Fabio Vitta, il Riformista 25/6/2009, 25 giugno 2009
Il preservativo a mio figlio - A FAVORE - «Abbiamo fatto sesso». «Fate sesso insieme?», «Non siamo fidanzati ma facciamo sesso»
Il preservativo a mio figlio - A FAVORE - «Abbiamo fatto sesso». «Fate sesso insieme?», «Non siamo fidanzati ma facciamo sesso». «Fare sesso» è un’espressione contemporanea che non faceva parte del nostro parlato fino ad una decina di anni fa. Si faceva l’amore o assai più prosaicamente si scopava, ed infatti quel definire così freddamente, asetticamente una delle attività più care al genere umano, che in un rapporto amoroso porta all’estasi e che «anche senza amore non è da buttar via» (Woody Allen), riflette bene il tipo di fruizione, del consumo (di questo si tratta) sessuale da parte degli adolescenti. Infatti, seppur non rendendosi conto di quanto potrebbero apprezzare maggiormente questa attività (la cosa più divertente senza ridere) non avendo fretta né la smania di sentirsi grandi, oggi quattordici e quindici anni sembrano essere le età in cui i nostri figli consumano primi rapporti sessuali. A noi genitori non fa piacere ma è così. Vorremmo dire a quei ragazzi che far l’amore è molto più bello di «fare sesso» ma è egualmente rischioso. Da una parte l’Aids, dall’altra l’eventualità di una gravidanza indesiderata. Da qui la decisione della Provincia presieduta da Nicola Zingaretti di introdurre distributori di profilattici nelle scuole superiori di Roma e dintorni. La chiesa come al solito protesta, mostrando a mio avviso di confondere il male con la cura. Sono credente e praticante. E sostengo che ha ragione il cardinale Agostino Vallini, vicario per Benedetto XVI della diocesi di Roma, quando parla di «banalizzazione dei temi dell’affettività, della sessualità e dell’educazione giovanile, proprio in un tempo in cui è al centro dell’attenzione di tutti la questione dell’emergenza educativa». Ma questa banalizzazione è in atto da tempo ed è utile prenderne coscienza anziché fare come gli struzzi infilando il capo sottoterra. Solo così si può cercare di porvi rimedio. Chi scrive è un convinto antiabortista. Le coppie che si commuovono di fronte alla prima ecografia del loro bambino, a poche settimane dal concepimento (questo è «fare sesso») ascoltando e vedendo il cuore che batte, sono poi le stesse capaci senza rimorsi, come fosse la cosa più normale del mondo, di spegnere per sempre quel battito ove non sia gradito il suo prosieguo. Alla luce di questo grande crimine perpetrato da tutto il mondo occidentale e la cui espansione non sembra trovare freni, la diffusione dei profilattici è un piccolo ma significativo passo verso un’attenzione alle abitudini sessuali che non può essere vista come dannosa in sé. Prevenire è meglio di curare specie se per cura si intende spezzare una vita. Molto meglio un distributore nelle scuole che magari servirà anche a stimolare la discussione su certi temi che rischiano di rimanere altrimenti legati alla facile ironia, alla risatina sommessa, alla battutaccia da cinepanettone. Certo, non è solo distribuendo preservativi che si risolveranno i problemi della sessualità adolescenziale ma credo che la chiesa commetta un errore ponendosi sempre allo scontro frontale con qualsiasi iniziativa che abbia per tema la sfera sessuale. Nel Vangelo di sesso non si parla quasi mai, Gesù ha dato pochissime indicazioni a riguardo e leggendo la sua parola non si ha l’impressione che lo considerasse un argomento centrale della spiritualità. Cosa che invece sembra essere per la chiesa.