Dacia Maraini, Corriere della sera 7/9/2009, 7 settembre 2009
LA MEMORIA E IL FILM DI TORNATORE
Che tristezza quella Bagheria costruita lontano dalla Sicilia
Bagheria è una strana città, piena di contraddizioni. Ha dato la nascita a magnifici artisti come il pittore Renato Guttuso, il fotografo Ferdinando Scianna, il regista Peppuccio Tornatore, il poeta Ignazio Buttitta, lo studioso Nino Morreale, il giornalista Vincenzo Drago e nello stesso tempo continua a essere ad alto rischio mafia. Due volte commissariata per infiltrazioni mafiose, non accenna a normalizzarsi.
Sarà per questo che Tornatore non ha voluto girare il suo film nella sua città di nascita? O sarà perché Bagheria è talmente cambiata che non è possibile ritrovare un suo passato architettonico e ambientale credibile per raccontare la memoria? O sarà perché, come è successo a Faenza, quando è andato per girare Marianna Ucria che si svolge proprio lì, ha trovato subito chi l’ha avvertito: «Lei qui è liberissimo, fa quello che vuole, caro regista, ma sia chiaro che le maestranze le scegliamo noi, le comparse le mettiamo noi e tutto quello che gira sarà sotto la nostra stretta sorveglianza. Naturalmente solo per la sua sicurezza e per il bene del film».
Certo è un peccato che Bagheria non sia in grado di mostrare una parte di sé che appartiene alla memoria tenerissima di tanti siciliani o mezzi siciliani come me, innamorati della propria terra. Se dovessi girare un film sui miei ricordi di adolescenza, credo che anch’io sarei imbarazzata. Come potrei descrivere la discesa in bicicletta da Bagheria al mare di Aspra, fra gli alberi in fiore, su una strada di terra che adesso è una brutale striscia di cemento assolata e priva di ombra?
Come potrei descrivere la calata a mare fra le rocce pulite, gli oleandri e le agavi, quando la stessa vista dell’acqua oggi è chiusa da un muro di villette che impediscono l’accesso alla costa?
Anche volendo, è difficile scovare un pezzo della Bagheria che era. La bellissima cittadina dalle tante ville settecentesche oggi ridotte a monconi, private dei loro giardini, in mezzo a palazzi di cemento altissimi costruiti senza nessun criterio di urbanistica, al di fuori di ogni regola della convivenza civile è irriconoscibile per chi l’ha conosciuta in tempi di integrità. Ogni volta che ci torno è un dolore. Trovo la città peggiorata, imbruttita, sempre piu nemica di se stessa e delle proprie armonie.
Eppure, come ho detto, e come racconta Tornatore, Bagheria ha una storia di grande civiltà: uomini colti, impegnati, onesti e generosi hanno combattuto contro la piaga della criminalità e spesso sono morti per questo. Ma nel nostro paese gli idealisti sono visti con sospetto.
E la Sicilia non fa eccezione. Quando qualcuno si oppone alla prepotenza, quando chiede solidarietà, comprensione si tirano fuori parole sprezzanti come «buonista» o «moralista». Tornatore racconta di un padre generoso che era comunista. E noi sappiamo bene che il comunismo in Italia è stato un grande movimento di civiltà. Un comunismo che non si è sporcato le mani, che ha combattuto con i contadini, per la riforma agraria, e ha avuto tanti morti, fra sindacalisti e uomini di legge. Quel comunismo oggi è morto e sepolto. Ma non riconoscere l’importanza delle lotte comuniste (e cattoliche e socialiste) dei tempi di Portella della Ginestra vuol dire essere in mala fede.
un gran dolore dovere constatare che fra questi uomini coraggiosi e le coppole storte e chi li protegge, i cittadini scelgono in maggioranza questi ultimi.
Naturalmente sappiamo che si tratta di una lunga storia che comincia nel dopoguerra con gli Americani che si appoggiano al mafioso Lucky Luciano per «mettere ordine in Sicilia» e «tenere lontani i comunisti», dando così una legittimità alla criminalità organizzata.
Grande errore storico che stiamo pagando ancora.
amaro sapere che un regista universalmente riconosciuto come Peppuccio Tornatore, abbia scelto di andarsene in Tunisia per ricostruire una Bagheria credibile, che abbia qualche lontana somiglianza con la memoria del passato. Una sfida che sarebbe stato bello giocarsi in Sicilia.
Non parlo solo della Sicilia del 700, ma della Sicilia del dopoguerra, povera sì, ma integra. I guai sono cominciati con gli anni 50. Con Ciancimino sindaco di Palermo, che ha dato l’esempio dello sconcio, concedendo in pochi anni 5.000 permessi edilizi (e tutti a non piu di sei persone) che hanno deturpato per sempre la città .
Tornatore è andato in Tunisia per ricordare e fare ricordare. Ci auguriamo che in futuro, per parlare dell’Italia della bellezza e dell’integrità, non dobbiamo tutti scappare in Nordafrica.