Alberto Crespi, l’Unità 7/9/2009, 7 settembre 2009
I MOSTRI DELLA LINGUA
Abbiamo colmato una lacuna. Abbiamo visto I sogni muoiono all’alba, unico film diretto da Indro Montanelli (con la collaborazione di Enrico Gras e Mario Craveri). un film del 1961, presentato nella retrospettiva «Questi fantasmi 2». In questa Mostra che per ora è una galleria di ritratti di comunisti (o di gente «di sinistra», come i compañeros sudamericani raccontati da Oliver Stone) era giusto omaggiarlo. Montanelli incrociò due volte il cinema. Rossellini trasse Il generale Della Rovere da un suo racconto, e vinse il Leone d’oro nel ”59. Due anni dopo, lui stesso portò sullo schermo il proprio testo teatrale ambientato a Budapest nel ”56. Come ha detto Goffredo Fofi presentandolo, è più un film sui giornalisti italiani che sull’Ungheria. L’impianto è teatrale, le battute sono iper-scritte. Il film è veramente brutto. Oh, l’abbiamo detto! Montanelli difendeva il suo film e non amava quello di Rossellini. Possiamo dire che di cinema non capiva nulla. Nel film però colpisce il sostanziale rispetto con il quale Montanelli descrive i personaggi dei giornalisti comunisti. In quell’epoca, e in quel contesto, ci voleva coraggio. Così come ha avuto coraggio Fofi nel dire che, pur considerandolo un grande giornalista, hasempre detestato Montanelli. Ci sono intellettuali che rimangono coerenti mentre tutt’intorno a loro ilmondosimuovein maniera inconsulta. Per questo Montanelli è diventato un’icona della sinistra: perché intorno a lui cresceva una destra impresentabile. Lui, però, una certa sinistra poteva rispettarla già nel ”61. Questa Mostra è involontariamente nostalgica. Fa rimpiangere gli uomini (e i partiti) di una volta, basta vedere i comunisti di Baarìa.Maè colpa del presente, più che merito del passato.