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 2000  giugno 14 Mercoledì calendario

Voglio liberare mia figlia è sola in balia dell’ inferno Repubblica – 14 giugno 2000 pagina 27 sezione: CRONACA LECCO - Non spreca parole, gesticola appena

Voglio liberare mia figlia è sola in balia dell’ inferno Repubblica – 14 giugno 2000 pagina 27 sezione: CRONACA LECCO - Non spreca parole, gesticola appena. Ma gli occhi tradiscono quanto profondi siano i sentimenti - nasconderli è solo un tentativo - di questo padre ormai vicino ai sessant’ anni. "è puro miracolo - premette Beppino Englaro - che io sia qui a parlare con un giornalista. Ma voglio liberare mia figlia, e farlo alla luce del sole". Liberare la sua Eluana, figlia unica, universitaria alla Cattolica, entrata in coma a ventun’ anni per un incidente stradale, significa ottenere che il cuore della ragazza, ormai quasi trentenne, si fermi. "é questa, dopo essermi rivolto ai tribunali che mi hanno detto di no, l’ ultima fase della mia lotta", dice papà Beppino, nato nella Carnia, un passato da manager commerciale. "Mi sono imposto, tra mille dubbi, di raccontare la mia storia. Mi sono accorto sulla mia pelle - continua - che le persone non hanno la più pallida idea di cosa siano le creature in stato vegetativo permanente. Anche i medici e i giudici sono lontani dalla realtà". E lei? Scusi, lei può parlare per conto di sua figlia? "Io sono mia figlia". E come può esserlo? "Lo sono, mi creda. E ci univa anche lo stesso carattere. Io so perfettamente che mia figlia avrebbe fatto per me le stesse cose che faccio io per lei da otto anni e quasi cinque mesi. L’ incidente è avvenuto il 18 gennaio del ’ 92 e da quel momento ho imparato che quando un malcapitato essere umano si ritrova al pronto soccorso, i medici hanno l’ obbigo di marciare in un certo modo". Ossia? "Devono salvare la vita ed entrano nel sistema degli atti dovuti, nel fondamentalismo delle procedure. Il resto non importa più. Non importa per esempio che Eluana aveva un amico, Alessandro, e nel ’ 90 questo ragazzo abbia avuto anche lui un terribile incidente. Mia figlia era andata a trovarlo in rianimazione. Poi, uscendo, era passata dalla chiesa, per accendere una candela e pregare che morisse". E che è successo ad Alessandro? "é qui, dalle parti di Lecco. In coma anche lui, in qualche clinica. Come tante altre povere vittime di questi che chiamo "coma vegetativi medico legali". Perciò sto combattendo. Io auspico la possibilità di esprimere un dissenso informato". Che vuole dire? "Rivendico il diritto di dire "No, grazie", lo splendore della speranza non fa per me. Questa vita-non-vita tenetevela, lasciate morire chi è ridotto così, grazie". Dica com’ è andata. "Eluana era in auto, con un amico che la seguiva su un’ altra macchina. Ha fatto un testa-coda, è finita contro un muro e un palo e chi la seguiva ha chiamato subito i soccorsi e l’ hanno portata all’ ospedale di Lecco. Sono stati bravissimi, ma coma profondo, con la seconda vertebra lesionata...". Lei era lì? "Sì, sono arrivato un po’ dopo. Capisco che non ha scampo, ma cominciano le risposte subito a senso unico: "é così perchè è così", è la sintesi. La vita di un individuo e la sua dignità passano nelle mani dei medici. E quando uno si ritrova in questo stato, è già troppo tardi, attenzione...". Va a trovare sua figlia? "Ci vado. Ma non regolarmente. Quando la vedo, spaccherei il mondo. La mia coscienza si ribella a saperla in balia di questo inferno. Non risponde a nessuna dignità umana, nelle condizioni in cui è ridotta. Era una ragazza forte, che non accettava imposizioni dall’ alto, e io sono una molla compressa. Uno come me non può sopportare una cosa del genere. Ma, opponendoti, provochi un fastidio tremendo". Fastidio? "Oggi non sprecherei più un secondo a parlare. Per i medici il fatto che uno non muoia è il massimo dei massimi. Finchè c’ è vita c’ è speranza, quindi Eluana dovrebbe vegetare vita natural durante. Sino, che so?, a una scoperta della scienza o a un miracolo di Dio. E se protesti, ti dicono: ma come, tu non capisci lo splendore della vita? Ecco, rivendico il diritto a essere squallido. Forse ho una coscienza di uno squallore infinito. Ma ho anche - credo - il coraggio di dirlo. La mia è cultura della morte? Ma non temo le grinfie della morte, la morte fa parte della vita, mentre questo stare a letto inerti cos’ è? Cos’ è? Non lo spiega nessuno, non lo sa nessuno". Le chiedo scusa per quanto sto per dirle, ma gli stessi medici suggeriscono a volte: se tu, caro parente, vuoi fare qualcosa di concreto, portatela a casa e lasciala morire, tanto nessuno viene a controllare. "E questo è un suggerimento ripugnante. Sa cosa sottintende? Non puoi pretendere che lo facciamo noi, fallo tu, mentre io mi giro e non ti guardo. é così che deve funzionare? No, no, proprio questo è il senso della battaglia in nome di Eluana, che le cose si fanno alla luce del sole, con la possibilità di esprimere il dissenso informato. E siccome io posso non essere equilibrato, mi sono dato da fare per trovare due equilibratissime persone. Ho sentito un intervento del professor De Fanti in una trasmisione, da Cecchi Paone, e sono andato a trovarlo, come un normale paziente". Gli ha parlato di Eluana? "Sì, erano anni che giravo per convegni di bioetica, leggevo testi, parlavo e parlavo con giudici e medici, tutto inutile finchè non ho ascoltato parole diverse, e ho chiesto al professore una strada per liberare Eluana. E poi l’ ho chiesto all’ avvocato Maria Cristina Morelli. Due persone non seconde a nessuno, che fanno parte del sistema, mentre io so di esserne fuori. E, attraverso loro, ho portato la mia battaglia estrema sino in fondo". Perchè dice sino in fondo? "Mi hanno detto no, con sentenza inappellabile. E allora che posso fare? Per oggi non parlo come tutore, ma come Beppino Englaro, in difesa di Beppino Englaro, temendo che mi capiti quello che è accaduto a Eluana. Con un’ ultimissima speranza: che qualcosa si muova, che il caso possa arrivare alla Corte costituzionale, o al presidente della Repubblica, che è il garante di tutti, anche di chi non ha più parole". - di PIERO COLAPRICO