19/1/2009, 19 gennaio 2009
LE DONNE ANDRANNO IN PENSIONE PIU’ TARDI
L’età in cui le impiegate dello Stato vanno in pensione sarà innalzata a partire probabilmente già da quest’anno. una notizia ufficiale. Il Dipartimento per le Politiche comunitarie ha scritto a Bruxelles comunicando che l’Italia si inchinerà alla sentenza della Corte di Giustizia del Lussemburgo che ci condannava per la disparità di trattamento riservata, tra gli statali, agli uomini e alle donne.
Ne abbiamo già parlato un mese fa.
Sì. Allora Brunetta se ne uscì con l’annuncio che voleva fare questa cosa e fummo costretti a sopportare la solita pioggia di dichiarazioni sindacali e di indignazioni pseudofemministe che non tenevano assolutamente conto del fatto che dovevamo sottostare a una sentenza europea. E che, se l’avessimo ignorata, ci sarebbe stata comminata una multa di una decina di milioni di euro per il passato e una sanzione compresa tra i 12 mila e i 700 mila euro per ogni giorno di mancato adeguamento. Si trattava di briscole non da poco: un solo mese di ritardo ci sarebbe potuto costare poco più di 20 milioni.
Basterà dire che ci metteremo a posto per fermare tutto?
Sì, la Grecia e l’Austria, che avevano problemi simili al nostro, allineeranno uomini e donne entro il 2020. Si accosteranno a quel risultato a piccoli passi, anno per anno. Noi dovremmo senz’altro aver portato tutti a 62 anni entro il 2012. Quando dico ”tutti” intendo i dipendenti pubblici.
E i privati niente?
Si dovranno adeguare per forza anche i privati, altrimenti i nostri tribunali dovranno sopportare parecchie migliaia di cause. Ieri nessuno ha parlato, tranne la Lanzillotta, ministro ombra del Pd per la pubblica amministrazione. Ha ribadito la sua posizione: favorevole all’innalzamento dell’eta pensionabile delle donne purché si utilizzino i soldi risparmiati in favore delle stesse donne (asili nido eccetera). Brunetta ha messo in piedi una commissione per studiare quale sia la via migliore da seguire. Ne fanno parte: Fiorella Kostoris, Filippo Patroni Griffi, Mariella Cozzolino e Giuliano Cazzola. Ieri la Kostoris ha spiegato al Sole 24 Ore che uomini e donne tendono naturalmente ad andare in pensione insieme: nel 2007 l’età media dei nuovi pensionati è stata di 61 anni e delle pensionate 59,8. Nel 2006 i due gruppi erano ancora più vicini: 60,5 e 60. Bisogna considerare che il sistema italiano è complicato dalla presenza delle pensioni cosiddette di anzianità, rendite cioè che si riscuotono prima dell’età canonica purché si sia raggiunto un certo tetto di contributi. Tutto chiaro?
Qualche esempio?
quel comparto micidiale su cui si esercitò prima Maroni, con il famoso ”scalone”, e poi il duo Prodi-Damiano, che abolì lo scalone e introdusse gli scalini. Insomma, uno con 35 anni di contributi poteva andare in pensione anche a 58 anni. Per porre fine a questo privilegio (il 58enne del caso infatti pigliava la pensione ma continuava spesso a lavorare in nero), si stabilì di innalzare l’età in cui si poteva godere della pensione d’anzianità. La riforma Maroni lo faceva bruscamente, la riforma Prodi-Damiano – in vigore adesso – lo fa gradualmente. Questa gradualità però è costosa: almeno 10 miliardi di euro, da spendere tutti nei primi anni e da recuperare molto dopo. Beh, Giuliano Cazzola, che fa parte della commissione di Brunetta, sostiene che basterà innalzare l’età pensionabile delle donne per recuperare 7,5 miliardi.
I sindacati staranno zitti?
Ieri non hanno detto niente. La discussione adesso è su che via seguire per arrivare a un risultato talmente noto che lo avevamo preannunciato noi stessi un mese fa: rendere l’andata in pensione per tutti – uomini, donne, pubblico, privato – una scelta flessibile del periodo 62-67 anni (si può andare o non andare, a scelta). Mandare invece tutti a riposare, obbligatoriamente, al 67esimo anno. Questo tenendo ferma la situazione attuale. Perché poi, fortunatamente, la vita continua ad allungarsi e ogni paio d’anni questi calcoli – sull’età e sul resto - vanno rifati da capo.