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 2009  giugno 25 Giovedì calendario

LE FORNACI CLANDESTINE DELLO SHANXI DOVE I RAGAZZI LAVORANO COME SCHIAVI


PECHINO – In un Paese di figli unici, le loro strade portano a tutti gli snodi cruciali di una nazione, dalle forme del lavoro alla rivendica­zione dei diritti. Nel 2007 fu la ricerca dei figli spariti da parte di genitori disperati ma non do­mi a sollevare il velo su uno dei grandi scandali che hanno colpito l’opinione pubblica cinese ne­gli ultimi anni.

Centinaia di ragazzi dello Henan, regione del­l’interno economicamente arretrata, scompari­vano senza lasciare traccia, uno dopo l’altro. I genitori, prima individualmente e poi coordi­nandosi, cominciarono a frugare nelle campa­gne. Emerse, poco alla volta, la fosca verità di una miriade di fornaci clandestine per la produ­zione di mattoni nel sud della confinante pro­vincia dello Shanxi: molti dei figli scomparsi erano lì, ridotti in condizioni di schiavitù dopo essere stati rapiti, picchiati e torturati se il rit­mo di produzione non era quello richiesto. Di­versi di loro erano disabili, testimonianze rivela­rono che uno era stato pestato, abbandonato per ore senza cure, fatto seppellire dai compa­gni ancora vivo.

L’intera vicenda fu un caso esemplare – vi si intersecano le tematiche del lavoro, della vulne­rabilità del tessuto familiare, del ruolo dei me­dia e dell’opinione pubblica – che un giovane ricercatore italiano, Ivan Franceschini, ha ades­so ricostruito in un volume ( Cronache dalle for­naci cinesi, edito da Cafoscarina). Tv locali e quotidiani, infatti, cominciarono a interessarsi al caso della «lega per la ricerca dei figli», i video girati da un giornalista coraggioso alimentaro­no un interesse mediatico che divenne indigna­zione nazionale e sollecitò una reazione delle au­torità centrali. Queste, pochi mesi dopo, annun­ciarono che 359 persone erano state salvate dal­le fornaci in nero dello Shanxi. Poi l’interesse dell’opinione pubblica declinò e intorno alle for­naci tornò a erigersi una cortina di opacità.