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 2009  settembre 07 Lunedì calendario

A SCUOLA DI MEMORIA, PER VOCE ARANCIO


«Io ho un’ottima memoria per dimenticare le cose» (Alan Brek nel romanzo di Robert Stevenson Kidnapped).

La memoria è la capacità del cervello di conservare informazioni. Ne esistono di tre tipi:
1) sensoriale. la memorizzazione di informazioni uditive, visive, tattili, ecc. per la durata di qualche secondo.
2) a breve termine. quella parte di memoria capace di conservare una piccola quantità di informazioni (tra i 5 e i 9 elementi) che dura 20 secondi circa. Serve per ricordare qualcosa utile a una singola azione.
3) a lungo termine. Immagazzina informazioni con una durata variabile da qualche minuto a decenni. generalmente divisa in due categorie: la memoria dichiarativa e la memoria procedurale. La prima riguarda tutte le conoscenze esplicite (esprimibili a parole) che si hanno sul mondo (dalla collocazione del barattolo del caffè a come si chiama la capitale dell’India), mentre la memoria procedurale non è verbalizzabile e riguarda il fare qualcosa, come l’andare in bicicletta o il disegnare.

Alcune delle informazioni contenute nella memoria sensoriale, possono passare nella memoria a breve termine, che può conservarle fino a pochi minuti, e poi ancora nella memoria a lungo termine, che le tiene per giorni o tutta la vita. Esempio: ascoltando un numero a caso di sette cifre in una lingua completamente incomprensibile, si è in grado di ripeterlo solo immediatamente dopo averlo ascoltato (memoria sensoriale). Se, invece, il numero è pronunciato in una lingua conosciuta, i suoni vengono codificati in simboli che è possibile ricordare per alcune decine di secondi (memoria a breve termine). Finché, ripetuto tante volte, si arriva a ricordare perfettamente il numero ogni qual volta lo si desidera (memoria a lungo termine).

Sergej Seresevskij era un giornalista russo. Poteva ripetere, anche a distanza di anni, testi complessi, poesie in lingue straniere, lunghe formule scientifiche, elenchi di sillabe senza senso. Incuriosito dalle sue capacità, il direttore del giornale per il quale lavorava lo inviò dal famoso psicologo Aleksandr Romanovič Lurija. Sottoposto a numerosi test si scoprì che possedeva una straordinaria memoria sensoriale: aveva una grande capacità di associare cose, persone o situazioni a colori, odori, suoni, sensazioni tattili. Quando gli venne presentato un suono di 2.000 Hertz disse: «Assomiglia un po’ a fuochi d’artificio colorati di una tonalità rosso-rosa. La striscia di colore dà una sensazione ruvida e spiacevole, ha un gusto cattivo, quasi come quella di una salamoia… Urtandola ci si potrebbe fare male alla mano» (usava la sinestesia).

Napoleone dettava cinque lettere simultaneamente senza perdere il filo con nessun segretario.

Wolfgang Amadeus Mozart, dopo aver ascoltato a 14 anni i quindici minuti del Miserere di Allegri a una messa nella Cappella Sistina, fu capace di tornare a casa e trascriverlo interamente a memoria.

Brad Williams, giornalista di una radio a La Crosse (Wisconsin), che ricorda tutto della sua vita, quello che gli è successo e quello che capitava nel mondo mentre gli succedeva. Quelli della Abc News sono andati a intervistarlo. Gli hanno detto «il 18 agosto 1965». Aveva otto anni, allora. Cinque secondi, e ha risposto che era un giovedì, che la sua famiglia si fermò al Red Barn Hamburger, mentre facevano un viaggio nel Michigan. Mangiò un hamburger. «Quella notte dormimmo in un motel di Clare, che sembrava più che altro una capanna». Gli hanno detto: «7 novembre 1991»? Lui gli ha stretto la mano, sempre i soliti cinque secondi. «Vediamo, potrebbe essere quando Magic Johnson ha annunciato di avere l’Hiv. Sì, un martedì. C’era stata una grande nevicata dalle mie parti, la settimana prima. E faceva un gran freddo». Gli hanno fatto una ventina di domande, e non ha mai sbagliato, azzeccando la nascita del primo bimbo in provetta nel 1978, la fuga di gas tossico a Bhopal, in India, nel 1984 e la vittoria di Billie Jean King contro Bobby Riggs nella partita di tennis della Battaglia dei sessi del 1973. «Io sono sempre stato così».

Una donna americana di 40 anni, tale A. J., ricorda anche lei tutto quello che le è successo. Ai medici che la ascoltavano rapiti, lei disse che «molti chiamano questo un dono. Per me, è un peso. La mia vita scorre nella mia testa tutti i giorni, e questo mi fa diventare pazza».

Il giovane Funes, protagonista di un racconto di Jorge Luis Borges, che sapeva per esempio «le forme delle nuvole australi all’alba del 30 aprile 1882 e poteva paragonarle nel ricordo con le venature di un libro rilegato in pelle che aveva visto una sola volta in passato». Un cervello affollato da una tale quantità di visioni e dettagli da impedirgli di prendere sonno: chiudeva gli occhi e davanti allo sguardo della mente gli apparivano tutte le crepe e le muffe degli edifici che lo circondavano.

Il professor Piergiorgio Strata, tra i massimi esperti italiani nel campo dice che «la memoria di un uomo non ha limiti, non si satura, ma ha i suoi tempi: i ricordi devono poter mettere radici». Nel quotidiano, professore, che cosa possiamo fare per migliorarla? «Sono molto scettico sull’efficacia di medicinali e pillole pubblicizzate sempre più di frequente: non possiamo potenziare la nostra memoria, possiamo solo aumentare il nostro stato di concentrazione, magari con una tazzina di caffè. A tal proposito vorrei sfatare una vecchia favola». Cioè? «Evitiamo di costringere i nostri figli a rimpinzarsi di pesce perché contiene fosforo: non c’è nessuna evidenza scientifica che questo minerale aumenti le nostre facoltà mnemoniche». Possibile che non esistano procedure per aumentare la memoria? «Esistono solo mnemotecniche, trucchetti basati sull’associazione di immagini che aiutano a ricordare lunghe sequenze di cose o nomi. Venivano già usati dagli oratori dell’età classica, ma non servono a rendere più potente la nostra memoria, così come imparare a menadito le poesie non incrementa le nostre facoltà».

In Grecia, intorno al VI secolo a.C., il poeta Simonide di Ceo, sfuggito miracolosamente al crollo di una sala in cui si trovava a banchettare con molti altri invitati, seppe identificare tutti i corpi dei commensali, resi irriconoscibili dalle ferite. Simonide spiegò che ci era riuscito semplicemente chiudendo gli occhi e ritrovando, nel ricordo, ciascuna delle vittime seduta esattamente là dov’era morta. Per questo, quattro secoli dopo, Marco Tullio Cicerone gli attribuì la mnemotecnica.

Mnemotecnica (da Mnemosine, dea greca della memoria, madre delle Muse): tecnica per memorizzare rapidamente.

Mnemonista: memorizzatore di professione. Uno dei più celebri fu Pico della Mirandola che imparò a memoria la Divina Commedia al contrario. Partiva dall’ultimo verso.

Prima della diffusione della scrittura, poiché la conoscenza e la tradizione culturale venivano tramandati oralmente, le tecniche di memorizzazione furono fondamentali. Per secoli, in tutto il mondo occidentale greco-romano e poi cristiano fino al Rinascimento, si sono insegnate tecniche per ricordare sequenze, discorsi, nozioni o elenchi.

Caratteristica essenziale: un uso di luoghi che tenga conto di un certo ordine. Si tratta di imparare a sistemare i ricordi in contenitori appositamente preparati, così come si sistemano gli indumenti negli armadi o i fascicoli negli schedari.

Fu Cicerone a perfezionare il metodo dei loci (luoghi): «Le impressioni trasmesse dai nostri sensi rimangono scolpite nelle nostre menti, e di tutti i sensi il più acuto è quello della vista. Per cui la memoria conserva molto più facilmente il possesso di quanto si ascolta o si pensa quando le loro sensazioni entrano nel cervello con l’aiuto della vista. In questo modo la rappresentazione con immagini e simboli concretizza le cose astratte ed invisibili con tanta efficacia, che riusciamo quasi a vedere realmente mediante immagini concrete quel che non siano capaci di percepire col pensiero» (M. T. Cicerone, De Oratore).

La riscoperta di questa scienza è piuttosto recente: nel 1952 in una conferenza dell’Istituto Warburg fu esposto il sistema di memoria escogitato da Giordano Bruno nel De umbris idearum (1582) e più tardi furono scoperti strumenti mnemotecnici come il Teatro di memoria di Furio Camillo (un gigantesco anfiteatro nel quale è ricapitolata la mitologia, le sette colonne della casa della sapienza di Salomone, lo zodiaco e le nozioni di magia e medicina) e rivalutato, appunto, il De oratore di Cicerone.

Giardano Bruno, a Roma al cospetto di papa Pio V, recitò a memoria, in ebraico, il salmo Fundamenta dalla prima all’ultima parola e poi, di nuovo, dall’ultima parola alla prima.

Regole generali di un metodo mnemonico classico:
1. Scegliere un ambiente noto, conosciuto a fondo, possibilmente al chiuso.
2. Percorrerlo più volte procedendo dall’ingresso fino all’ultimo locale e viceversa, abituandosi a riconoscere il percorso da ogni singolo punto della costruzione.
3. Suddividere ciò che si deve ricordare in alcune sequenze significative, legate tra di loro da elementi simbolici.

Esercitarsi. Prendere un foglio di carta e una penna, e scrivere i primi dieci luoghi della casa, includendo mobili con cassetti, i quadri più amati, i libri più cari. Farsi dettare dieci cose. Meglio cominciare con oggetti, ma possono andare bene anche concetti, idiozie, animali, squadre di calcio. Man mano che l’elenco procede, si sistema, socchiudendo gli occhi e vedendo i luoghi preparati, ognuno di questi oggetti. Vanno usate associazioni, emozioni, giochi di parole: ma fondamentalmente bisogna mettere le cose nei posti. Con un po’ di allenamento, quando saranno riaperti i cassetti, nella sequenza data o a casaccio, se ne ritroverà sempre il contenuto.

Esempio di come memorizzare un discorso:
a) Porta di casa
Elemento di memorizzazione: un amico tutto contento che entra in casa, quindi diventa accigliato.
Introduzione, 1: «Cari amici, è con grande piacere che mi trovo tra voi questa sera, dopo i momenti difficili che abbiamo dovuto passare».
b) Vestibolo
Elemento di memorizzazione: cinque caschi da operaio appesi all’attaccapanni.
Introduzione, 2: «Certo non siamo numerosi, ma i nostri colleghi stanno lavorando sodo per risolvere un problema serio sulla piattaforma cinque».
c) Ingresso sala
Elemento di memorizzazione: modellini di due impianti di trivellazione di tipo diverso sul mobile a sinistra. Sono ricchi di dettagli tecnici, visualizzati con attenzione già in precedenza.
Testo: «Come sapete, la concorrenza ha messo a punto un nuovo tipo di impianto di trivellazione che ha vantaggi innegabili sul nostro: questo (e via con la descrizione delle caratteristiche, che saranno ricordate attraverso la visualizzazione del modellino dal basso verso l’alto o viceversa), quello (descritto sempre con lo stesso percorso di osservazione del primo)».

Oggi esiste un solido mercato della memoria. Come per altri tipi di apprendimento rapido, ci sono decine di istituti privati di addestramento comportamentale e di altro genere che offrono l’accesso a mnemotecniche. Le società sono tante, i programmi di studio simili, la formula sempre la stessa: due giorni di full immersion nella sala congressi di un hotel per una somma che può superare i 900 euro.

Ad esempio Gianni Golfera, 32 anni, l’uomo con più memoria al mondo («così dicono») che afferma di ricordare parola per parola 261 trattati di filosofia, un migliaio di poesie e oltre diecimila cifre consecutive. Si è inventato il Metodo Golfera, una strategia di memorizzazione con la quale ha fatto una discreta fortuna: libri, manuali, corsi per aziende studenti lavoratori bambini ecc. (qui le 101 Strategie per migliorare la memoria). «Ho cominciato a preoccuparmi per la mia deplorevole memoria all’età di 12 anni e da autodidatta ho studiato dei sistemi antichi per memorizzare. Ho mantenuto i principi dell’ars classica per quanto riguarda l’uso delle immagini, l’ordine dei loci, il principio dell’associazione e quello del coinvolgimento emotivo all’atto della memorizzazione. In più ho introdotto l’alfabeto fonetico per la correlazione di lettere e numeri. Due giorni intensivi di corso (18 ore per un costo di 990 euro, 55 euro all’ora – ndr) sono sufficienti ad apprendere i miei principi fondamentali. Ciò che poi fa la differenza è l’applicazione quotidiana di tali principi alle necessità dello studio, del lavoro e della vita quotidiana». Come dire: al corso si compera la bicicletta. Pedalare, poi, è tutta un’altra faccenda.