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 2008  aprile 03 Giovedì calendario

"Juno". Ovvero come godersi l’amore. Liberazione 3 aprile 2008. La storia di Juno ormai la sapete tutti, ne hanno fatto carne da macello (è proprio il caso di dirlo) nelle scorse settimane trombe e tromboni di opposti scheramenti, guidati dal megafono pro-life di Giuliano Ferrara

"Juno". Ovvero come godersi l’amore. Liberazione 3 aprile 2008. La storia di Juno ormai la sapete tutti, ne hanno fatto carne da macello (è proprio il caso di dirlo) nelle scorse settimane trombe e tromboni di opposti scheramenti, guidati dal megafono pro-life di Giuliano Ferrara. Da quando ha visto Juno l’ex direttore del Foglio vede pesciolini dappertutto, è diventato un vero e proprio zoofilo marino, farebbe di tutto per salvare l’acciughina e grida alla santità di Juno quando questa decide di non abortire. Dall’altra, le trombe rispondono che Juno non è una commedia pro-life bensì un cosciente richiamo alla scelta della donna, unica e sola depositaria della vita altrui. Sinceramente, anche queste note a nostro avviso finiscono solo per appesantire la povera Juno, che ha già un bel peso da portare, con la panciona che si trova su quel corpo esilino. Obiettività - minima - vuole che si torni un attimo al film. Juno MacGuff è una sedicenne schietta e decisa. Un po’ incasinata, ma non più delle sue coetanee. Del resto, il padre e la matrigna fanno del loro meglio, ma anche loro soffrono di qualche sbandata. Insomma Juno, presa dall’entusiasmo per la "prima volta" finisce incinta di un suo coetaneo che nemmeno lui ha bene le idee chiare su cosa sia esattamente successo. Però tutti cercano di tirare a campare al meglio, chiedono qualche consiglio agli amici, si arrabattano per risolvere la questione nella maniera migliore. Juno a un certo punto capisce che, data l’età e la casualità dell’evento, sarebbe il caso di abortire. Ma poi, quando entra nel consultorio, la puzza da studio dentistico la infastidisce e cambia idea. Il film continua così fino alla fine, regalandoci una commedia assai originale nella scrittura. E’ quella la sua forza, una sceneggiatura scritta nei fast food da una spogliarellista che ama scrivere di sé su un blog, Diablo Cody. Una che ha parecchio estro e forse anche un pizzico di talento. Diablo Cody (fantastico nome d’arte. I particolari nell’intervista qui sotto) non aveva nessuna intenzione di fare un film pro o contro l’aborto. Voleva semplicemente scrivere una commediola in cui trapelasse uno sguardo sulla vita che le somiglia. E che somiglia anche a noi. Ma dubitiamo sia lo stesso di Ferrara. Che invece, fregandosene delle intenzioni altrui, ha strappato dalle mani di Diablo Cody, del regista Jason Reitman e della protagonista Ellen Page la bandiera di Juno per portarla sulle piazze al grido di «salviamo il pesciolino». Non ci sarebbe molto da ribattere, se il grido rimanesse circoscritto all’acquario. Propaganda politica - bassa - vuole invece che l’urlaccio si trasformi in canto di vita, monito a tutta l’umanità corrotta popolata da quegli sporchi abortisti che «buttano feti nella spazzatura» e disprezzano il dono del creato. Ma il creato nelle mani di Ferrara diventa un inferno, e la vita un obbligo più che un dono. Infatti, a lui piacciono solo i pesciolini dei film, mentre quelli veri che nascono a frotte malati di Aids (la vita di Ferrara non contempla i profilattici) il creato se li può anche mangiare fritti, tanto non se ne accorge nessuno e un dogma è molto più importante di un essere umano nero e sfigato. Ma chiudiamola qui. Quello che di buono c’è davvero in Juno è lo sguardo di Diablo. Uno sguardo che parla del nostro presente come può essere vissuto fuori dai condizionamenti, popolato da gente che cerca di essere onesta prima con se stessa che con il proprio eventuale elettorato, che sa volersi bene senza pregiudizi, che trasforma in "famiglia" qualsiasi nucleo abbia voglia di stare insieme, che ci dice che l’amore è bello farlo a qualsiasi età, con qualsiasi sia, basta godersela. Certo, con Ferrara di mezzo, la cosa è un po’ più complicata. Ma ce la si può fare. E ce la faremo. Roberta Ronconi