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 2009  giugno 25 Giovedì calendario

Anche i ricchi piangono In Italia il fenomeno c’è, ma meno del previsto Calano i ricchi d’Italia nel 2008

Anche i ricchi piangono In Italia il fenomeno c’è, ma meno del previsto Calano i ricchi d’Italia nel 2008. Lo dice la tredicesima edizione del World Wealth Report di Merrill Lynch e Capgemini, presentato ieri a Milano. Nel mondo il numero di individui con un patrimonio superiore a un milione di dollari (High net worth individuals, acronimo Hnwi), è pari 8,6 milioni: diminuisce del 14,9 per cento rispetto al 2007. In Italia, c’è stata una flessione del 20,8 per cento e 43 mila ricchi in meno. Nel complesso, a seguito della crisi, cala la ricchezza e mutano gli investimenti, che lasciano da parte il comparto azionario a favore della liquidità pura. Dallo scoppio della bolla immobiliare statunitense, nella primavera del 2007, è venuta prima una crisi finanziaria, su cui si è sovrapposta la recessione globale. Il deterioramento delle attività finanziarie dei grandi investitori è stato notevole, come dimostrano i dati 2008 dell’indagine di Merrill Lynch Global Wealth Management. Il patrimonio complessivo dei Hnwi, è calato a 32.800 miliardi di dollari, meno 19,5 per cento sul 2007, ma a sorprendere sono i dati degli ultra-Hnwi, soggetti con capitali oltre i 30 milioni di dollari: meno 24,6 per cento quantitativamente e meno 23,9 per cento patrimonialmente. La tendenza è dovuta all’utilizzo di strumenti finanziari avanzati, quali hedge fund e derivati strutturati, che hanno subito le maggiori svalutazioni nel 2008. Non da meno, il crack della banca d’affari Lehman Brothers nello scorso settembre, a cui ha fatto seguito la settimana peggiore di Wall Street degli ultimi 25 anni. Per quanto riguarda la dislocazione delle risorse economiche, i soggetti Hnwi risiedono al 54 per cento in Stati Uniti, Giappone e Germania. L’Italia, in questa classifica, si attesta al nono posto, perdendo un posto a favore della Svizzera. Le contrazioni territoriali più marcate si sono verificate a Hong Kong (-61,3 per cento) e Stati Uniti (-18,5 per cento), mentre la Germania sostanzialmente resta tenace (-2,7 per cento). L’Italia, invece, ha visto una flessione prossima al 21 per cento, che ha riportato i valori al livello del 2005. Ciò significa 43 mila ricchi in meno, dai 206.700 del 2007 ai 163.700 del 2008, dopo due anni di crescita costante e solida, (+3,8 per cento nel 2006, +1,1 per cento nel 2007). Fra gli elementi inibitori della ricchezza, Merril Lynch e Capgemini ne hanno individuati tre: la diminuzione del Pil reale, il crollo dei mercati e la recessione del settore immobiliare. Il Pil reale, al netto dell’inflazione, è calato del’1 per cento nel 2008 a causa della frenata del 4,4 per cento della produzione industriale su base annua, ma non solo. Infatti, in concomitanza con l’entrata in recessione tecnica dell’Italia, nel terzo trimestre 2008, è giunta la caduta dei settori import-export, elemento di blocco per i capitali d’investimento. Più onerosa e tangibile è la svalutazione della capitalizzazione di Borsa Italiana, il cui indice SP/Mib è passato dai 38.554 punti del 2007 ai 19.460 del 2008, perdendo il 51,3 per cento del proprio valore. Osservando il panel dei titoli più colpiti, emerge che il settore finanziario avanzato ha inciso per il 65 per cento del crollo. Non sono state esenti da perdite nemmeno le società di wealth management che, come nel caso di Ubs, hanno dovuto ricapitalizzarsi plurime volte nell’arco dell’anno passato. Sul versante immobiliare, la discesa dei prezzi nel 2008 (-7,5 per cento sul 2007) non ha coinciso con un consolidamento al rialzo della domanda. Lo dimostra anche l’ultima analisi Tecnoborsa, secondo cui la domanda di abitazioni con un valore superiore a 700 mila euro ha perso oltre 23 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Sono due invece le note positive per il futuro incremento della ricchezza in Italia. Da un lato il pacchetto di stimolo fiscale varato dal governo che, in valori netti, può contare su poco meno di un miliardo di euro. Dall’altro il sistema di politiche monetarie decretate dalla Banca centrale europea che, con il taglio sistematico del tasso di rifinanziamento (2,50 per cento alla fine del 2008), ha indotto i tassi di mercato a seguire il trend ribassista, riducendo il differenziale e ampliando l’offerta di capitali. In ambito italiano ha anche contribuito la garanzia governativa sui depositi fino a 100.000 euro, veicolo di fiducia per gli investitori, ricorda Merrill Lynch. Analogo parere per i Tremonti bond, che hanno permesso agli istituti di credito di sospendere per 12 mensilità il pagamento delle rate dei mutui dei soggetti in cassa integrazione o per coloro che hanno perso il lavoro e usufruiscono dei sussidi disoccupazionali. Il rapporto ha anche preso in esame la differenziazione degli investimenti, che ha denotato una tendenza tipica delle fasi di recessione economica. Nonostante in Italia sia calato l’interesse nei confronti dell’immobile, nel resto del mondo questo settore ha visto una crescita del 18 per cento nel portafoglio degli Hnwi, in aumento del 4 per cento dal 2007. A contrastare la caduta degli investimenti azionari, meno per cento, ci hanno pensato quelli basati sulla liquidità, che si attestano al 21 per cento dei portafogli complessivi, con un incremento del 7 per cento rispetto l’anno prima. Ma la flessione più pesante si è verificata nel settore dei passion investments, ovvero gli svaghi e le attività filantropiche, che hanno perso capitali per il 24 per cento rispetto al 2007. Negli Stati Uniti, dove le svalutazioni finanziarie sono state più corpose, il 60 per cento dei soggetti Hnwi ha dichiarato che le donazioni filantropiche nel corso del 2009, mentre in Giappone si verificherà una tendenza opposta, dato che il 54 per cento degli individui aumenterà la parte del proprio capitale da devolvere in beneficenza. Sebbene la flessione del 2008 sia stata forte, il 2009 vedrà una ripresa quantitativa dei grandi patrimoni, con un tasso di crescita dell’8,1 per cento fino al 2013, data in cui gli individui Hnwi deterranno circa 48.500 miliardi di dollari. Questa ripresa sarà riconducibile alla scelta dei grandi investitori di avere liquidità. Infatti, spiega Isabella Fugazza, sales manager di Merrill Lynch Global Wealth Management Italia, «non appena i mercati si riprenderanno, gli Hnwi disporranno della flessibilità necessaria a reimpostare le proprie strategie e a reinvestire gradualmente in opportunità nuove».