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 2009  settembre 07 Lunedì calendario

L’ASCESA DEL NUOVO TIMONIERE E I «CINQUE DOVERI» DEI CITTADINI


Il vicepresidente Xi Jinping ha diffuso le sue tesi politiche

PECHINO – Il 18˚ congres­so del Partito comunista non è proprio imminente: arriverà nel 2012. Tuttavia, sarà che i ri­ti del potere in Cina esigono tempi lunghi, sarà che l’aria di Pechino è densa degli umori pa­triottici che precedono le cele­brazioni kolossal del 1˚ ottobre (sessant’anni di Repubblica po­polare), ma il leader di domani ha cominciato a consolidare la sua strada verso il vertice. L’uo­mo si chiama Xi Jinping. Oggi è vicepresidente, e salvo imprevi­sti succederà a Hu Jintao nelle cariche di segretario del Pcc e di capo dello Stato (e magari già da subito anche di numero uno della Commissione milita­re). Così, come a sanzionare la propria autorevolezza, Xi ha dif­fuso il suo decalogo politico, sul modello dei leader che lo hanno preceduto.

Xi Jinping ha scelto come pal­coscenico l’apertura del corso autunnale della Scuola centrale del Partito, il cuore ideologico della Cina. E lì, davanti alla cre­ma della pedagogia comunista e ai funzionari allievi, ha scandi­to i suoi «Cinque ’Must’», i «Cinque ’Si Deve’». Dunque, sintetizzando: «Si deve integra­re i principi del marxismo con le caratteristiche concrete della Cina e della nostra epoca», nel nome del «socialismo con carat­teristiche cinesi»; si deve raffor­zare il Partito perché «sia al ser­vizio dello sviluppo economico e sociale, per sempre»; si deve «consolidare il Partito e gover­nare per il popolo», mantenen­do «per sempre il legame di san­gue e carne fra il Partito e il po­polo »; «si deve perfezionare il meccanismo di democrazia e concentrazione» e «sviluppare la democrazia interna del Parti­to »; «con la forza motrice di ri­forme e innovazioni», si deve promuovere lo sviluppo «del pensiero, dell’organizzazione, della morale, del sistema, della lotta alla corruzione». Nulla di assolutamente inno­vativo, nei contenuti. Conta di più che il «pentalogo» sia stato pubblicato dal Quotidiano del popolo e che lo abbia diffuso Ur­bi et orbi il notiziario delle 19 della Cctv , ovvero le manifesta­zioni più alte dell’ufficialità. An­che se c’è tempo perché Xi pos­sa riformulare la sua dottrina in modi diversi, i suoi «Cinque ’Si Deve’» sembrano rifarsi a precedenti illustri. I leader cine­si hanno sempre subito il fasci­no della numerologia, dalle «tre discipline e otto attenzio­ni » di Mao Zedong alle «quat­tro modernizzazioni» di Deng Xiaoping. E i «Cinque ’Si De­ve’ » hanno il passo severo di chi punta alla consacrazione. La Costituzione cinese, nella sua ultima versione, incorpora nell’ordine il marxismo-lenini­smo, il «pensiero di Mao», la «teoria di Deng» e il «pensiero importante delle Tre Rappresen­tanze » (senza citarne l’autore, l’ex segretario del Pcc, Jiang Ze­min). Ci sarà spazio, in futuro, anche per la «società armonio­sa » e lo «sviluppo scientifico» di Hu Jintao, mentre non han­no lasciato alcuna traccia i «Due Qualsiasi» («rispettare e affermare qualsiasi affermazio­ne e qualsiasi decisione di Mao») fatti propri dal successo­re del Timoniere, Hua Guofeng, cancellato per sempre dall’asce­sa di Deng.

Il background di Xi contem­pla studi di marxismo, ingegne­ria chimica e legge, e una lunga carriera politica nel Fujian, per 18 anni. Figlio di un eroe della Rivoluzione messo da parte dal­le Guardie Rosse e poi riabilita­to, trascorse 8 anni in campa­gna. « un Mandela cinese», ha detto di lui il padre-padrone di Singapore, Lee Kuan Yew. I ci­nesi lo conoscono ancora relati­vamente poco, ha una moglie celebre – Peng Liyuan, cantan­te dell’Esercito – che ne ha ma­gnificato le doti umane. Di una sua tirata, pronunciata davanti a connazionali in Messico, con­tro gli occidentali che «con la pancia piena» sparlano invidio­si della Cina, nella «madrepa­tria » ufficialmente non è stata data notizia. L’episodio, però, ha rivelato il piglio sanguigno di Xi, che non a caso Time ha inserito nella lista delle cento persone da tener d’occhio per l’anno 2009. Avere un profilo personale e autorevole è impor­tante. Anzi: si deve.