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 2009  giugno 25 Giovedì calendario

CHE DEMOCRATICO FERRERO (PRC): «NON HO EURO, AUTOLICENZIATEVI»


Cari compagni, la situazione è evitabile. Propongo tuttavia, democraticamente, di scegliere tutti insieme la corda con cui sarete impiccati. Ogni suggerimento sarà benemerito». Con un po’ di malizia, ma proprio solo un pizzico, si potrebbe leggere così il discorso che, alcuni giorni fa, il segretario del Prc Paolo Ferrero aveva fatto ai dipendenti del partito, appositamente convocati. Alla lettera, infatti, quel discorso suonava più o meno così: «Lo stato dei conti è drammatico. Nei prossimi tre annni gli esborsi previsti sono nell’ordine di 33 milioni di euro, senza contare i costi di Liberazione. Gli introiti, nello stesso triennio, non saranno superiori, salvo nuove e impreviste entrate, agli 8 milioni di euro. Dunque è necessario intervenire in maniera draconiana, su tutte le spese, incluso il costo del lavoro. Bisogna dimezzarlo, ma su quali criteri sceglieremo chi deve essere licenziato e chi no? Non lo so. Se voi avanzate delle proposte saranno certamente bene accette e attentamente vagliate ». Ammettiamolo, l’idea di una direzione che chiede ai propri dipendenti di proporre in libera letizia i criteri sulla base dei quali licenziare circa la metà della forza lavoro è una novità assoluta, sia sul fronte delle relazioni sindacali che su quello dei rapporti politici in un partito di sinistra. Una rifondazione, si potrebbe dire. Nemmeno si può affermare che, volendo, i succitati dipendenti avrebbero potuto esimersi dal portare il loro contributo alla selezione del cappio. Infatti, nel prosieguo del discorso, i vertici politico-economici del partito avevano chiaramente spiegato che, in mancanza di criteri ben definiti, si sarebbe potuto procedere prima di tutto al benservito nei confronti di tutti i dipendenti a termine, o precari che dir si voglia. E la mattanza dei precari, anche fatte salve le considerazioni di altra natura, non sarebbe oltretutto stata sufficiente. I lavoratori a termine sono infatti. 36, mentre quelli a tempo indeterminato si aggirano sulla settantina. Su queste note si era chiuso l’ultimo incontro e la stessa colonna sonora ha fatto da sfondo, ieri, alla riunione della segreteria col bilancio al primo punto dell’odg e poi al nuovo incontro con i dipendenti. La richiesta del compagno segretario, nel frattempo, è stata accolta. I criteri sulla base dei quali ripartire i sommersi dai salvati sono stati messi a punto e consegnati a una lettera, recapitata ieri alla segreteria. . Sono ispirati a notevole ragionevolezza. Si parte dal principio, che dovrebbe essere ovvio per chi della lotta al precariato ha fatto una bandiera, in base al quale sarebbe opportuno evitare distinzioni tra lavoratori a termine e non. Si prosegue con l’indicazione di due punti di quelli dettati dal puro buon senso: chi dispone di altre fonti di profitto, e pertanto è magari già in aspettativa, è senz’altro più impiccabile, pardon licenziabile, di chi si troverebbe senza un euro in tasca. E chi può contare su un impiego sostitutivo, magari insistendo con la Camera perché si decida a dare una mano alle forze politiche maciul1ate dal voto del 2008, è senz’altro in situazione meno disperata di chi, messo fuori dal portone di viale del Policlinico, si troverebbe a spasso senza prospettive, almeno a breve, e senza uno straccio di cassa integrazione a cui puntellarsi. Proprio perché dettati dal puro buon senso, i suggerimenti democraticamente chiesti dal capo e democraticamente consegnatigli ieri saranno probabilmente accolti. E altrettanto dicasi per la richiesta, anch’essa vergata sulla lettera in questione, di fare cassa mettendo sul mercato i beni del partito. La «messa a valore» del patrimonio immobiliare, anzi, figurava già in testa alle misure proposte dall’amministrazione (che però punta sulla messa in affitto più che sulla vendita). Le spine sono però vistose. La messa a valore degli immobili, infatti, è necessaria a prescindere dal taglio del costo del lavoro, e quindi non allevia la situazione.. E le sforbiciate basate solo sui criteri indicati dai dipendenti sarebbero largamente insufficienti (...)