Pierluigi Magnaschi, ItaliaOggi 25/06/2009, 25 giugno 2009
PALAZZO GRAZIOLI E’ UN FORMAT GIA’ INVENTATO CON DRIVE IN
Botta...
vero che gli italiani, nonostante tutto, continuano a votare Pdl. Ma è vero solo se non si tiene conto dei milioni di elettori che non si vogliono più avvicinare alle urne perché sono qualunquisti (come dicono i politici) o perché non si vogliono sporcare la mani (come purtroppo si sente sempre più dire in giro). La situazione è davvero pesante. Ormai si parla di politica solo dandosi di gomito. Le cronache pruriginose di questi giorni sono forse esagerate (e certo la Repubblica non ne esce bene, connotandosi sempre più come un quotidiano da serratura, un tabloidaccio londinese). Ma, anche facendo la tara alle sue cronache, resta sempre uno stile inaccettabile. Palazzo Grazioli, sontuosa residenza privata (ma perché, allora, espone la bandiera?) del presidente del consiglio a Roma è diventato (tutte le sere? O solo una sera la settimana, come ha precisato ieri un suo collaboratore?) una sorta di mega-studio dove, spesso, si recita un format che, in pratica, si rifà a Drive in, la trasmissione di Italia 1 che risale all’83. La conduceva Gianfranco D’Angelo assieme a uno sciame di ragazze sculettanti. La soubrettona (chiamarla soubrette sarebbe diminutivo) era Carmen Russo, una che usciva dallo schermo tv, tanto era larga nella sua metà superiore. La formula è stata poi ripetuta in molte altre trasmissioni come Striscia la notizia o persino con le meteorine del Tg4. Silvio Berlusconi, che fino a questo punto non è responsabile di alcun reato, in questo teatrino, è però responsabile di comportarsi spesso come a una festa della matricola d’altri tempi mentre invece è il premier 73enne di un paese di 60 milioni di abitanti. Sarebbe come se un campione di rugby che si è poi fatto prete decidesse di iniziare la messa entrando di corsa in chiesa, lanciando, con una rimessa mozzafiato, la sua palla ovale direttamente sull’altar maggiore. Un Tg tedesco ha trasmesso per vera la scena in cui Berlusconi mima di scopare un signore che è piegato su una macchina per scrivere su un foglio: è stata presa per vera perché è verosimile. Se fosse stato ripreso in quella situazione persino Nicolas Sarkozy, che pure è uno che, prima di impalmare Carlà, non si tirava indietro, o anche Massimo D’Alema o Walter Veltroni, tutti avrebbero capito che si trattava di un falso. Da Berlusconi, questo è il convincimento dell’opinione pubblica internazionale, ti puoi invece aspettare di tutto, dalle corna nei consessi internazionali ai cucù alla Merkel, al fatto di dire davanti all’ex sindaco di Firenze Leonardo Domenici che non «vuol essere il primo ferroviere ma il primo puttaniere d’Italia». Ecco, Berlusconi, se vuol continuare a fare efficacemente il premier, deve sacrificare, un poco, non tanto, il suo cotè, diciamo così, gioioso.