Gianmaria Pica, il Riformista 25/6/2009, 25 giugno 2009
L’ascesa politica di Luigi Abete L’imprenditore diplomatico «La famiglia Abete è il simbolo di un modello di business che ha caratterizzato il nostro Paese: quello di imprenditori poco capitalizzati, ma che contano molto nell’establishment industriale»
L’ascesa politica di Luigi Abete L’imprenditore diplomatico «La famiglia Abete è il simbolo di un modello di business che ha caratterizzato il nostro Paese: quello di imprenditori poco capitalizzati, ma che contano molto nell’establishment industriale». Parole di Andrea Colli, professore di storia dell’economia alla Bocconi, che spiega: «Questo modello è stato possibile, perché Luigi Abete è un uomo che, essendo ben introdotto nel mondo associativo industriale, è stato capace di istituire rapporti trasversali». Secondo lo storico dell’industria, Giuseppe Berta, «Luigi Abete deve il suo successo al ruolo di supplenza che è riuscito a svolgere, con incisività, nel passaggio dalla prima alla seconda Repubblica. La sua ampia rete di rapporti, gli ha permesso di ritagliarsi un ruolo fondamentale nell’area di potere - imprenditoriale e politico - romana e nazionale. Un percorso intrapreso all’ombra di quel sistema di potere». Ma che cos’è davvero la dimensione imprenditoriale degli Abete e com’è fatta la loro rete di relazioni? Proviamo a vedere. Quello dei fratelli Luigi e Giancarlo Abete è un piccolo impero economico - il cui perimetro è di alcune decine di milioni di euro - con interessi imprenditoriali che spaziano dall’editoria all’immobiliare e racchiuso nella cassaforte di famiglia: l’A.Be.Te Spa. Il patrimonio dei due fratelli, è stato creato dal nulla. Il padre, Antonio Abete, emigrò a Roma da Benevento 65 anni fa. Reduce dall’esperienza lavorativa in una tipografia sannita, arrivato nella Capitale, costruì su un terreno nelle campagne romane una piccola azienda di stampa. La chiamò A.Be.Te., azienda beneventana tipografica editoriale. La società mantiene la sua base nella popolare via Prenestina a Roma. Partendo da una piccola tipografia, l’azienda di famiglia negli anni è cresciuta. Oggi è la seconda tipografia nazionale. E non è più soltanto un’azienda di stampa. una piccola holding. Dentro ci sono le quote di controllo di alcune aziende, le principali partecipazioni e azioni di altre società. Vediamo. L’holding ha in pancia l’Edizioni Abete Srl, casa editoriale che da metà degli anni Sessanta pubblica libri di ogni genere: dallo storico all’economico. Poi c’è la partecipazione nell’Avvenire Nuova Editoriale Italiana Spa, l’editore del quotidiano della Cei, quota che è stata rilevata nel 1989. A.Be.Te, detiene anche le quote di controllo di una società che si chiama President Entertainment Srl: è l’azienda che l’hotel - quattro stelle - President di Benevento. La famiglia Abete possiede anche azioni della Gebart Spa, impresa che si occupa della progettazione e gestione dei servizi museali e archeologici in Italia. Nel 1985 la famiglia Abete rilevò dalla Dc l’Agenzia Stampa Quotidiana Spa, meglio conosciuta come Asca. Anche questa quota è finita nell’A.Be.Te. Anche l’Editoriale Progetto e Servizi Spa (Eps) è controllata da A.Be.Te. A metà maggio Eps ha rilevato il 60 per cento di Telecom Italia Media società che controlla l’agenzia di stampa ApCom. La trasversalità dei rapporti industriali di Luigi e Giancarlo Abete si evince dal rosario di cariche dei fratelli. Luigi Abete, più grande di Giancarlo di tre anni, è amministratore di diverse società e associazioni. Dopo l’esperienza alla guida dei Giovani imprenditori e, quindi, vicepresidente di Confindustria - dal 1978 al 1982 - dieci anni dopo, nel 1992, forte del sostegno di due ex presidenti (Vittorio Merloni - grande amico di Luigi - e Sergio Pininfarina) viene eletto presidente di Confindustria, incarico che ricoprirà fino al 1996. Sono anni difficili per l’associazione degli industriali. Luigi Abete ha dovuto affrontare due grandi questioni: da un lato il problema della moralità imprenditoriale - erano gli anni di tangentopoli - poi, l’ascesa politica di Silvio Berlusconi, storico membro del direttivo dell’associazione degli Industriali:secondo alcuni osservatori, «Luigi Abete, in quattro anni, riuscì benissimo a gestire la situazione». Successivamente, Luigi Abete ricoprì la presidenza della Uir, Unione degli Industriali e delle Imprese di Roma, sino al novembre 2008. E proprio nell’area finanziaria e industriale romana, Abete gode di un forte consenso. Lo dimostra il passaggio di testimone della presidenza della Uir all’amico Aurelio Regina. Ma, soprattutto, il fatto che Luigi Abete era pronto alla candidatura a sindaco di Roma - «un suo grande sogno», dice un amico - idea che ha dovuto abbandonare dopo che la situazione politica romana - con le dimissione di Walter Veltroni, eletto alle primarie del Pd, segretario del partito - era precipitata. Dicono alcuni osservatori: «Luigi Abete, politicamente è vicino all’area cattolica di sinistra, ma ha mantenuto una traversalità di rapporti: da Fini a Mastella, da Casini a Rutelli». Terminato il mandato confindustriale, ad Abete fu assegnata dal ministro del Tesoro dell’epoca, Carlo Azeglio Ciampi, la presidenza della Bnl. Posizione che ricopre ancora oggi. E lì, in Bnl, Luigi Abete ha dovuto gestire un’altra complicata situazione per il sistema di rapporti romano: lo scontro con Francesco Gaetano Caltagirone nella partita per il controlo di Bnl. La tensione tra Abete e Caltagirone, era cresciuta «anche se oggi - dice un osservatore - il rapporto tra i due è ripreso, anche se a corrente alternata». Diego Della Valle (patron di Tod’s) è un amico molto stretto di Della Valle. Un’amicizia storica: i due condividono esperienze lavorative e investimenti. Luigi Abete è consigliere di amministrazione della Tod’s, presiede la società Cinecittà Studios (azienda che gestisce i teatri di posa di Cinecittà), di cui sia Della Valle, sia Vittorio Merloni sono soci. Luigi Abete era socio con Merloni nella società Lottomatica, concessionaria pubblica che gestisce il Lotto, principale lotteria del mondo. I due imprenditori, nel 2001, diedero vita ad un vero e proprio asse Merloni-Abete , per contrastare l’Opa De Agostini sul 100 per cento di Lottomatica. Non ci riuscirono. E la Lottomatica cambiò proprietà. C’è chi dice che tra Abete e Merloni il rapporto sia «molto forte e di reciproca stima». Adesso tiene secca la posizione in Bnl, dove si dice che abbia un buon rapporto con l’amministratore delegato Fabio Gallia. Ha messo le mani su una posizione un po’ laterale ma con un suo prestigio, Assonime, dove ha preso il posto di Vittorio Mincato. E aesso guarda al futuro. C’è chi dice che il progetto di Luigi non è cambiato. Guarda il Campidoglio e spera di sfidare Gianni Alemanno tra tre anni.