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 2008  aprile 03 Giovedì calendario


Lettera. La Stampa 3 aprile 2008. Così è secondo Pirandello Vorrei, gentilmente, senza nessuna forma di arroganza, far notare alla signora candidata premier Santanché, orgogliosa del suo essere fascista (nel 2008 più che orgogliosa appare soprattutto perseverante), che Luigi Pirandello non si rivelò un genio letterario grazie al fascismo, visto e considerato che aveva iniziato a pubblicare i suoi romanzi a partire dai primissimi anni del ’900: L’esclusa è del 1901 e quello che da molti critici è considerato il suo capolavoro, vale a dire Il fu Mattia Pascal, è del 1904; inoltre aveva dato prova di essere un grande autore di teatro prima che il fascismo prendesse il potere (Così è se vi pare è del 1917, La patente del ’19 e potrei continuare)

Lettera. La Stampa 3 aprile 2008. Così è secondo Pirandello Vorrei, gentilmente, senza nessuna forma di arroganza, far notare alla signora candidata premier Santanché, orgogliosa del suo essere fascista (nel 2008 più che orgogliosa appare soprattutto perseverante), che Luigi Pirandello non si rivelò un genio letterario grazie al fascismo, visto e considerato che aveva iniziato a pubblicare i suoi romanzi a partire dai primissimi anni del ’900: L’esclusa è del 1901 e quello che da molti critici è considerato il suo capolavoro, vale a dire Il fu Mattia Pascal, è del 1904; inoltre aveva dato prova di essere un grande autore di teatro prima che il fascismo prendesse il potere (Così è se vi pare è del 1917, La patente del ’19 e potrei continuare).  vero: Pirandello il 19 settembre 1924, attraverso un sintetico telegramma inviato proprio a Mussolini, dichiarò di voler aderire come «umile e obbediente gregario» al partito fascista, ma quali furono i motivi veri che si celano dietro quel sintetico telegramma, chi li conosce? Pirandello morì nel 1936, senza onori di Stato e con un funerale poverissimo. LARA ZINCI Le rispondo con un Autoritratto dello stesso Pirandello: «Sono nato in Sicilia, e precisamente in una campagna presso Girgenti, il 28 giugno del 1867. / Insegno, purtroppo, da 15 anni Stilistica nell’Istituto Superiore di Magistero Femminile. Dico purtroppo, non solo perché l’insegnamento mi pesa enormemente, ma anche perché la mia più viva aspirazione sarebbe quella di ritirarmi in campagna a lavorare. Vivo a Roma quanto più posso ritirato; non esco che per poche ore soltanto sul far della sera, per fare un po’ di moto. / Non vado che rarissimamente a teatro. Alle 10, ogni sera, sono a letto. Mi levo la mattina per tempo e lavoro abitualmente fino a mezzogiorno. Il dopo pranzo, di solito, mi rimetto a tavolino alle 2 e mezza, e sto fino alle 5 e mezza; ma, dopo le ore della mattina, non scrivo più, se non per qualche urgente necessità; piuttosto leggo o studio. / Nella mia vita non c’è niente che meriti di essere rilevato: è tutta interiore, nel mio lavoro e nei miei pensieri che... non sono lieti. Io penso che la vita è una molto triste buffoneria, poiché abbiamo in noi, senza poter sapere né come né perché né da chi, la necessità di ingannare di continuo noi stessi con la spontanea creazione di una realtà (una per ciascuno e non mai la stessa per tutti) la quale di tratto in tratto si scopre vana e illusoria. Chi ha capito il giuoco, non riesce più a ingannarsi; ma chi non riesce più a ingannarsi non può più prendere né gusto né piacere alla vita. Così è. La mia arte è piena di compassione amara per tutti quelli che si ingannano; ma questa compassione non può non essere seguita dalla feroce irrisione del destino, che condanna l’uomo all’inganno. Questa, in succinto, la ragione dell’amarezza della mia arte, e anche della mia vita». Lucia Annunziata