25 giugno 2009
NELLA CLASSIFICA DEL DEBITO LONDRA SORPASSERA’ ROMA
La peggior tempesta globale dell’economia dai tempi della grande depressione del 1930 potrebbe cominciare a placarsi ma all’orizzonte si staglia un’altra nuvola nera: il massiccio ricorso al debito pubblico. A lanciare l’allarme è stato il settimanale inglese "The Economist" che non mancherà di commentare a sua volta i dati resi noti ieri dall’Economic Outlook di primavera.
Nelle pieghe del rapporto c’è uno «scenario stilizzato di medio termine » che prevede il debito pubblico inglese, sotto l’onda dei piani di stimolo voluti dal premier Gordon Brown, aumentare in funzione anticrisi dal 47% del Pil nel 2007 al 89% nel 2010 fino al 125% nel 2017, in un crescendo così vorticoso da superare addirittura quello italiano che invece passerebbe dal 112% al 127% per poi tornare al 112 per cento.
A contribuire a questo nuovo primato britannico in Europa ci sono i maxi-salvataggi delle banche della City trascinate dal crollo dell’immobiliare e dai mutui spazzatura, mentre il Belpaese può vantare, nel suo attivo, banche più solide e prudenti e un’economia più articolata nel manifatturiero. Una prospettiva, quella inglese, che potrebbe creare più di un problema al Tesoro di sua Maestà visto che la perdita della tripla A, il punteggio massimo per i bond dei paesi, è una possibilità che l’agenzia Standard&Poor’s prevede per la Gran Bretagna fra tre anni se il debito pubblico sarà pari al 100% del Pil.Ipotesi che l’Ocse in qualche modo suffraga. Sarebbe un colpo terribile al prestigio britannico che potrebbe far salire il costo dei credit default swap, lo strumento che assicura e monitora lo spread dai bund, cioè il costo aggiuntivo per le casse dello Stato per piazzare i Bot inglesi.
Anche gli Stati Uniti sono su una strada simile: la montagna del debito pubblico a stelle e a strisce, che potrebbe costringere a far alzare i tassi a lunga alla Federal Reserve, passerebbe dal 63% attuale al 98% nel 2010 e al 103% nel 2017, superando il Pil prodotto in un anno. Cifre di tutto rispetto visto che il Pil Usa viaggia sui 14mila miliardi di dollari.
Se Albione piange la Germania non ride visto che passerebbe dal 65% ( l’Ocse non usa i criteri di Maastrich nella contabilità) all’84%per poi calare al 71%.Perché anche se il deficit 2009 sarà di 80 miliardi di euro, nuovo record dalla fine della Seconda guerra mondiale, e la stessa Bundesbank non esclude un debitoPil intorno all’80% l’anno prossimo, resta forte il timore di finire come la Repubblica di Weimar. I tedeschi cioè faranno di tutto per mettere sotto controllo i conti perché sanno bene che il lassismo fiscale alla lunga è insostenibile.
La sete di fondi, che il governo sarà costretto a rastrellare per finanziare il debito, farà prosciugare gli investimenti privati e toglierà spazio alla crescita. Male, infine, anche i cugini transalpini: Parigi passerebbe dal 70% al 94% e al 99%, una grandeur di cui Sarkozy farebbe, per una volta, volentieri a meno.