Domenico Quirico, la Stampa 18/01/2009, 18 gennaio 2009
DOMENICO QUIRICO PER LA STAMPA DI DOMENICA 18 GENNAIO
E’ successo pochi mesi fa. Nel suo ufficio di ministro della Giustizia. Il televisore va in panne. Catastrofe. Urla, strilli. Vengono convocati capigabinetto, alti funzionari; ahi, è una delle famose, terribili collere della signora ministro. Bisogna riparare il televisore e subito in pochi secondi, nel palazzo ce ne sono a decine ma che importa, lei, Rachida, vuole quello. Difficile da farsi, attorno a Place Vendôme c’è un quartiere dove è più facile trovare dei gioiellieri. Il capo gabinetto fa il miracolo: arriva in un baleno un tecnico.
A posto, ci siamo, un minuto e il televisore della Guardasigilli è pronto. Ma... il poveretto deve fare anticamera due ore. Lei è fatta così, ha i suoi capricci. allo stesso tempo disarmante e capricciosa, simpatica, non sgradevole».
Gilles Gaetner, redattore capo al settimanale «L’Express» ha il talento del narratore e dispone di archivi di aneddoti, quelli che un tempo rendevano deliziose le ore con i vecchi cremlinologi. Specie scomparsa. Il suo soggetto è molto più glamour, è la Dati, la femme de pouvoir più famosa di Francia. Su di lei ha scritto un libro di successo, «Rachida Dati: et si on parlait de vous?», di grande successo. Le sue fonti sono i magistrati, i grandi nemici di madame, gli stessi che ogni tanto fanno scivolare ai giornali trappole avvelenate contro quella che considerano con livore in fondo soltanto una piccola sostituto di provincia.
Allora quali sono le ultime sulla Dati, grande mare di voci che ondeggia tra le redazioni dei settimanali, palazzi della politica e salotti della Rive Gauche? Allatta, garantisce la sua amica Bernadette Chirac che ha reso visita a Zohra, attualmente parcheggiata dalla sorella. La polemica sul troppo rapido ritorno al lavoro ministeriale è meno viscida ma non è scomparsa. Corrono stupefatte indiscrezioni sulle cadenze della sua giornata in ufficio alle sette e di ritorno a casa alle nove... ma come fa? Dopo le femministe, mugugnano le mamme: quella bimba crescerà trascurata! Sul fronte del padre si attende la annunciata «sorpresa» di gennaio: e se fosse, dopo tanti nomi e cognomi, una fecondazione in vitro? Attenzione, sui giornali impazza la polemica sul fatto che troppe donne in Francia ancora esitano a servirsene…
Gaetner sorride: «La comunicazione è la sua forza, ha l’investitura del popolo, gioca la carta dell’opinione pubblica contro i suoi nemici i magistrati e lo stesso Sarkozy. Quando arriva in una città per le sue visite la gente si affolla per scandire: Dati, Dati. Come avevo annunciato non lascerà il governo per un seggio all’europarlamento, dice no, adesso si parla delle regionali: su una cosa state certi: non lascerà la politica tanto presto».
E racconta come il simbolo della diversità ha scalato il potere, la storia di un moderno Rastignac: «Dati, nata povera, vuole riuscire, c’è in lei una fantastica volontà di rivincita sociale, è nata in provincia e vuole salire a Parigi per incontrare gente importante e famosa, sa che il successo passa di lì. Allora viene a sapere che c’è un ricevimento molto chic della ambasciata di Algeria in un hotel di Rue Castiglione, curioso destino è a trenta metri dal ministero della Giustizia. Riesce a imbucarsi e si fionda su Albin Chalondon, bell’uomo anche se non giovanissimo e soprattutto ministro della Giustizia del governo Chirac. Per combinazione si è appena documentata leggendo la sua biografia su Le Figaro. Lo incanta e ottiene un invito a pranzo. l’uomo che l’ha guidata al ministero. Sa farsi notare, pranzo dopo pranzo. E la lista è lunga: altro party ed è la volta del miliardario Lagardère che le trova un lavoro, poi Simone Weil, poi Kouchner poi Sarkozy. Sì, è davvero Rastignac in gonnella che conquista la capitale. una donna che non ha una grande cultura nel senso lato del termine ma che sente le cose, sente che quel tipo lì può avere un destino. Con Sarkozy ha fatto così».
Balzac dunque, anche se dichiara che il suo libro preferito è «Au bonheur des dames» di Zola perché, dice, lei si immedesima. E adesso eccola al potere. tutto per lei, basta vedere come dice «l’Ufficio». «Sapete, ministro guardasigilli vuol dire tanto in Francia: è Napoleone, è l’Ottocento e Cambacérès. Lei sta lì se lo guarda con i suoi ori le dorature la pompa...».
Quando il Presidente le annunciò che sarebbe diventata ministro guardasigilli si mise a piangere e lui le disse: «Piantala, non devi piangere, devi riuscire». «Il Presidente è suo mentore e padre, c’è una ammirazione reciproca anche se da parte di lui c’è dell’altro, le serve come simbolo della diversità al governo. Si è infuriato con lei ma c’è ancora tenerezza e riconosce a questa donna che ha fatto delle cretinate il merito di aver fatto passare le riforme. Dati è il suo clone».
Con le donne di Sarkozy è più complicato: «Le relazioni con Cécilia erano come si sa molto buone. Lei è stata una seconda scelta, Sarkozy aveva deciso di affidare il ministero a Hubert Védrine che ha rifiutato e Cécilia gli ha soffiato il nome di lei. Con Carla? Le relazioni non sono buone anche se si sono evolute. Il fatto è che lei è cinica, ha gettato via Cécilia quando era uscita di scena. E poi c’è la vicenda del settimo Arrondissement: elezioni per la capitale, lei annuncia che punta al consiglio comunale, al ruolo di braccio destro del possibile sindaco di destra. Per il quartiere strada aperta al sindaco uscente, tale Dumont, politico sperimentato e poco ambizioso. Vince la sinistra: addio sogni di vicesindaco, annuncia: sarò sindaco del Settimo! E il povero Dumont? Può farmi da vice!».
E poi c’è la ostinazione, di essere ricevuta dal Papa in udienza privata. Perché? «Mai spiegato. Forse solo perché è un uomo che conta, che fa immagine. Rachida organizza un programma infernale: partenza da Parigi, pranzo con le donne ministro italiane, udienza in Vaticano. Alle cinque di nuovo a Parigi per una cerimonia ministeriale: l’ha fermata Sarkozy».
Già la bimba, lo shopping da Dior (oggi un po’ in sordina) il ministero. Come è possibile? «Sapete, un po’ scherzando si può dire che il vero ministro della Giustizia non è a Place Vendôme ma in rue du Faubourg Saint-Honoré 55 e si chiama Patrick Ouart: chi è? Mai sentito? Un magistrato, vera stoffa di grande funzionario dello Stato, vicino a Sarkozy: è lui che gestisce i dossier le nomine gli affari sensibili. A lei interessa solo la sicurezza e la politica penale».