e si deve verificare quando è stato raccontato. Lo faremo in tempi rapidi, conto di chiudere le indagini sulla pubblica amministrazione entro la fine dell’anno » .
Fiorenza Sarzanini
DAL NOSTRO INVIATO
BARI – Dice che ha deciso di parlare «perché finalmente ho capito che mi hanno tutti utilizzata soltanto per i loro comodi». Terry De Nicolò ( foto) è la ragazza barese che ha incontrato sia l’allora vicepresidente regionale Sandro Frisullo, sia il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. «E leggendo i verbali di Gianpaolo Tarantini – sottolinea adesso – ho avuto la certezza che mi organizzava appuntamenti con politici e manager soltanto per ottenere favori e appalti, anche se diceva che voleva aiutarmi a risolvere i miei problemi economici».
Per i pomeriggi trascorsi con l’esponente del Pd «mi consegnò ogni volta 500 euro. Quando sono stata a palazzo Grazioli ne ho presi 1000. Ma lì non mi sono fermata per la sera, questo voglio ribadirlo chiaramente. Io non ho avuto rapporti sessuali con il premier. Quella cena la ricordo bene perché mi sarebbe tanto piaciuto tornare, lo chiesi a Gianpaolo ma lui non mi ha più invitata. Mi fece andare in albergo e quando venne a prendermi aveva due macchine con una decina di ragazze. Accanto a me c’era Carolina Marconi, quella del Grande Fratello. Le altre non le conoscevo. Alla serata parteciparono una ventina di donne e cinque uomini. Oltre al presidente, ad Apicella e a Gianpaolo c’erano un noto imprenditore e un uomo delle istituzioni molto famoso. Prendemmo l’aperitivo e prima di cenare il premier ci fece vedere il video ’meno male che Silvio c’è’».
Gli incontri con Frisullo avvenivano invece «nell’appartamento di via Extramurale Capruzzi. Verso gli inizi del 2008 Tarantini sapeva che avevo difficoltà a pagare il mutuo della casa e mi disse che voleva farmi incontrare un uomo potente che avrebbe potuto aiutarmi. Già dopo la prima volta Frisullo cominciò a chiamarmi, mi mandava sms chiedendo di potermi rivedere. Ci incontrammo un mese dopo e lui fu molto galante, dolce. Promise che mi avrebbe aiutato. Mi disse anche che avrebbe voluto avere con me un rapporto diverso, più intenso. Ebbi come la sensazione che volesse mettere da parte Gianpaolo, anche per sottrarsi alle sue richieste. Lo vidi ancora un’altra volta, sempre con le stesse modalità, ma poi decisi di allontanarmi perché avevo saputo che vedeva altre ragazze. Sospettavo che il tramite fosse sempre Tarantini, ma non chiesi nulla perché comunque avevo deciso che non l’avrei più visto. A quel punto Gianpaolo mi propose di incontrare un manager della sanità e mi organizzò un appuntamento in un albergo con Antonio Colella. Lui mi disse di essere un medico e in seguito scoprii che era una manager della Regione. Ci vedemmo due o tre volte, poi arrivò l’estate e la vita di Gianpaolo prese una svolta diversa».
Terry non nega di essere stata amica di Tarantini e di sua moglie «e per questo adesso mi addolora scoprire che lui mi ha svenduto come una escort per cercare di salvarsi». Per questo il suo avvocato Sabino Strambelli sta valutando la possibilità di presentare una richiesta per risarcimento danni «perché in questo modo lui ha infangato la sua dignità, così come del resto sta facendo con tutte le persone che ha incontrato e utilizzato per i propri fini. Io sto pagando perché mi sono assunta le mie responsabilità – chiarisce Terry – e al magistrato ho raccontato tutta la verità, mentre altre continuano a negare».
F. Sar.
DAL NOSTRO INVIATO
BARI – Non è vero che a Massimo D’Alema piace il pesce crudo. Lui lo ama al forno o al vapore. Assieme a Fave e cicoria o le orecchiette. E’ venuto una decina di volte qui. Come tanti. A pranzo c’è appena stato Vendola che ha mangiato una rana pescatrice. Domani ci sarà Fitto. Io non sono né di destra né di sinistra. Sono del partito della gastronomia ». Franco Vincenti, sfugge pochi istanti al controllo occhiuto della moglie, per rettificare il dettaglio per lui più importante di quella cena del 28 marzo 2008 nel suo ristorante La Pignata. Quella che il fornitore di protesi, droga ed escort, Gianpi Tarantini, pagò per la campagna elettorale di Massimo D’Alema. Chi c’era racconta di una tavolata di 80 persone al centro della quale si accomodò D’Alema, intorno alle 11 e mezzo di sera, mangiò, parlò ai commensali che lo avevano aspettato per un’ora e mezzo e poi se ne andò. Il signor Vincenti, ristoratore dal 1945, la ricorda così: «C’era una gran confusione, arrivarono scaglionati, chi si alzava, chi si sedeva. C’era Tarantini, che era venuto già altre volte con una signora e non ha mai più organizzato cene elettorali. E vennero Emiliano e D’Alema, ma non mi ricordo chi prima e chi dopo. Mangiarono. Ma avevo da fare. E dico queste cose solo perché le hanno già dette loro: da qui non è mai uscito un pettegolezzo». La moglie si scalda. Troppe chiacchiere. Teme guai. «Eh! Mo’. C’ho 83 anni, mica mi possono arrestare», scherza il virtuoso delle delizie pugliesi.
Ma ha ragione la signora Antonietta. Questa cena ormai scotta. E lei non vuole entrare al centro del gossip. Non è nella tradizione del locale. Anche se da fuori sembra più un club privé. Con portoncino e tendolino rosso. All’interno, oltre il separé vetrato, capisci subito, dal trionfo di croccantini in bella mostra, che è tutt’altra cosa. «Sì magari qualche bella signorina viene, è venuta pure Patrizia D’Addario», ammette Vincenti. Ma non è un posto da escort. I politici sì. Si trovano a loro agio da sempre. «Ne ho avuti tanti. Presidenti del consiglio, ministri, sindaci. Aldo Moro, quando eravamo nell’altro locale vicino al mare, si metteva in una saletta in fondo, con i suoi collaboratori, e concludeva sempre il pasto con un dito di whisky. Ma sono venuti di destra e di sinistra. Da Berlinguer ad Almirante. Pinuccio Tatarella era simpaticissimo e molto disordinato nel cibo. Gli piaceva tutto. Era una soddisfazione vederlo mangiare». Ma anche presidenti della Repubblica: «E’ venuto Ciampi. E il presidente Giorgio Napolitano. Lo conosco da molti anni. Il fratello, architetto, mi ha arredato il locale».
Molti clienti, affezionati, hanno lasciato un ricordo sul tovagliolo che il virtuoso delle cime di rapa ha ora appeso alle pareti. «E’ la mia pinaco-tovaglioloteca » dice orgoglioso. Mostrando una colomba disegnata da Guttuso. «Lui veniva qui con la moglie e con il presidente Sandro Pertini che si prendeva una zuppa di fagioli, scampi alla griglia, birra e una grappa. Non beveva mai vino ». Di Pertini Vincenti conserva un autografo sotto il disegno di Guttuso, con su scritto: «Bravissimo amico e compagno mio». In un quadretto accanto la firma del presidente su una ricevuta fiscale, la prima che dovette emettere: «Pertini mi disse stai attento non la mandare a Reviglio, che era l’allora ministro delle Finanze ». «Di ministri ne son venuti tanti. E di politici. L’altro giorno c’era Cicchitto. Fitto viene qua sin da quando era bambino. Com’era da piccolo? Un bambino molto educato. Veniva con la mamma e stava seduto composto e buono. L’ho visto crescere. Come molti politici di qua. Tutti sono venuti. Tutti». Mohamed il fido metre annuisce. In sala si parlano cinque lingue diverse. Lui è giordano.
Sono venuti proprio tutti, anche Silvio Berlusconi? «No. Tutti meno lui. Che vuoi fare? Quello arriva con l’aereo, se ne riparte, non mangia nemmeno. Forse farebbe meglio a mangiare».
V. Pic.