Marco Del Corona, Corriere della sera 25/06/2009, 25 giugno 2009
IL DRAMMA DEI VENTIMILA BAMBINI RAPITI ORA IL GOVERNO VARA LE BANCHE DEL DNA
PECHINO – I bambini nascono, i bambini spariscono. Tremila all’anno, secondo il ministero della Sicurezza pubblica. Almeno 20 mila, secondo altre fonti, che includono anche le donne. un’emorragia invisibile ma drammatica che devasta famiglie vittime degli appetiti criminali di altre famiglie, alla ricerca del figlio che non possono avere o del maschio che desiderano. Sun Haiyang vendeva ravioli a Shenzhen, la metropoli figlia delle riforme e madre del boom economico del Guangdong: veniva dall’Hubei, si era portato Sun Zhuo, 3 anni. La sera del 9 ottobre 2007, il tempo di girarsi, e il figlio era sparito. Rapito, come molti, come troppi. Sun Haiyang lo ha raccontato ai giornali e si è messo alla testa di tanti genitori migranti cui hanno rapito i figli. Hanno messo su Internet foto e dettagli utili a rintracciarli, hanno incalzato la polizia, accusata di non prendere sul serio le denunce, hanno organizzato manifestazioni.
Una quarantina di genitori in settembre ha protestato davanti allo stadio olimpico di Pechino, in novembre erano in 3 mila ad Hangzhou (Zhejiang), lo scorso aprile a Dongguan (Guangdong) 100 padri e madri hanno ricordato che in quella città di fabbriche e nient’altro sono svaniti in due anni un migliaio di piccoli, in maggioranza figli unici, va da sé. Un’emergenza. E le autorità, almeno a livello centrale, cercano di far capire che hanno preso il problema sul serio. Rapire i bambini – ma anche la rabbia implacabile di chi li ha persi – non è cosa da «società armoniosa», ideale promosso dal presidente Hu Jintao. In aprile è stata varata un’«iniziativa nazionale » contro il traffico di minori (e anche di donne, in un Paese che si avvia diventare una terra di scapoli), in maggio il governo ha annunciato una rete di banche del Dna per contrastare il fenomeno. Un figlio rubato costa fra i mille e i 6 mila dollari. Fermare i ladri di bambini costa molto di più.