Michele Serra, la Repubblica 25/06/2009, 25 giugno 2009
CORSIVI
Lievita il famoso «dibattito interno» al Pd. Cerco di documentarmi: ieri per esempio ho leggiucchiato un articolo sul «terzo fronte» con la stessa svogliata neghittosità con la quale, da ragazzo, studiavo l´aoristo. Ma faceva caldo, sono uscito a mangiare una granita e un eventuale esame sul «terzo fronte» mi vedrebbe gravemente impreparato. Paventandone un quarto, e non avendo ben chiaro nemmeno quali siano il primo e il secondo fronte, mi ritrovo in preda a una imprevista diffidenza per la democrazia partecipativa, le primarie, le secondarie, i precongressi e i congressi. Sogno un regolamento di conti interno, di palazzo, con congiurati nascosti dietro i drappeggi e duelli all´arma bianca, al termine del quale ci comunichino i nomi dei morti e quelli dei pochi sopravvissuti, con una radicale riduzione del cast. Ho equanime simpatia per tutti o quasi i contendenti, stimo Rosy Bindi, apprezzo Franceschini, sono amico quasi d´infanzia di Veltroni, ammiro D´Alema, ho votato per la Serracchiani, rispetto Bersani, leggo tutte le interviste a Cacciari, mi piace Finocchiaro, non mi sfugge il peso politico di Castagnetti, Fioroni e Parisi, tifo per i quarantenni ma non disdegno i cinquantenni, i trentenni, i sessantenni e i troppo sottovalutati ottantenni. Basta che mi tengano all´oscuro del loro dibattito almeno per i mesi estivi.