Sergio Romano, Corriere della sera 25/06/2009, 25 giugno 2009
COLONIALISMO ITALIANO IN LIBIA L’OMBRA DI OMAR AL MUKHTAR
Ho visto «Il leone del deserto», il film che narra le nefandezze dell’occupazione italiana in Libia sotto il comando del maresciallo Graziani, in particolare nella repressione della resistenza dei patrioti libici, non solo sanguinosa ma contornata da orrendi e incivili episodi. Mi rivolgo alla sua cortesia per sapere se quanto narrato corrisponda alla realtà storica.
Francesco Monti
francesco.monti@fastwebnet.it
I rapporti Italia-Libia parrebbero definitivamente consolidati ad esito della visita di Gheddafi nel nostro Paese a breve distanza dal «grande gesto» del governo italiano. Ma il prezzo pagato dall’Italia – cinque miliardi di euro e scuse ufficiali che non hanno precedenti tra i Paesi ex colonizzatori – non le pare troppo alto?
Mirco Nava
mirco.nava@gmail.com
Cari lettori,
La riconquista della Cirenaica, tra la fine degli anni Venti e l’esecuzione di Omar al Mukhtar nel 1931, fu una tra le molte pagine sanguinose e crudeli del colonialismo occidentale. Non fu più esecrabile di altri episodi che coinvolsero le maggiori potenze coloniali. Così agirono i francesi in Algeria e in Marocco, gli inglesi in India e in Sud Africa, gli olandesi in Indonesia, i tedeschi nelle loro colonie dell’Africa meridionale, gli americani nelle Filippine. E se dovessi compilare una lista degli orrori metterei al primo posto il Belgio per la sua spietata politica colonizzatrice in Congo all’epoca di Leopoldo II. Quasi tutti i vecchi padroni si sono pubblicamente scusati per i loro trascorsi e quasi tutti hanno stabilito con le loro vecchie colonie rapporti di collaborazione e convenienza reciproca. Ma chiunque visiti l’Algeria oggi non può fare a meno di registrare l’insistenza con cui i gruppi dirigenti del Paese coltivano nella società il ricordo delle violenze subite e se ne servono, come Gheddafi, per rafforzare il sentimento della identità nazionale.
Il caso italiano non sarebbe sostanzialmente diverso se la riconquista della Cirenaica non si fosse conclusa con l’esecuzione sommaria e ingiustificata di Omar al Mukhtar. Quando dovette affrontare analoghi movimenti di resistenza in Algeria e Marocco, la Francia comprese che i due principali leader’ Abd el Qader e Abd el Krim – erano guerrieri, non banditi, e li trattò come prigionieri di guerra. La fotografia di al Mukhtar affissa sul petto di Gheddafi è un evidente esempio di diplomazia demagogica. Ma non abbiamo, purtroppo, il diritto d’indignarci.
Quanto agli indennizzi concessi dal governo Berlusconi, caro Nava, occorrerà attendere il rendiconto. Non sono certo che quel denaro verrà speso interamente. La grande strada dal confine tunisino al confine egiziano esiste già: fu costruita da Italo Balbo e più volte ampliata negli scorsi anni con la partecipazione di società italiane. Gheddafi aveva bisogno di sbandierare un grande successo e ha ottenuto una somma importante. Ma per spenderla occorrono piani economici, progetti esecutivi e buona volontà da ambo le parti. Tutto da verificare.