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 2009  giugno 25 Giovedì calendario

Il business delle corse di cavalli clandestine da 1 miliardo di euro all’anno, la "tratta dei nuovi schiavi": 500mila cuccioli di cani e gatti strappati alle madri e importati in Italia illegalmente dall’Europa dell’est

Il business delle corse di cavalli clandestine da 1 miliardo di euro all’anno, la "tratta dei nuovi schiavi": 500mila cuccioli di cani e gatti strappati alle madri e importati in Italia illegalmente dall’Europa dell’est. Cinquecento milioni di euro di introiti per l’affare sporco dei canili lager e più della metà dei trasporti di animali vivi destinati alla macellazione che avvengono in modo irregolare. La pesca illegale, con le spadare, le reti d’altura vietate dall’Onu che imperversano nel Mediterraneo, e più del 75% del pescato di provenienza illecita. La gravissima piaga italiana bracconaggio, diffusissimo da nord a sud, che mette in serio pericolo la sopravvivenza della martoriata fauna selvatica. E ancora un preoccupante fenomeno di importazione illegale di flora e fauna esotica che costituisce un business mondiale di 20-25 miliardi di euro l’anno e coinvolge il nostro Paese in modo determinante: basti pensare che solo nel gennaio 2008 il Corpo Forestale ha sequestrato oltre 2 tonnellate tra rocce e coralli vivi importati illegalmente dall’Indonesia, destinati al florido mercato dell’hobby dell’acquariofilia. A dare uno spaccato dei business criminosi che usano gli animali è la Lav, che il 22 giugno ha presentato a Roma il rapporto annuale redatto dell’Osservatorio nazionale sulla zoomafia, giunto alla sua decima edizione. L’Osservatorio organizza investigazioni personali e raffronta dati statistici, collaborando con il Corpo forestale e le forze dell’ordine per inquadrare le dimensioni di un fenomeno tutt’altro che marginale. «Ovunque esista un giro di denaro consistente, la malavita tende a infiltrarsi - spiega Ciro Troiano, responsabile dell’Osservatorio - e gli animali rientrano in tantissime attività produttive umane. Non esiste ambito che sia immune da sfruttamento: abbiamo constatato che anche i combattimenti tra i cani o le scommesse clandestine sui cavalli, che sembravano emergenze superate, mostrano una preoccupante ripresa». Nel 2008, infatti, dopo anni in cui l’inasprimento delle leggi di protezione degli animali d’affezione pareva aver sortito effetti positivi, si sono nuovamente registrate molteplici denunce di combattimenti e alcuni arresti di esponenti della malavita che detenevano e aizzavano pit bull da far lottare. Le province maggiormente interessate sono tradizionalmente quelle di Napoli, Palermo, Caserta, Bari, Foggia e Ragusa, ma non mancano episodi dello stesso tipo anche al nord: nel fiume Olona, vicino Varese, sono stati ritrovati quattro corpi di molossi con evidenti ferite, e combattimenti sono stati segnalati anche all’interno di baracche di San Polo d’Enza, in provincia di Reggio Emilia. L’elemento più rilevante del rapporto è comunque legato al business di scommesse clandestine e doping legate al mondo dell’ippica, con cifre che segnano un raddoppio rispetto al 2007. Molti cavalli da corsa sono stati rapiti, 296 persone sono state denunciate, 147 equini e 23 stalle sequestrati in un anno. In sede investigativa, comunque c’è una novità: per volere della sottosegretaria alla Salute Francesca Martini, è stata istituita la prima struttura veterinaria di zooprofilassi legale, con sede a Grosseto, che formerà un corpo di polizia scientifica con compiti specifici di indagine sulle uccisioni e su tutti i crimini a danno degli animali. Sarà utile nei casi di avvelenamento di fauna selvatica o domestica (contro le polpette killer Martini aveva emesso già a gennaio un’ordinanza ad hoc), di maltrattamento e di doping. A rendere opportuna un’azione specifica, la constatazione di come i maltrattamenti di animali rientrino in un più ampio problema di sicurezza pubblica. Non sono rari i reati commessi con il deterrente di cani appositamente incattiviti, o l’uso di uccelli sacrificati a mo’ di monito (come un airone impiccato davanti alla sede provinciale della polizia di Cassino, come protesta contro la vigilanza antibracconaggio) o le uccisioni di gatti e cani come forma di vendetta. E persistono anche antiche ritualità mafiose, dal significato simbolico, celebrate ancora ai danni della fauna selvatica: grazie a intercettazioni dei Ros si è saputo che tutt’oggi le famiglie della Locride organizzavano pranzi a base di ghiri, protetti, in occasione di incontri pacificatori.