Margherita Belgiojoso, Il Sole-24 Ore 18/1/2009, pagina 29., 18 gennaio 2009
Nel 1914 Tommaso Marinetti visitò per tre settimane la Russia e lì rimase impressionato dalle donne «bellissime dame mascheranti d’oriente voluttuoso e simili a due giaguari per le loro grazie feline e lente»
Nel 1914 Tommaso Marinetti visitò per tre settimane la Russia e lì rimase impressionato dalle donne «bellissime dame mascheranti d’oriente voluttuoso e simili a due giaguari per le loro grazie feline e lente». Durante una festa organizzata dal petroliere armeno Aleksandr Montacev conquistò una ebrea che aveva un «vezzosissimo modo di muovere le anche e cadenzare un passo marziale che tuttora mi perseguita i nervi». Ubriaco fu portato dalla donna all’albergo Metropol dove, scosso dai conati di vomito, fu rimesso in sesto da due camerieri: «Maneggiandomi come una grondaia mi svuotano ma sono inesauribile». A Pietroburgo, raccontò lo scrittore e poeta futurista Benedict Livsic, Marinetti fu visto minaccioso contro la clientela del locale "Cane Randagio": «Possedere una donna non significa strofinarsi contro di lei, bensì penetrare con il proprio corpo in un altro corpo», e anche: «Infilare un ginocchio tra le cosce? Che ingenuità! E che farà l’altro ginocchio?». Una sera fu avvicinato da una bruna caucasica vestita di verde che gli fece leggere un foglietto: «"Ya lubli vas" che vuol dire ti amo molto seguono sedici firme tutte scritte col sangue cavato pazientemente col pugnaletto d’oro dalle braccia». In Russia non attrasse solo donne: incontrò Sergei Diaghilev, «trentunenne calmucco a naso camuso occhi di liquerizia profetizzato genio». Il fondatore dei Balletti russi gli tessè le lodi dell’amore omosessuale: «Un grande artista deve possedere i caratteri dei due sessi come Leonardo Michelangelo Wagner eccetera ed essere omosessuale e eterosessuale perché il coito privo di bellezza è soltanto fecondativo prolungatore della specie». Marinetti non si lasciò convincere: «Caro Diaghileff adoro le russe».