Roberto D’Agostino, Dagospia 25/6/2009, 25 giugno 2009
1 - I due Grandi Vecchi del foro, GRASSO E ROSSI, non vedono l’ora di misurarsi in un’aula di tribunale con l’inquisitore Niccolò Ghedini Mentre papi-Silvio soffre come una bestia per il torcicollo, due anziani avvocati e principi del foro sono in preda ad autentici orgasmi
1 - I due Grandi Vecchi del foro, GRASSO E ROSSI, non vedono l’ora di misurarsi in un’aula di tribunale con l’inquisitore Niccolò Ghedini Mentre papi-Silvio soffre come una bestia per il torcicollo, due anziani avvocati e principi del foro sono in preda ad autentici orgasmi. Il primo, 78 anni, è Guido Rossi, il celebre giurista che ha alle sue spalle un’esperienza prestigiosa. Il secondo è Carlo Federico Grosso, il 72enne penalista torinese che è stato vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura ed è tornato alla ribalta per il caso Eluana. Entrambi sono stati ingaggiati da Carlo De Benedetti per difendere il Gruppo "Espresso" dalle accuse lanciate al convegno dei bamboccioni di Santa Margherita Ligure quando papi-Silvio ha accusato il quotidiano "la Repubblica" di un attacco eversivo nei suoi confronti e ha istigato i Giovani imprenditori a boicottare gli investimenti pubblicitari. GHEDINI Per i due avvocati che si eccitano soltanto davanti alle pandette e alle parcelle, non poteva arrivare un incarico migliore e anche la Borsa ha festeggiato il loro incarico con un balzo dell’8,25% per i titoli dell’"Espresso". A Dagospia risulta che la linea difensiva è già stata messa a punto con chiarezza in un incontro avvenuto nello studio milanese di Guido Rossi in via Sant’Andrea. In quelle stanze superGuido (come lo chiamano gli amici della sinistra) ha già affrontato nel ’92 le sue battaglie contro Berlusconi. In quell’anno guidò insieme ad Ariberto Mignoli il pool di legali schierati da De Benedetti nella guerra di Segrate che lo ha portato ad acquisire una notevole competenza nel campo editoriale. Carlo De Benedetti con moglie Negli ultimi tempi sembrava scomparso dalla scena anche se il suo nome si era riaffacciato a febbraio per la presidenza del Gruppo "Espresso" che poi è rimasta nelle mani di De Benedetti dopo un penoso braccio di ferro con il figlio Rodolfo. Nell’incontro di Milano la linea difensiva è stata messa a punto in maniera nitida. L’esperienza di Guido Rossi alla Consob (che ha guidato dal febbraio ’81 all’agosto dell’anno successivo) gli consentirà di attaccare Berlusconi per le accuse lanciate contro il Gruppo quotato in Borsa che non può essere messo all’indice con annunci che violano le regole della concorrenza. CORRADO PASSERA CON GIOVANNA SALZA - Copyright Pizzi All’avvocato Grosso toccherà invece affrontare il capitolo del presunto attacco eversivo e lo farà ricordando gli articoli 270 bis e 283 del codice penale dove si parla di atti eversivi e di attentato alla Costituzione. I due Grandi Vecchi del foro non vedono l’ora di misurarsi in un’aula di tribunale con l’inquisitore Niccolò Ghedini, l’avvocato padovano di appena 50 anni che ha assunto il ruolo di scudiero del premier ed è scivolato clamorosamente sul concetto di "utilizzatore finale". Lo scontro nelle aule del tribunale di Milano si preannuncia al calor bianco e questa volta al pallido Ghedini non basterà ripetere il suo tormentone "...ma va là!..." che lo ha reso insopportabile per la metà degli italiani. 2 - DUELLO MORTALE PASSERA-TREMONTI - PADRINI: DRAGHI E FINI PER IL BANCHIERE, GRILLI E LETTA PER GIULIETTO) probabile che alle prime ore dell’alba di uno dei prossimi giorni, nel parco di villa Borghese si svolga un duello mortale. Anche se dal 1508 la chiesa con Papa Giulio II ha scomunicato questa forma di combattimento, c’è chi giura che Giulietto Tremonti e Corradino Passera si sfideranno in uno scontro all’ultimo sangue e qualcuno ha già indicato il nome dei padrini. Per il ministro di Sondrio arriveranno Vittorio Grilli, il direttore generale del Tesoro che ha il profilo di un personaggio d’epoca, e Gianni Letta, il gran ciambellano di Berlusconi che ieri ha elogiato Giulietto per la credibilità che ha ridato al Paese ("gli dobbiamo molto anche quando qualche sua iniziativa ci fa soffrire"). "Draghi Basket"L’affamato Vittorio Grilli Da parte sua il banchiere ex-McKinsey di IntesaSanPaolo cercherà di portarsi come padrini Mario Draghi, l’avversario storico di Tremonti, e Gianfranco Fini che ha esternato ieri contro Tremonti chiedendo "un cambio di passo nell’economia". IGNAZIO LA RUSSA SILVIO BERLUSCONI GIANNI LETTA - copyright pizzi I bookmakers di Londra e del quartiere Tuscolano sono già all’opera perché considerano lo scontro inevitabile. D’altra parte non si può dargli torto quando si sente Giulietto pronunciare contro le banche parole terribili come quelle di ieri nel suo intervento all’Assemblea di Confcommercio quando citando Brecht ha esclamato: "mi chiedo se è un crimine più grande rapinare o fondare una banca". Poi con la micidiale freddezza che lo distingue ha sfregiato il banchiere Corradino dicendo che "è più facile scrivere un articolo sul "Corriere della Sera" piuttosto che governare il Paese". Nello spazio di quattro giorni la polemica tra il ministro e il banchiere è diventata furibonda con accuse che oscillano tra l’immoralità e l’illegalità verso il sistema creditizio che si dimostra freddo di fronte alla politica del ministro di Sondrio. Da parte sua Passera non le manda a dire, ma scrive e parla in prima persona ribattendo botta su botta. Così a distanza di poche ore eccolo replicare all’ex-tributarista di Sondrio con affermazioni categoriche: "non solo i banchieri e i manager devono imparare le tante lezioni di questa crisi, ma un po’ tutta la classe dirigente, dalla politica a chi fa le regole perché da questa crisi escono smitizzate molte sicurezze sull’andamento facile o automaticamente positivo dei mercati". E come se non bastasse ha sparato un colpo anche sulla Robin Tax dicendo che è stato un errore l’aumento del carico fiscale negli ultimi 12 mesi e che BancaIntesa ha dato allo Stato 16 miliardi, "una cifra pazzesca". ISABELL PETRINI LUIGI ABETE - copyright Pizzi Se fosse vivo Giulio II, il Papa che aiutò i grandi artisti del Rinascimento, lancerebbe una bolla contro questo linguaggio un po’ miserabile che sta contrapponendo il primo pilota dell’economia al primo esponente della finanza. Il duello è destinato a continuare fino a quando il nocciolo della questione non sarà risolto. Giulietto non vuole che la ripresa allarghi la voragine del debito pubblico, mentre Passera e i banchieri rapaci rifiutano di esercitare il ruolo di donatori di sangue alle imprese e alle famiglie. A villa Borghese stanno già allestendo le tribune. 3 - IL "COMPAGNO" ABETE LICENZIA Luigino Abete ha ripreso a sudare, ma questa volta lo ha fatto nell’ombra perché ciò che è avvenuto ieri ha messo a dura prova la sua coerenza e la fama di uomo di sinistra. Ai giornalisti dell’agenzia ApCom che da poche settimane è stata fusa con l’Asca, è stato annunciato il piano che prevede 27 esuberi, pari a un terzo della forza lavoro. L’annuncio però non l’ha dato Luigino, ma Brunetto Tini, l’amico piccolo imprenditore che nella nuova agenzia ricopre la carica di amministratore delegato. BRUNETTO TINI CON FIGLIA E SABRINA FLORIO - Copyright Pizzi La decisione era nell’aria da tempo ed è in linea con ciò che sta avvenendo nel settore dell’editoria dove il "là" sugli esuberi è stato dato dal quotidiano "la Stampa" che secondo l’anticipazione di Dagospia ha avviato un piano di prepensionamento per 60 giornalisti. La potatura dei giornali è iniziata e altri rami stanno per cadere al gruppo Rcs, al "Gazzettino" e al "Messaggero" di Caltagirone. La decisione di Abete che nasce come editore ma non ha mai brillato particolarmente in questa attività (prevalentemente tipografica) non è quindi sorprendente e a chi gli ha fatto notare che per un uomo amico di Prodi e di Veltroni non è bello prendere le forbici tra le mani, Luigino ha ricordato ciò che disse nel marzo del ’92 quando era presidente di Confindustria: "un imprenditore, privato o pubblico, che avvii iniziative di ristrutturazione - sostenne allora - deve agire avvalendosi di regole precise di mercato". Quelle parole oggi gli sono tornate utili anche se lo fanno sudare perché il cuore continua a battere di nascosto per una sinistra che non c’è più. 4 - CHE COSA ATTRAE "L’AGENZIA nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa"? C’è un manager a Roma che oggi tira un sospiro di sollievo. Domenico Arcuri, 44 anni e di origini calabresi che dal marzo 2007 è diventato amministratore delegato di quella che un tempo si chiamava Sviluppo Italia e adesso porta il nome barocco di "Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa". DOMENICO ARCURI E MOGLIE MYRTA MERLINO - copyright pizzi Domani il Consiglio dei ministri varerà il DPEF, il Documento di Programmazione Economica e Finanziaria che traccia la manovra dei prossimi mesi. Ma il boccoluto Arcuri, sposo della giornalista economica Myrta Merlino, sa già che la scure del Governo non cadrà sulla sua società. Le ultime notizie dicono infatti che il napoleonico ministro Brunetta avrà un anno di tempo per valutare i cosiddetti enti inutili tra i quali Tremonti ha inserito ieri con parole pesanti anche l’Istat dove a suo dire le rilevazioni statistiche sono fatte a colpi di telefonate improbabili. Per il calabrese Arcuri che dopo la laurea nell’86 alla Luiss è entrato all’Iri, poi è diventato partner di una società di Arthur Andersen e di Deloitte, è scoppiata ieri una piccola grana in Abruzzo per la messa in liquidazione di "Sviluppo Italia Abruzzo spa", una delle tante società della Holding che un tempo era guidata da Massimo Caputi. Michela Brambilla con tacco vertiginoso CARLO FEDERICO GROSSO Che cosa faccia e a che cosa serva l’Agenzia di Arcuri è difficile da capire. Le centinaia di dipendenti sparsi tra la sede centrale e la galassia delle società controllate dovrebbero attrarre investimenti dall’estero, ma nell’assenza totale di comunicazione l’Agenzia ex-Sviluppo Italia continua a vivacchiare nell’ombra. 5 - TRAGIC ITALY Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che il mondo della pubblicità considera una schifezza il logo "Magic Italy" presentato ieri da Michela Brambilla per il rilancio del Belpaese. Invece di scegliere il verde dei parchi, l’azzurro del mare e del cielo, oppure il color carota dei capelli di Michela-gambelunghe, il nuovo logo è appoggiato su un fondo nero che evoca i momenti bui della storia italiana. Un esempio di creatività freudiana".