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 2006  dicembre 26 Martedì calendario

’Unità 27 Dicembre di Diego Novelli IL LIBRO La sorprendente e improvvisa crisi ideologica negli anni 80

’Unità 27 Dicembre di Diego Novelli IL LIBRO La sorprendente e improvvisa crisi ideologica negli anni 80. Quando accusò l’allora sindaco di collaborare con il Mossad, e Luciano Berio di essere filo-israeliano È in questi giorni in libreria «Com’era bello il mio Pci» di Diego Novelli, Melampo editore, illustrato da Paolo Deandrea. Ne pubblichiamo qui il capitolo dedicato all’«apostata» Giuliano Ferrara. La crisi ideologica più sorprendente ed esemplare è stata quella vissuta da Giuliano Ferrara. Quando sento dire, da tanti, da troppi esponenti della sinistra, con tono ammirato e amichevole, «comunque Giuliano Ferrara è una delle persone più intelligenti che io ho conosciuto», mi monta la mosca al naso. Come usa la sua intelligenza? Posso dire di avere conosciuto Giuliano molto da vicino. Ha vissuto con me, in casa, con la mia famiglia, per un non breve periodo di tempo quando all’inizio degli anni ”70 Giancarlo Pajetta, per toglierlo dalle beghe romane dove si era infognato (litigi nella Fgci capitolina) - volle mandarlo «alla scuola della classe operaia torinese». Ho voluto bene a Giuliano come fosse un figlio d’adozione, senza retorica o enfasi. Mi è stato vicino in momenti drammatici come quelli del terrorismo, durante il mio mandato di sindaco. Mi ha aiutato con l’entusiasmo e la buona cultura che già allora, giovanissimo, metteva in luce. Poi improvvisamente, almeno per me che non avevo avvertito nessun sentore, da un giorno all’altro è cambiato radicalmente, quasi fosse stato folgorato da una scarica di risentimenti e di odio personale. La prima scintilla l’avvertii durante un avventuroso viaggio in Israele, nella fascia di Gaza e a Beirut nel settembre del 1982. Dovevamo compiere una missione di pace per incarico della Federazione Mondiale delle Città Unite (di cui ero presidente) presso i sindaci palestinesi, destituiti dal governo di Tel Aviv e sostituiti da militari. Inoltre, dopo l’invasione del Libano da parte dell’esercito israeliano, dovevamo raccogliere a Beirut un certo numero di feriti palestinesi, con gravi amputazioni, e portarli in Italia. In quei drammatici giorni Giuliano diede, almeno per quanto mi riguarda, i primi segni di alterazione del suo equilibrio. Nella notte appena giunti a Tel Aviv telefonò, di nascosto, al segretario della Federazione torinese del Pci, Renzo Gianotti, accusandomi di avere trescato con il Mossad (i servizi segreti israeliani), a danno dei palestinesi. Avevo semplicemente accettato dal sindaco di Tel Aviv (mio collega nella Federazione Mondiale delle Città Unite) di usufruire di un pulmino dell’ente del turismo locale, per raggiungere le città della fascia di Gaza occupate militarmente. Ma il peggio capitò due settimane dopo il rientro in Italia, esattamente la domenica sera quando il tg informò della strage avvenuta a Sabra e Chatila. Giuliano fu incaricato da Gianotti di portare la tragica notizia in Piazza San Carlo dove era stato organizzato un concerto per la pace, diretto da Luciano Berio. L’assessore per la cultura, Giorgio Balmas accoglieva l’invito di Ferrara di dedicare quella serata al massacro dei palestinesi dandone però l’annuncio, per ragioni squisitamente tecniche (Berio era già sul podio e non si faceva in tempo ad avvisarlo) nell’intervallo. Ferrara perdeva il controllo di sé. Dopo avere insultato l’assessore, malmenava un funzionario della ripartizione cultura che aveva cercato di farlo ragionare, stendendolo sul selciato della piazza con un cazzotto in pieno viso. Poco dopo telefonava a un compiacente cronista de La Stampa fornendo una versione alterata dei fatti. Balmas veniva accusato di essersi rifiutato di dedicare il concerto alle vittime di Sabra e Chatila perché la moglie di Berio era ebrea. Ciò non bastasse chiedeva a me, sindaco, di ritirare la delega all’assessore. Cosa che mi sono ben guardato di fare. Come ritorsione Giuliano si dimetteva da capogruppo del Pci in Consiglio Comunale e qualche mese dopo lasciava Torino (appena eletto Fassino segretario provinciale: nomina che aveva contrastato con veemenza). Alle amministrative del 1985 Bettino Craxi gli offriva il posto di capo lista del Psi a Torino che lui, per la verità, rifiutò. Durante la campagna elettorale fece alcune presenze torinesi a sostegno del sindaco socialista uscente Giorgio Cardetti, eletto pochi mesi prima a capo dell’amministrazione a seguito di un ribaltone della alleanza di sinistra, grazie a un atto di corruzione politica di due consiglieri del Pci, dando vita a una giunta di pentapartito. Ancora oggi non so spiegarmi quale sia stato il percorso politico, culturale e morale che ha indotto Giuliano a questo radicale cambiamento di fronte. (...) Considera tutto quanto gli sta attorno corrotto, marcio, puzzolente: «Perché così è la vita!». Considera il mondo un enorme porcile e lui ci sguazza con cinismo, fingendo di divertirsi. Non sono certo che sia un uomo felice. Anzi, dubito che lo sia. E provo tristezza ogni volta che, con un certo masochismo, mi impongo di sentirlo in tv.