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 2009  gennaio 19 Lunedì calendario

MMATIA BERNARDO BAGNOLI PER LA STAMPA DI LUNEDì 19 GENNAIO

LAVORARE MENO LAVORARE TUTTI

Lavorare poco, lavorare tutti. Il mantra sempre intonato da un certo sindacalismo, dai sostenitori della 35esima ora - nonché da imprenditori alle prese con la recessione - è tornato, grazie alla crisi internazionale, drammaticamente di moda. Eppure, per oltre 40 anni, nel generale disinteresse globale, la piccola isoletta di Himeshima - scoglio da 2700 anime nel Sud del Giappone - è riuscita a superare cicliche depressioni grazie al suo innovativo «contratto» di lavoro collettivo: il work-sharing. Ovvero rinunciare tutti a qualche ora lavorata pur di avere occupazione piena. Un modello che, improvvisamente, ha suscitato l’entusiasmo della politica e dell’industria automobilistica nipponica. Che ha pensato bene d’importare il «metodo Himeshima» nelle sue catene di montaggio.
La grande crisi, infatti, non ha certo risparmiato il Giappone. Il raffreddamento dei consumi in Europa e Stati Uniti si è fatto presto sentire nell’industrioso Paese del Sol levante. Ecco allora che il «lavoro condiviso» - work-sharing, per l’appunto - è apparso come il metodo migliore per mantenere livelli di occupazione accettabili e contenere così il malcontento creato dall’aumento della disoccupazione, ritenuta dai politici giapponesi - considerati i costi sociali ed elettorali che comporta - peggiore della peste.
Il ministro del Lavoro Yoichi Masuzoe non ha avuto remore nel definire il «lavoro condiviso» un «concetto rivoluzionario».
Anche a Himeshima, d’altra parte, vanno fieri del loro metodo. Stando a quanto dichiarato al Times dal sindaco dell’isola, il patto tra lavoratori ha evitato alla comunità il destino di quei «villaggi fantasma» spazzati via dalla lunga depressione giapponese. Tutte le attività produttive di Himeshima - a partire dall’allevamento di gamberi, prima risorsa dell’isola, ma anche la compagnia di traghetti, la pubblica amministrazione, l’ospedale e la casa di riposo - prendono parte all’esperimento. Che visti gli onorati 40 anni di vita, può oramai dirsi più che collaudato. E poco male se gli stipendi, in tutti questi anni, sono rimasti più o meno gli stessi.
Ma è possibile, si domandano gli addetti ai lavori, adattare un modello nato in una realtà tanto remota alla produzione di scala della seconda potenza industriale del pianeta? La Toyota, la Isuzu, la Mazda e la Mitsubishi hanno deciso di provarci. E hanno tutte introdotto forme di «lavoro condiviso» tra i loro operai. All’esperimento dei colossi dell’auto guardano ora con trepidazione tutti gli altri settori colpiti dalla crisi: il work-sharing, tenuto conto del tessuto sociale giapponese, è visto come l’unico sistema per tagliare i costi di produzione mantenendo un’immagine di responsabilità industriale.
La situazione, d’altra parte, è seria davvero. La Toyota, ad esempio, ha fatto sapere che nei prossimi tre mesi dimezzerà la produzione di auto in Giappone. Da febbraio ad aprile, quindi, il gruppo produrrà 9.000 veicoli al giorno contro la media quotidiana di 20.000 veicoli mantenuta per tutto il 2008. Si tratta del livello di produzione più basso degli ultimi 30 anni. La Honda, dal canto suo, ha risposto con il taglio di 3.100 posti di lavoro temporanei entro la fine di aprile. La misura si combina con la riduzione della produzione interna di altri 56.000 veicoli - che entro fine marzo colpirà gli stabilimenti di Saitama e Mie.
L’industria dell’auto, per quanto importante, è però solo una parte del tutto. Stando agli ultimi dati disponibili, infatti, sarebbero già 100 mila i posti di lavoro andati in fumo nel settore manifatturiero da quando è scoppiata la crisi economica e finanziaria. Niente di strano, quindi, che non tutti vadano pazzi per il nuovo credo. I sindacati, i lavoratori interinali - ma anche semplici cittadini - credono infatti che il work-sharing di nuovo conio avrà ben poco da spartire con l’originale metodo Himeshima. Se fino a poco tempo fa i dirigenti erano guardati con favore dai loro dipendenti ora - dice il Times - le cose sono cambiate profondamente: il sentimento che prevale è il sospetto e la disillusione. Insomma, il timore che dietro alla suadente e solidale espressione «lavoro condiviso» si celino in realtà massicce riduzioni dei salari e gentili tagli al personale è forte.
Ecco allora che Rengo - il più forte sindacato nipponico - chiede per la prima volta in otto anni un aumento del salario di base mentre Fujio Mitarai, presidente della Japan Business Federation - o Nippon Keidanren, la Confindustria giapponese - caldeggia la «condivisione del lavoro» come metodo per mantenere le persone occupate. Il tempo dirà quali direzioni hanno preso le trattative. Certo è che il governatore della Banca centrale Masaaki Shirakawa ha rinnovato recentemente tutte le sue preoccupazioni su un ulteriore deterioramento dell’economia - con conseguenti perdite di altri posti di lavoro. Il sempre verde mito del «lavorare poco, lavorare tutti» resterebbe in quel caso appannaggio della sola Himeshima.