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 2008  aprile 03 Giovedì calendario

L’Italia è già pronta all’atomo da export. La Stampa 3 aprile 2008. Centrali nucleari italiane in Albania? Se la proposta di Giulio Tremonti di costruirne alcune per poi importare l’elettricità da noi attraverso l’Adriatico verrà resa attuale da una vittoria del centrodestra alle urne, l’industria italiana del settore è prontissima a mettersi all’opera

L’Italia è già pronta all’atomo da export. La Stampa 3 aprile 2008. Centrali nucleari italiane in Albania? Se la proposta di Giulio Tremonti di costruirne alcune per poi importare l’elettricità da noi attraverso l’Adriatico verrà resa attuale da una vittoria del centrodestra alle urne, l’industria italiana del settore è prontissima a mettersi all’opera. Il possibile futuro ministro dell’Economia ha lanciato lo slogan «delocalizzare il nucleare», ma l’intera operazione è condizionata dalla capacità dei gruppi italiani dell’atomo di fare la loro parte realizzando gli impianti necessari. Ebbene, su questo non ci sono dubbi: nonostante il blocco dopo l’incidente di Cernobil e il referendum del 1987, le imprese italiane dell’atomo hanno continuato a progettare, costruire, gestire e smantellare centrali in diversi Paesi stranieri, non hanno mai smesso di fabbricare ed esportare componenti (persino negli Stati Uniti) e si sono tenute aggiornate cooperando alle ricerche di punta a livello internazionale. Per quanto riguarda la progettazione e la costruzione, il gruppo Ansaldo ha ricostituito nel 2005 una sua società che si chiama Nucleare, guidata da Giuseppe Zampini, con circa 200 ingegneri e tecnici; a parte qualcuno aggregatosi nel frattempo, questi signori sono essenzialmente i superstiti dei 1.700 e passa che lavoravano all’atomo in Ansaldo quando il referendum provò a spegnere la fiammella nucleare italiana; insomma duecento «carbonari» dell’atomo impegnati a svolgere un’attività lecita ma semi-clandestina, quasi sperando che non se ne parlasse per non suscitare polemiche nell’opinione pubblica. Ansaldo in tutti questi anni ha costruito centrali all’estero e il suo lavoro più ambizioso di questo genere è stato realizzato a Cernavoda in Romania. In collaborazione con Westinghouse e General Electric ha costruito e sta costruendo reattori ovunque nel mondo, anche in Cina - che al momento è il Paese con il programma atomico più imponente. E non bisogna credere che Ansaldo Nucleare si limiti a tirare a campare utilizzare le eccellenze tecnologiche altrui: è addirittura capofila del progetto pan-europeo di impianti di terza generazione raffreddati a piombo fuso, ed è entrata pure nel programma mondiale per lo studio della quarta generazione e nel ”nuovo nucleare” a fissione di Carlo Rubbia. Fra le attività in cui Ansaldo ha esperienza rientra lo smantellamento, e suo fiore all’occhiello è la collaborazione della messa in sicurezza delle stessa Cernobil post-incidente. Quanto a competenze, insomma, non le manca nulla, anche se una strozzatura alla sua (ri)crescita potranno rivelarsi i pochi laureati in ingegneria nucleare che ha sfornato l’Italia in questi anni di «magra» atomica. Un altro operatore importante è la Ansaldo Camozzi, cioè la parte di Ansaldo che è stata rilevata dal gruppo Camozzi di Brescia. Questa società nata da una costola di Finmeccanica produce ed esporta in tutto il mondo generatori di vapore per i reattori ad acqua pressurizzata, e da Sesto San Giovanni nello stabilimento ex Breda produce ed esporta macchinari nucleari soprattutto verso gli Stati Uniti. Componenti essenziali per le centrali nucleari vengono fabbricate anche dalla Techint della famiglia Rocca. Pure la milanese Edison si prepara a un futuro nucleare, se non altro da quando è partecipata dalla francese Edf (equivalente francese dell’Enel ma su scala più grande) che è il numero uno europeo e forse mondiale nella gestione degli impianti atomici. Edison qualche mese fa aveva proposto di costruire in Italia fra le cinque e le dieci centrali nucleari per avere la prima pronta a funzionare nel 2019: era sembrata quasi una boutade, ma più tempo passa e più del ritorno al nucleare si discute sul serio. Il peso massimo dell’atomo italiano fuori dai confini è sicuramente l’Enel. Attraverso un’acquisizione totalitaria dispone di 4 reattori in Slovacchia più due in costruzione e in Spagna è azionista principale (con Acciona) della compagnia Endesa che ha 9 reattori in due siti. Enel si candida anche alla gestione di Cernavoda in Romania. In Francia il gruppo di Fulvio Conti collabora con Edf all’impianto nucleare di terza generazione Epr a Flamanville. E tratta con la russa Rosatom per costruire impianti nucleari nella stessa Russia e in Europa orientale. Un po’ di nucleare anche in Albania non sarebbe poi così stravagante. Luigi Grassia