L’Espresso, 25 giugno 2009, 25 giugno 2009
C’è un risarcimento di 150 mila euro dietro la sentenza bresciana che a maggio ha prosciolto Cesare Previti dall’accusa di calunnia
C’è un risarcimento di 150 mila euro dietro la sentenza bresciana che a maggio ha prosciolto Cesare Previti dall’accusa di calunnia. Un’assoluzione che ora è definitiva anche grazie a quel rimborso versato dall’ex ministro di Forza Italia a favore del pm Ilda Boccassini, dell’ex magistrato Gherardo Colombo e del maresciallo Daniele Spello.
Il lato paradossale è che l’ex parlamentare ha risarcito i tre daneggiati nell’unico processo per cui è stato assolto, mentre deve ancora rimborsare un soldo per le due maxi-corruzioni (Imi-Sir e Mondadori) per cui è stato condannato. Giudicato colpevole di aver corrotto nel ’90 e ’91 il giudice romano Vittorio Metta, l’avvocato Previti aveva sostenuto, in particolare, che sarebbero esistite prove della sua innocenza, ma che gli inquirenti milanesi le tenevano nascoste in un fascicolo segreto.
Accertata l’"infondatezza" di questa e altre accuse, la Procura di Brescia ha ritorto il caso contro Previti, chiedendo di condannarlo a tre anni per calunnia. Poco prima del verdetto, l’ex onorevole ha però risarcito i tre danneggiati. Poi la sentenza ha escluso gli estremi della calunnia: quella di Previti era "un’interpretazione distorta". Ora i pm bresciani, visto il risarcimento, hanno rinunciato a impugnare.