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 2009  giugno 25 Giovedì calendario

SUPER RICCHI, SCOMPARSI DUE SU DIECI


Poveri ricchi, in questi momenti un po’ così devono fare austerity. Fanno meno beneficenza e ripiegano su beni di lusso tangibili e concreti. Meno viaggi favolosi, meno club esclusivi. Roba da Anni 80. Meglio gioielli, superorologi, oggetti d’arte e gli intramontabili yacht. Del resto, senza che sia il caso di chiamare il Wwf, la specie è in difficoltà. Rispetto a quanto era stato registrato nel 2007, il tredicesimo rapporto firmato da Merrill Lynch Global Wealth Management e Capgemini certifica che il club dei ricchi si restringe. Causa crisi, il popolo che può vantarsi di avere un patrimonio personale - casa di residenza esclusa - di almeno un milione di dollari (717 mila euro, al cambio corrente) si è ristretto a 8,6 milioni di persone, il 14,9% in meno di due anni fa. A pagare pegno più degli altri, con un calo del 24,6%, sono i super ricchi, quelli da almeno 30 milioni di dollari. In Italia? Gli stessi super ricchi erano in 207 mila due anni fa, sono diventati meno di 164 mila nel 2008: manca all’appello il 20,8%. In pratica, ne sono scomparsi due su dieci. Così ci si accontenta dell’ottava posizione, dietro la Svizzera.
Meno ricchi e meno ricchezza - si è tornati ai livelli precedenti il 2005 - dunque in questo mondo sferzato dalla recessione. Tutti insieme gli averi di questi fortunati si abbassano a 33 mila miliardi di dollari, in calo del 19,5%. Cambia di poco, invece, la distribuzione geografica di chi se la passa bene: il 54% di loro resta concentrato tra Stati Uniti, Giappone e Germania. L’unica sorpresa è la Cina che con i suoi 364 mila ricconi supera la Gran Bretagna (362 mila) che paga la crisi finanziaria e immobiliare. Guadagna posizioni il Brasile, cala la Russia, crolla Hong Kong e soffre l’India, «segno che chi è cresciuto più velocemente, cade con altrettanta rapidità», spiegano gli esperti. Ovunque pesano fattori simili: la Borsa che ha dimezzato le capitalizzazioni - e dunque i portafogli di chi si era buttato sulle azioni - e l’andamento economico. Che per il nostro Paese si traduce in un calo del Pil reale dell’1%, il crollo del 51% della capitalizzazione di mercato, la discesa del 7,5% dei prezzi delle case. Sull’altro versante, a sostenere la ricchezza italica - spiegano sempre gli esperti - è stato pure il «pacchetto di stimolo del valore stimato di poco meno di un miliardo di dollari», che include le azioni decise dal governo inclusa la social card per le famiglie in difficoltà.
Il soccorso ai poveri aiuta i ricchi? Secondo gli esperti sì, perché tutto alla fine incide sul Pil. E poi è servita la garanzia statale sui conti correnti che ha evitato il panico in banca. Ma i ricchi cambiano anche le propensioni all’investimento: meno azioni, più obbligazioni e liquidità (+6% per arrivare al 50% dei portafogli). Meno hedge fund (-7%), più prodotti a capitale garantito, più materie prime (+3%) - oro soprattutto, «in forma di lingotti, monete ed Etf» - e più case (+4%): inutile venderle a questi prezzi, meglio comprare e fare affari. E scatta pure il «meccanismo psicologico» di investire i capitali in patria, in attesa del prossimo scudo fiscale, che da noi renderà la cosa ancora più agevole. Nel frattempo dai ricercatori arriva ottimismo. Dopo i primi segnali di ripresa, prevedono un recupero medio annuo dell’8,1% della ricchezza di qui al 2013. Ma per allora l’Asia è pronta a sorpassare gli Usa.