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 2009  settembre 07 Lunedì calendario

VALE, ASINO CHI VINCE


Sul mare sventola bandiera gialla, sul podio ciondolano due orecchione d’asino, dalla di­sco- pista di Misano il popolo della Riviera grida al mondo: «Ha vinto Valentino!». Fosse solo quello, non ci sarebbe no­tizia. Dopotutto, è la 103ª vol­ta che accade. Il fatto impor­tante è che a Rossi sono basta­ti appena sette giorni per sep­pellire il somaro d’America che aveva riaperto il Mondiale e per rimettere ordine in casa Yamaha: il numero uno rima­ne il Quarantasei, Lorenzo sta dietro e fino al 4 ottobre, quan­do ci si rivedrà all’Estoril, non se ne parla più. Certo, il futu­ro del campione resta vago («Per il 2011 la Yamaha dovrà dirmi che piani ha. Io sono pronto a tutto»), ma il presen­te è Valentino leader con 30 punti sul compagno di squa­dra, quattro gare da correre e il vantaggio di potersi permet­tere due secondi e due terzi posti per portarsi a Tavullia il nono scalpo mondiale.



Sulla pista sotto casa non c’è stata storia. Rossi, quarto in avvio dietro Pedrosa, Elias e Lorenzo, ci ha messo otto gi­ri a prendere il comando per non mollarlo più, sereno e im­placabile con un ritmo spaven­toso. «Al via ho pensato solo a scaldare le gomme. Poi, dopo i sorpassi, ho controllato sen­za problemi. Ho visto che Lo­renzo era secondo, ma c’erano tre o quattro curve dove ero nettamente più forte. Sì, sono stato l’asino volante!». Loren­zo ha pagato un po’ l’effetto tappo di Elias (poi 6˚) e Pedro­sa’ sorpassato solo al 14˚ gi­ro e poi finito terzo davanti a Dovizioso e a un bravissimo Capirossi – ma alla fine è sta­to lui stesso a stoppare ogni dietrologia: «Vale è stato mol­to bravo tutto il weekend, ho capito subito che sarebbe sta­to impossibile vincere. Meglio difendere il secondo posto». la mossa furba che Rossi non ha saputo fare a Indy («Loren­zo è stato più intelligente di me in America»), ma quella or­mai è acqua passata. Qui il Dottore è stato perfetto da quando ha messo piede nel paddock giovedì, concentrato e cattivo come nei giorni mi­gliori. «Ho sentito la pressio­ne di Misano più degli anni scorsi». Per questo è «una vit­toria più importante del soli­to. Abbiamo lavorato benissi­mo, siamo sempre stati davan­ti in tutti i turni e ho vinto. Un grande weekend: manca solo che stasera vado a casa e trovo quattro ragazze nel letto...».



Da uomo abitudinario e pre­cisino, Rossi è strafelice di aver ricostruito l’unico habi­tat che conosce: lui primo e il rivale dietro gli scarichi. Così, fra sorrisi e baci a squadra, amici, fratellino Luca e l’habi­tué Materazzi, prima abbrac­cia Lorenzo, poi dal podio invi­ta la gente a non fischiarlo. Qualcuno non lo ascolta, ma il bel gesto resta: «I fischi non mi piacciono. In Spagna sono più signori e sportivi: mi ap­plaudono sempre». Un nuovo segnale che il fastidio di que­sti tempi non è tanto verso Jor­ge («C’è un buon rapporto, an­che se naturalmente siamo i peggiori nemici l’uno per l’al­tro. Avere come primo rivale il compagno di squadra è la prova più dura»), quanto ver­so la Yamaha: «Quando si han­no due piloti così forti, è sicuramente più difficile per tutti. Ma questo è un segnale forte: quando siamo concentrati io e la mia squadra possiamo fare grandi cose». Il concetto, così ben esemplificato nella lezio­ne di motociclismo di una cal­da domenica di settembre, ap­pare talmente ovvio che persi­no Lorenzo approva la politica rossiana: «La sua reazione al mio rinnovo è stata naturale: a nessuno piace condividere il box con un altro pilota forte. Ma secondo me Vale non si de­ve preoccupare...». Valentino si toccherà, però sembra pro­prio così. Almeno finché cor­re così.