Alessandro Pasini, Corriere della Sera, 07/09/09, 7 settembre 2009
VALE, ASINO CHI VINCE
Sul mare sventola bandiera gialla, sul podio ciondolano due orecchione d’asino, dalla disco- pista di Misano il popolo della Riviera grida al mondo: «Ha vinto Valentino!». Fosse solo quello, non ci sarebbe notizia. Dopotutto, è la 103ª volta che accade. Il fatto importante è che a Rossi sono bastati appena sette giorni per seppellire il somaro d’America che aveva riaperto il Mondiale e per rimettere ordine in casa Yamaha: il numero uno rimane il Quarantasei, Lorenzo sta dietro e fino al 4 ottobre, quando ci si rivedrà all’Estoril, non se ne parla più. Certo, il futuro del campione resta vago («Per il 2011 la Yamaha dovrà dirmi che piani ha. Io sono pronto a tutto»), ma il presente è Valentino leader con 30 punti sul compagno di squadra, quattro gare da correre e il vantaggio di potersi permettere due secondi e due terzi posti per portarsi a Tavullia il nono scalpo mondiale.


Sulla pista sotto casa non c’è stata storia. Rossi, quarto in avvio dietro Pedrosa, Elias e Lorenzo, ci ha messo otto giri a prendere il comando per non mollarlo più, sereno e implacabile con un ritmo spaventoso. «Al via ho pensato solo a scaldare le gomme. Poi, dopo i sorpassi, ho controllato senza problemi. Ho visto che Lorenzo era secondo, ma c’erano tre o quattro curve dove ero nettamente più forte. Sì, sono stato l’asino volante!». Lorenzo ha pagato un po’ l’effetto tappo di Elias (poi 6˚) e Pedrosa’ sorpassato solo al 14˚ giro e poi finito terzo davanti a Dovizioso e a un bravissimo Capirossi – ma alla fine è stato lui stesso a stoppare ogni dietrologia: «Vale è stato molto bravo tutto il weekend, ho capito subito che sarebbe stato impossibile vincere. Meglio difendere il secondo posto». la mossa furba che Rossi non ha saputo fare a Indy («Lorenzo è stato più intelligente di me in America»), ma quella ormai è acqua passata. Qui il Dottore è stato perfetto da quando ha messo piede nel paddock giovedì, concentrato e cattivo come nei giorni migliori. «Ho sentito la pressione di Misano più degli anni scorsi». Per questo è «una vittoria più importante del solito. Abbiamo lavorato benissimo, siamo sempre stati davanti in tutti i turni e ho vinto. Un grande weekend: manca solo che stasera vado a casa e trovo quattro ragazze nel letto...».


Da uomo abitudinario e precisino, Rossi è strafelice di aver ricostruito l’unico habitat che conosce: lui primo e il rivale dietro gli scarichi. Così, fra sorrisi e baci a squadra, amici, fratellino Luca e l’habitué Materazzi, prima abbraccia Lorenzo, poi dal podio invita la gente a non fischiarlo. Qualcuno non lo ascolta, ma il bel gesto resta: «I fischi non mi piacciono. In Spagna sono più signori e sportivi: mi applaudono sempre». Un nuovo segnale che il fastidio di questi tempi non è tanto verso Jorge («C’è un buon rapporto, anche se naturalmente siamo i peggiori nemici l’uno per l’altro. Avere come primo rivale il compagno di squadra è la prova più dura»), quanto verso la Yamaha: «Quando si hanno due piloti così forti, è sicuramente più difficile per tutti. Ma questo è un segnale forte: quando siamo concentrati io e la mia squadra possiamo fare grandi cose». Il concetto, così ben esemplificato nella lezione di motociclismo di una calda domenica di settembre, appare talmente ovvio che persino Lorenzo approva la politica rossiana: «La sua reazione al mio rinnovo è stata naturale: a nessuno piace condividere il box con un altro pilota forte. Ma secondo me Vale non si deve preoccupare...». Valentino si toccherà, però sembra proprio così. Almeno finché corre così.