Alberto Flores D’Arcais, la Repubblica 25/06/2009, 25 giugno 2009
USA, COPERTURA SANITARIA PER TUTTI PER OBAMA LA SFIDA PIU’ DIFFICILE
Entro l´anno la riforma. Ma al Congresso è scontro
NEW YORK - La riforma sanitaria si farà «assolutamente» entro la fine del 2009. Barack Obama ne è convinto, lo ha detto martedì in conferenza stampa, lo ha ripetuto ieri nell´intervista alla rete Abc che riportiamo in questa pagina. Fornire l´assicurazione sanitaria ai 45,7 milioni di americani che oggi ne sono sprovvisti (otto milioni i bambini) è la sua sfida più grande, di gran lunga la più importante sul piano interno. Era una promessa elettorale, è una necessità «non rinviabile» ed il presidente intende portarla avanti fino in fondo.
Non sarà facile. L´opposizione repubblicana è sul piede di guerra ma anche diversi senatori democratici sono scettici e una di loro, Dianne Feinstein, ha messo in guardia la Casa Bianca («Obama potrebbe non avere i voti di tutti») dal fidarsi troppo del proprio partito. I democratici sono ancora scottati da quanto successe a Clinton nel biennio ”93-’94, quando l´ambizioso piano sanitario voluto dall´allora First Lady Hillary (oggi segretario di Stato) fallì miseramente aprendo le porte alla grande sconfitta del partito nelle elezioni di medio-termine. Giornali e tv danno ogni giorno ampi spazi al dibattito in corso anche con reciproche accuse - lo speciale di ieri sera (tre di notte in Italia) della Abc è stato bollato dalla Fox come un «infomercial della Obama Tv» - mentre le lobby più interessate (industrie farmaceutiche, ospedali, associazioni mediche, assicurazioni) premono ognuna per proprio conto per difendere gli interessi di bottega.
La riforma non ha ancora un volto definito, il progetto di legge presentato al Congresso dai democratici (Ted Kennedy in testa) il 9 giugno è un librone di 615 pagine (titolo «Legge su scelte di sanità accessibili») che nella prefazione indica come obiettivo quello di «mettere a disposizione di tutti gli americani una protezione sanitaria di qualità e accessibile, ridurre i costi, migliorare la loro qualità, prevenire le malattie e rafforzare gli effettivi nel settore della sanità». I tre punti essenziali restano quelli indicati da Obama: allargamento del programma Medicaid (l´assistenza sanitaria pubblica per i poveri) in modo che vengano assicurati tutti i bambini (otto milioni oggi senza copertura) e per aiutare le famiglie che hanno i redditi più bassi ad acquistare (grazie a contributi e sgravi fiscali) una polizza a condizioni agevolate; la creazione del National Health Insurance Exchange, una sorta di "superassicurazione governativa" formata da un pool di compagnie che avrebbero un tornaconto economico nella negoziazione «collettiva» delle polizze e che permetterebbe alle famiglie americane di risparmiare 2.500 dollari l´anno rispetto a quanto paga oggi; 3) il divieto per le assicurazioni di rifiutare la polizza ai malati cronici (la cosiddetta «pre-existing condition»). Il tutto accompagnato da una radicale digitalizzazione del sistema sanitario che potrebbe fare risparmiare miliardi di dollari.
Parlando giorni fa all´Ama (l´American Medical Association) il presidente Usa ha rassicurato i medici («l´opzione pubblica, una forma di assistenza per tutti, non è nemica dei medici, ma amica») e ha ricordato che controllare i costi sanitari è «un passo essenziale, perché gli aumenti in questo campo sono una minaccia per la nostra economia». Per la sanità gli Stati Uniti spendono ogni anno 2mila miliardi di dollari, nell´ultimo decennio i costi delle assicurazioni sono raddoppiati e in futuro rischiano di salire ancora di più. La Casa Bianca ha intenzione di creare un fondo in cui saranno accantonati (per i prossimi dieci anni) 635 miliardi di dollari destinati alla sanità in modo che l´impatto sul deficit sia «neutrale nell´arco del prossimo decennio»; vuole anche «introdurre sul mercato farmaci generici», frenare i pagamenti eccessivi al Medicare, l´assistenza pubblica agli anziani («ogni anno crescono più di quanto dovrebbero») e utilizzare questi risparmi per mettere insieme «una somma di 950 miliardi di dollari».
Costi e cifre che però non convincono del tutto il Congresso e una consistente minoranza dell´opinione pubblica. Anche tra chi appoggia Obama (58 per cento) c´è «grande preoccupazione» e un timore diffuso: che la riforma penalizzi i singoli, che la qualità del servizio diminuisca, che aumenti la burocrazia pubblica. La minaccia più grossa, poi, non arriva dalle assicurazioni sanitarie o dai medici ma proprio dal Congressional Budget Office. La settimana scorsa il Cbo ha stimato che le proposte di cui discute il Senato costerebbero allo Stato mille miliardi di dollari, riducendo il numero dei non-assicurati solo di 16 milioni. Cifre che fanno più male alla Casa Bianca di tutti gli attacchi repubblicani contro la «medicina socialista».