Guido Ceronetti, La Stampa 22/03/20009, 22 marzo 2000
SE NON MASCHIA CHE GUERRA
Giusto o giustiziale? Ugualitarismo o confusione? L’India antica vedeva nell’oltrepassamento delle caste e nel loro mescolarsi la peggiore delle sciagure (e anche in Occidente fu così, fino alla rivoluzione francese). Oggi la distruzione di tutte, nessuna esclusa, le barriere di classe ha la forza di un gigantesco rivolgimento sociale. Ci guadagna la giustizia pratica; l’ingiustizia cancellata è accompagnata da sottili perdite invisibili che prima o poi finiranno per essere avvertite. La politica è sempre tragica, perché sempre imporrà di scegliere e di scegliere nel destinato.
Tutto chiede, anzi reclama, un pensiero che plachi, nell’impossibilità di risolvere. La rivoluzione spagnola, repressa tra il 1936 e il 1939, sangue su sangue, deliri su deliri, si piglia una incredibile rivincita oggi, sotto monarchia, grazie a un governo socialista dei più pacifici, quello di Luís Zapatero e del suo gineceo, che niente ferma più. Dove sono finite le «ingabbiate femmine di Spagna» della poesia di Machado? Non certo nel governo futuribilista di Zapatero!
Il 7 marzo scorso la Gazzetta Ufficiale spagnola stabiliva questo punto di legislazione: la transessualità è riconosciuta senza ablazione del pene né sentenza giudiziaria, basterà iscrizione anagrafica con nome e sesso cambiati perché si possa volontariamente diventare uomo o donna (ma in questo caso la metamorfosi chirurgica mi pare inevitabile). In visite mediche o di polizia gli equivoci potranno essere numerosi, però questo non riguarda la filosofia. Le informazioni che ho sono lacunose, sufficienti tuttavia per abbracciare, per quanto posso, il problema.
Di fatto, la legge (elaborata e firmata da donne-ministro) cancella le barriere dell’identità sessuale materiale che si frapponevano tra ingresso nelle forze armate e trans: ti ammetterebbero col pene (purché inerte, spero) nei corpi armati femminili, ti iscriverebbero senza difficoltà, donna apparente, nei maschili. Una di nascita femmina, o di sesso ambiguo, potrà essere soldato-uomo tra uomini-soldati, finora refrattari ad ogni impurezza dovuta a un apparato genitale imperfetto. Resta da vedere se riuscirà a queste nuove reclute di urinare davanti ai naturali compagni e compagne senza appartarsi. Un trans di questo tipo, di nome immaginario Aitor, era disperato, prima del 7 marzo, perché l’esercito spagnolo lo respingeva. Ora sarà arruolato.
Nel 1938 Giulio Einaudi pubblicò nei suoi Saggi un meraviglioso capolavoro: Tsushima, dello scrittore tedesco Frank Thiess, un romanzo-poema epico sulla guerra russo-giapponese del 1904-1905. Leggevo questo libro formidabile verso 1970 (fortunatamente è ancora in catalogo) e penso tuttora che sia impossibile per qualsiasi donna tollerarlo, per la fortissima impregnazione maschile di un testo dove non esistono che uomini, macchine, e guerra col mare intorno.
Lo spazio dove il principio maschile si è espresso nel modo più grandioso e terribile è la guerra: in Tsushima se ne celebra il trionfo e il congedo dalla storia evenemenziale e morale. In un verso inarrivabile Apollinaire paragona la lamentosità dei colpi d’artiglieria prima di un assalto in 14-18 al lamento di una donna sopraparto, in preda alle doglie, e il verso successivo riafferma, quasi con rabbia di geloso, la solitudine mortale del principio maschile: «Notte di uomini soltanto». Sottolineo io quel soltanto. Di uomini soltanto, anche le doglie della notte di bombardamento! Uno scoppio di delirio - ma su questa terra è pur passato qualcosa. Da p. 374 dell’edizione Einaudi-Struzzi di Tsushima: «A questo punto la battaglia trascese il suo scopo, non si trattava più della vittoria o della sconfitta, ma dell’estrema prova dell’esistenza virile sulla terra: il valore fino alla morte».
Tsushima: scontro e lutto di uomini soltanto. Così saranno, dieci anni dopo, le trincee-fessure femminili per illimitate immolazioni d’uomini.
Di fronte alle odierne prove di «virilità» che consistono di sfoghi e disprezzi bestiali contro le donne, in azioni criminali e coltellate sportive, riflettere alla moviola sulle «prove estreme» che furono offre un momento di calma.
La guerra elettronica ha cessato di essere vera guerra, e in tutti gli apparati militari è in atto, come un Niagara in lontananza, una specie di matriarcato: presto, forse, il rombo sarà vicino.
Nelle legislazioni democratiche e nei futuri regolamenti d’ingaggio saranno numerosi i militari trans? A me importa qui vedere quale rivoluzionario senso possa avere tale misura. Un senso c’è: sociale, storico, morale e metafisico. Anche senza pene si può fare benissimo una guerra di compiuter: non si potranno però mai più fabbricare tempre come i marinai russi immolati a Tsushima.
Nel Vangelo di Tommaso - che contiene molte verità cristiano-gnostiche, ma è rigorosamente escluso dai testi canonici di tutte le Chiese - i discepoli domandano ansiosi al Maestro Gesù: «Quando verrà il tuo Regno?». E ricevono questa risposta, ripetuta anche in altri testi che si è voluto dimenticare: «Quando calpesterete l’abito di vergogna, e il due diverrà uno, e il maschio e la femmina non saranno più né maschio, né femmina».
Poche migliaia di trans (circa ottomila in Spagna, secondo le associazioni) non avvicinerebbero la prospettiva, ma nelle profezie non si fanno censimenti: riscattati e accolti i trans per legge di Stato nelle difese nazionali, è l’intera società a perdere simbolicamente le diversità sessuali.
Vista nella prospettiva messianica, il cui tempo è sempre l’Adesso, l’avanzata giustizialista-ugualitaria diventa segno. Quel che si manifesta come progredire dell’insignificante, come segno cifrato si attua pieno di valore inatteso