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 2009  giugno 25 Giovedì calendario

BURGER KING INCORONA L’ITALIA


Oltre alla carne, che proviene da Inalca, anche il fornitore di pane della catena sarà italiano

L’obiettivo è di arrivare a 170 ristoranti su tutto il territorio

C’è sempre più Italia nel panino di Burger King. La catena internazionale di ristoranti fast food (complessivamente 11.800 in 74 paesi) continua infatti a scommettere sulla penisola che in chiave mediterranea rappresenta «uno dei mercati più importanti e con il maggior potenziale di sviluppo», ha detto Juan Olave, general manager della società.

L’attenzione, al momento, è in gran parte concentrata sulla crescita della rete, che ha fatto il suo esordio a Milano nel 1999: sono 16 le nuove aperture nell’anno fiscale 2009, che termina il 30 giugno, seguite alle 10 dell’anno precedente. L’obiettivo, fra cinque anni, è quello di poter contare su «150-170 ristoranti su tutto il territorio, rispetto agli attuali 57, due dei quali (a Roma, ndr) di proprietà di Burger King». Il 90% dell’attività, infatti, è affidata al franchising, che si sviluppa principalmente nei grandi centri urbani, benché Burger King sia presente anche in centri di minori dimensioni.

Fra i progetti c’è anche il potenziamento dei negozi «drive», dove acquistare i panini direttamente in automobile: «Quelli attuali, cinque o sei, stanno lavorando molto bene, e il loro numero è destinato ad aumentare, senza ridurre il peso degli altri canali». Non è escluso che un giorno Burger King sbarchi con più forze in autostrada (oggi ce n’è uno sulla A4 e sulla A1), magari con Autogrill e Finifast, suoi partner per il franchising, ma «gli affitti troppo alti potrebbero non giustificare gli investimenti», ha specificato Olave. Meglio concentrarsi sui centri commerciali che, tuttavia, rispetto agli altri paesi dell’Unione, «non sono sempre aperti alla domenica e dunque il fatturato è su sei giorni». Curiosità: rispetto all’Europa, gli sviluppatori dei mall italiani non prevedono che nella stessa struttura ci sia concorrenza fra i marchi del fast food, «mentre in altri paesi siamo praticamente uno di fronte all’altro», ha detto Olave.

«Da settembre, partirà anche il rinnovo dell’immagine dei ristoranti», ha aggiunto il manager spagnolo. Il restyling, a livello mondiale, punterà a unire il classico con l’innovativo, sottolineando i valori del marchio: «Rispetto alla concorrenza, i nostri prodotti si distinguono perché sono gli unici cotti alla griglia e di qualità più alta», ha spiegato il general manager, che auspica una crescita dei fornitori tricolori. Al di là della carne degli hamburger, targata Inalca (gruppo Cremonini, che rifornisce anche McDonald’s), «fra poche settimane, il pane sarà fornito da un produttore italiano».

Nonostante la buona accoglienza riservata alle novità, fra i punti di forza del marchio, Burger King preferisce tuttavia concentrarsi sui prodotti che identificano meglio il brand. Per Olave, conta molto la fedeltà dei clienti, il cui target va «dai 10 ai 30-40 anni» e che si aspettano coerenza nell’offerta. Una strategia che trova riscontro nelle vendite: nel periodo gennaio-marzo 2009, infatti, queste hanno registrato «un incremento del 6% a parità di perimetro», a fronte di uno scontrino medio di circa otto euro. Non c’è, invece, l’intenzione di seguire McDonald’s nel progetto della caffetteria: «Abbiamo già dei café corner, ma preferiamo concentrarci sul nostro core business», rappresentato da un panino-icona come il Whopper, in tutte le sue declinazioni.