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 2009  giugno 25 Giovedì calendario

Valenzi, il comunista che incarnò una città - «Io sono stato tra quelli chiamati a volte riformisti, a volte miglioristi

Valenzi, il comunista che incarnò una città - «Io sono stato tra quelli chiamati a volte riformisti, a volte miglioristi. E non a caso in un momento in cui eravamo lontani da quello che siamo ora, io fui eletto sindaco di Napoli». Così si esprimeva Maurizio Valenzi in un’intervista nel suo novantacinquesimo anno. morto l’altro ieri alla soglia dei cento anni. Quelle parole riassumono esattamente la sua vita politica. «Lontani da quello che siamo ora» rende con esattezza il sentimento che a Napoli si prova per il passato della città. Quello di ieri, dell’altro ieri e quello tutto intero novecentesco a cui è legata l’immagine della città. Oggi il mito di Napoli, come la tradizione ce l’ha consegnato, da Scarpetta, a Vivanti, a De Filippo fino ad Arbore non è più facilmente proponibile. I simboli si sono dissolti in un’altra realtà antropologica, che, per carità, non è quella di Gomorra, ma quale sia in positivo è difficile da definire. Valenzi rappresentò questa continuità in un momento significativo della storia della città, quando il Partito Comunista alla elezioni amministrative del 1975 conquistò la maggioranza relativa. Valenzi era capolista e divenne sindaco. Di suo seppe mettere una naturale disposizione a dialogare con la città. La sua formazione intellettuale non era trascurabile e gli conferiva un distacco e una signorilità in cui il populismo napoletano poteva riconoscersi, perchè per tradizione non soggiace a chi si presenta come uguale, ma a chi si mostra proclive a mostrarsi uguale. Fu in questo davvero "sindaco" della città. Lo sorreggeva la sua storia di militante comunista, negli anni ’30 e durante la guerra, a Parigi e a Tunisi, poi a Napoli, dove era stato tra quelli che avevano ricevuto Togliatti al suo ritorno per mare da Mosca. Poi la classe dirigente del suo partito, che era di buona qualità. Nella prima fila il nume titolare era Amendola, e con esso i Chiaromonte, Napolitano, Alinovi, e tutti , quelli che avevano fatto il Pci degli anni ’50, con un indubbio spessore politico, nella Federazione, negli enti locali, nella polemica culturale con la rivista Cronache meridionali, edita da Gaetano Macchiaroli, che approfondiva i temi del meridionalismo comunista. Di questa stagione Valenzi non fu un uomo di prima fila. A differenza degli altri, per quanto divenisse poi deputato, anche europeo, non fu figura nazionale. Ma a livello locale rappresentava bene il "riformismo" comunista. Come sindaco era circondato da alcune vecchie e gloriose figure, come Fermariello, e da una generazione più giovane, quella degli Andrea Geremicca, di Aldo Cennamo, Antonio Scippa e altri che costituirono il nerbo della nuova amministrazione. Valenzi governò senza una maggioranza consiliare. Erano gli anni dell’unità nazionale e l’accordo di fondo fu con la Dc, che rimase fuori della giunta, ma comunque cogestiva la maggioranza consiliare. Anni non facili per la giunta comunale, tra il dopo colera e il terremoto del novembre 1980, con un’autonomia consiliare relativa. L’immagine era tuttavia positiva, fece della buona amministrazione e seppe gestire le emergenze, assai meno i nodi strutturali della città. Molto si doveva alla personalità d Valenzi, alla sua popolarità gestita con naturalezza. Non a caso potè intitolare un suo profilo autobiografico, Confesso che mi sono divertito.Nel 1980 portò il Pci a rinnovare la sua posizione di primo partito della città, in una situazione nazionale che era diventata difficile. Fu il dopo terremoto, con il fiume di danaro pubblico che portò con sé, a rompere i fragili equilibri su cui si era bastata la giunta Valenzi, che decretarono la fine anticipata, nel 1983, della sua seconda consiliatura, non senza lasciare un tratto positivo con il Commissariato Straordinario guidato da Vezio De Lucia per le opere di ricostruzione e intervento urbanistico. Nella vicenda travagliata del Comune di Napoli, dopo il 1945, l’epoca di Valenzi, con tutti i suoi necessari limiti, resta quella più luminosa e la sua leggenda ha in ciò una credibilità che non è stata poi rinnovata.