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 2009  gennaio 19 Lunedì calendario

La pesca, la caccia e la raccolta di vegetali eseguite in modo intensivo, possono avere un forte impatto sulle dimensioni e sull´età riproduttiva degli organismi viventi

La pesca, la caccia e la raccolta di vegetali eseguite in modo intensivo, possono avere un forte impatto sulle dimensioni e sull´età riproduttiva degli organismi viventi. La conseguenza è un forte indebolimento delle specie, un elemento che unito ad altri può causare la loro estinzione. La scoperta è stata realizzata da ricercatori americani e canadesi e pubblicata sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Science. Secondo Chris Darimont dell´Università della California a Santa Cruz (Usa), autore della ricerca, l´azione di caccia, di pesca o di raccolta dell´uomo può far variare anche di 300 volte in più la velocità con la quale gli esseri viventi mutano normalmente. «Ma il problema non è solo una questione di velocità di mutamento delle specie viventi, ma anche delle conseguenze cui vanno incontro. Per quelle sottoposte alla maggiore pressione dell´uomo si è notata una riduzione delle loro dimensioni del 20% e l´età della prima riproduzione è del 25% inferiore rispetto a quella delle generazioni precedenti. E tutto questo è avvenuto in soli 30 anni», spiega il ricercatore. Lo studio è il primo che ha confrontato l´evoluzione di alcuni animali e vegetali predati dall´uomo rispetto a quelli che vivono in ambienti non raggiunti dalla caccia, dalla pesca o dalla raccolta. Darimont ha raccolto 34 ricerche di organismi sottoposti a caccia intensiva da parte dell´uomo: riguardano 29 specie di animali che vivono in 40 aree geografiche del pianeta. La scelta è caduta su alcuni pesci, su alcuni mammiferi, ma anche su invertebrati e due specie vegetali, la Saussurea e il Gingseng. Secondo il ricercatore, per alcuni animali vi è un trasferimento di informazione genetica che sta spingendo generazione dopo generazione a ridurre le proprie dimensioni, quasi a voler sfuggire alla caccia, in senso lato, dell´uomo. Per altre specie invece, non c´è un coinvolgimento genetico, soprattutto per quelle coinvolte in un anticipo della procreazione, in quanto una riproduzione anticipata avviene in seguito all´abbondanza di cibo che gli organismi si ritrovano ad avere perché il loro numero è diminuito con il tempo. Ma una riproduzione anticipata porta in pochi anni ad un´esplosione di organismi che poi si ritrovano senza cibo a sufficienza e quindi muoiono intere "popolazioni" muoiono in breve tempo. E´ quello che sta succedendo, per esempio, ai tonni al largo delle coste orientali del Canada, dove negli ultimi anni l´età riproduttiva è scesa da 6 a 5 anni. Anche il tentativo di organizzare la caccia secondo determinati schemi creati per proteggere gli animali, paradossalmente, può portare a mutamenti rapidissimi. Spiega Paul Parquet dell´Università di Calgary (Canada), coautore della ricerca: «Ai cacciatori di ighorn, una pecora selvatica dalle lunghe corna, si chiede di non abbattere esemplari con piccole corna, in quanto più giovani. Ebbene nell´arco di 30 anni si è osservato una riduzione della massa corporea e della lunghezza delle corna del 20%». Secondo i ricercatori anche se si smette di creare una pressione su tali organismi non c´è una così veloce reversibilità della situazione.