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 2009  giugno 25 Giovedì calendario

Bernabè, addio all’Argentina «Telecom può vendere se ci sono offerte interessanti» - Una cessione che Telecom può considerare «se ci sono delle offerte inte­ressanti »

Bernabè, addio all’Argentina «Telecom può vendere se ci sono offerte interessanti» - Una cessione che Telecom può considerare «se ci sono delle offerte inte­ressanti ». Franco Bernabè «apre» sulla dismissione della quota del 48% in Telecom Ar­gentina, società con una capi­talizzazione di Borsa di quasi 800 milioni (1 miliardo di dol­lari). Un’ipotesi, quella della vendita, sempre negata e tutta­via alimentata dalle indiscre­zioni, compresa quella di un incarico affidato all’adivisor Credit Suisse. «Non abbiamo l’obiettivo di vendere – ha sottolineato l’amministratore delegato di Telecom ”, abbiamo l’obietti­vo di valorizzare degli asset. Se ci sono valori interessanti li considereremo». In Sud America «siamo da tanto tem­po e riteniamo di aver fatto un eccellente lavoro, tanto che Te­lecom Argentina è una società prospera, in crescita e con un’ ottima redditività e quindi noi in Argentina stiamo be­ne », ha detto senza tornare su quello stop dell’Antitrust di Buenos Aires che ha vietato al gruppo italiano di acquistare la partecipazione in mano alla famiglia Werthein e limitato il margine di manovra dei consi­glieri espressione di Telecom a causa della presenza nel­­l’azionariato della spagnola Te­lefonica (concorrente della stessa Telecom Argentina). Secondo una ricostruzione della Reuters, la vendita del­la quota in Argentina potreb­be incrociarsi con quella in Hansanet, la società tedesca cui sarebbe interessata la stessa Telefonica. Parlando a un convegno or­ganizzato da Ruling Compa­nies, Bernabè ha bollato come «farneticazioni funzionali agli hedge fund» le voci di una sua uscita. «Sono tutte stupi­daggini », il problema, ha os­servato, è «la finanziarizzazio­ne » del ruolo dell’amministra­tore delegato «tutta orientata al breve periodo, ai risultati trimestrali, alla visibilità me­diatica ». Per gestire bene «ser­vono tempi lunghi». Il capo di Telecom, già alla guida dell’Eni, ha dedicato un passaggio del suo intervento al sistema fiscale «concepito per favorire la grande impre­sa. Per questo in Italia le tasse le pagano le piccole imprese, che sono quelle che soffrono di più il carico fiscale».