Ottavio Rossani, Corriere della sera 25/06/2009, 25 giugno 2009
DURO E NOIR, LA VENCETTA DEL «LUPO»
Il giornalista raccoglie ogni giorno un materiale rozzo ma consistente seguendo la cronaca nera e, volendo scrivere romanzi, lo rielabora e lo plasma sotto forma di favola estrema, utilizzando ogni cosa vista o sentita con una lingua diversa da quella dei giornali. La storia, crudele, violenta, inverosimile, fantasiosa, piena di gironi infernali, dai quali si può risorgere, diventa anche tenera, romantica, formativa. Un esempio di questa prosa accesa ma coinvolgente: «Lo odiavo come solo un adolescente sa odiare, un odio totale, maturo, profondo, assoluto, senza compromessi. Volevo semplicemente ucciderlo».
il caso di Massimo Lugli, inviato de «la Repubblica», con il romanzo L’istinto del lupo (Newton Compton, pagine 334, euro 9,90), arrivato un po’ a sorpresa secondo nella cinquina del Premio Strega. Si tratta di un romanzo «noir», ma diverso.
L’impianto è tradizionale, con i suoi capitoli omogenei i cui titoli sono lapidari, ma razionali: Infanzia, Amore, Dolore, Sudore, Rabbia, Elemosina, Sangue, eccetera. Ma la scrittura è fresca ed efficace nell’alternarsi di parolacce e turpiloquio (linguaggio da strada) e descrizioni di eleganze e ipocrisie piccolo-borghesi («only English, please!», ogni volta che ci si mette a tavola). Dalla più cruda realtà (il solito compagno di scuola prepotente, barboni degradati, tentativi di stupro, rapine, omicidi, droga) alla più premeditata vendetta che il protagonista Lapo, diventato Lupo, non riesce a compiere. Vendetta che tuttavia si realizza in modo indiretto perché l’assassino del suo amico Tamoa (ex avventuriero, ex legionario, ex rapinatore, pluriassassino, divenuto saggio barbone/santone), che ha sostituito il padre di Lapo/Lupo nel processo formativo del passaggio all’età adulta, comunque paga il suo delitto.
Un romanzo dal ritmo mozzafiato, ogni capitolo un colpo di scena. Non è il solito giallo abborracciato, ma un razionale mosaico narrativo in cui la lingua è curata quanto l’intreccio. Un libro che prende e che non si dimentica.