Marinella Venegoni, la Stampa 19/01/2009, 19 gennaio 2009
MARINELLA VENEGONI PER LA STAMPA DI LUNEDì 19 GENNAIO
I 75 ANNI DI GINO PAOLI
Nel 1959, Gino Paoli aveva 25 anni, la scriminatura da una parte come i bravi ragazzi, e non era bello come è diventato da vecchio, con i baffoni bianchi stampati sotto gli occhi chiari, da gatto diffidente; però aveva già quel successo con le donne che l’ha accompagnato tutta la vita, con l’approdo, negli ultimi 25 anni, fra le braccia di una moglie modenese simpatica e bellissima, Paola Penzo. Avrà 75 anni a settembre, Ginettaccio: e ora che l’amore non disturba, lo incontri negli aeroporti, con i suoi musicisti: «Io vado dove mi chiedono. E se mi chiedono in un locale di bagasce, vado in un locale di bagasce», è la sua filosofia di uomo libero.
Mezzo secolo fa Gino - grafico pubblicitario a Genova, mai contento, soggiogato alla musica dall’amico Luigi Tenco - debuttava come interprete: da Genova era salito a Milano, trascinato da Gianfranco Reverberi nello studio di Nanni Ricordi, che aveva aperto un’etichetta discografica dove s’inventava il pop d’autore italiano. All’inizio cantava pezzi non suoi, nessuno avrebbe scommesso che si sarebbe rivelato il padre nobile della canzone d’autore italiana. Del primo mezzo secolo di gloria, s’è naturalmente ricordato pure lui, mentre era al lavoro sul prossimo album che farà di questa settimana una «Paoli’s week»: domani all’Auditorium del Parco della Musica in Roma sarà in concerto con «Storie», album di inediti che ha già un assaggio in giro, «Il nome», nel suo stile: «Se questo non è amore, dimmelo tu cos’è...», sussurra Gino con il consumato tono dimesso che rivoltò come un calzino il nostro modo di cantare.
L’obbligo di accorgersi che Paoli esisteva scattò dal 1960. Dall’inquieto frequentatore di club e teatri, residente in una soffitta di Boccadasse, emergeva il primo degli ora famigerati cantautori. Cantava piano la sua Gatta con la macchia nera sul muso, s’innamorava di Ornella Vanoni che gli ispirava «Senza Fine». Bellissima. Intorno, le periferie di Torino e Milano crescevano tumultuosamente: il miracolo economico. Si alzavano i piani delle case. E si alzavano gli occhi di Mina, mentre cantava «Il cielo in una stanza» arrivata nel ”61 con un riconoscimento generale del talento di Paoli autore. Cambiava pelle la società italiana, che si sfilava alla retorica ma continuava nel gusto acuto del pettegolezzo: parallelamente allo scandalo per Mina ragazza-madre, fece scalpore la storia d’amore di Ginettaccio con la giovanissima Stefania Sandrelli, e il fatto che Paoli avesse a pochi mesi di distanza due figli da donne diverse: Giovanni dalla moglie Anna e Amanda dall’attrice; un frutto anche musicale di quell’amore - «Sapore di sale» - allietò il Cantagiro del 1963, e rimane prototipo del tormentone estivo: «Un’estate così spensierata non ci sarebbe mai più stata - mi confessò -. Da allora si tornò sempre a casa, dopo le vacanze, preoccupati per il futuro. Per me, quel successo ha significato diventare un divo vero, con le ragazzine che mi strappavano i vestiti. Per un po’ mi sono sentito chissà chi: è vero che si diventa stronzi, con un successo così».
Anche le ultime pietre furono costrette a sapere chi era Paoli, quando si sparò un colpo al cuore, all’apice del successo, proprio in quei tempi. Le ragioni restano misteriose, la pallottola ancora gli fa compagnia; fu un sinistro (e fortunato) anticipo di un identico gesto estremo che quattro anni dopo avrebbe ucciso il suo amico Luigi Tenco, durante il Festival del 1967.
Gino si rimise a lavorare subito, sfornò «Che cosa c’è», ma finì in disparte, perché il vento del cambiamento travolgeva ancora la società italiana: era arrivato il beat, trionfavano i Beatles, uscivano i Rolling Stones. Nascevano Diabolik e la banconota da 100 mila lire. I nuovi ritmi che scuotevano il mondo giovanile, le canzoni di protesta, obbligarono Gino a guardare altrove. Antesignano anche lì, fece fiorire in Liguria e a Lampedusa ristoranti dei quali ancora si favoleggia; si disse che non disdegnava alcol e droga. Erano ormai i Settanta. Una giovanissima Paola Penzo era entrata nella sua vita.
Poco hanno concesso gli Ottanta al recupero del passato, ma Paoli c’era. Fu lì, mentre Milano diventava da bere e l’Italia usciva dalla recessione, che nel 1985 Gino Paoli e l’amore di un tempo Ornella Vanoni, si imbarcarono in un tour italiano da tutto esaurito. C’era «Una lunga storia d’amore» da raccontare, e un passato artistico che riconquistava un senso anche per i ragazzi che non avevano vissuto la sua epopea minimalista. Dice Gino: «La canzone è un’arte povera, fabbrica attrezzi che possono essere usati da tutti. Chi canta sulla spiaggia, non può suonare con la chitarra Wagner, ma neanche quei pezzi sparati a centomila beat che dominano questi tempi».
Nell’87, Paoli sarà anche il primo degli uomini di spettacolo italiani a finire in Parlamento (indipendente del Pci). Un’esperienza travagliata (con un progetto di legge per la musica mai andato in porto) che lo lascerà con l’amaro in bocca: «Uno choc dal quale non mi sono mai ripreso». Qualcosa di quel periodo finirà in «Quattro amici al bar», che nel ”91 racconta l’eterna aspirazione al cambiamento dei ragazzi. C’è ormai il vento di Tangentopoli, ma nell’ennesimo cambiamento Gino Paoli resterà fedele a se stesso: prosciuga e intensifica lo stile interpretativo, continuando fino a oggi a dare superbi saggi di bravura. Se l’incontrate in un aeroporto, è un pezzo d’Italia che ancora ci racconta la nostra anima: «Gli artisti si dividono in due categorie, quelli che non si vendono, e tutti gli altri», dice. Indovinate dove sta lui.
Cinquant’anni di carriera festeggiati con un concerto e un disco: mercoledì 21 gennaio, Gino Paoli presenterà in anteprima al Parco della Musica di Roma (ore 21), il nuovo album «Storie». Con Paoli, sul palco ci saranno nove musicisti, Vittorio Riva Batteria, Marco Caudai Basso, Maurizio Fiordiliso e Carlo Fimiani Chitarre e Gnu Quartet (Francesca Rapetti Flauto, Roberto Izzo Violino, Raffaele Rebaudengo Viola e Stefano Cabrera Violoncello). Tra le recenti soddisfazioni musicali, Paoli si è presa anche quella di un incontro jazz («Milestone»), suonando con Enrico Rava, Flavio Boltro, Danilo Rea, Rosario Bonaccorso e Roberto Gatto.