Avvenire 2 aprile 2008, PAOLO LAMBRUSCHI, 2 aprile 2008
Avvocati di strada: ecco il popolo dei nuovi «invisibili». Avvenire 2 aprile 2008. Sempre più cittadini italiani sulla strada, dove si perdono le più elementari tutele giuridiche
Avvocati di strada: ecco il popolo dei nuovi «invisibili». Avvenire 2 aprile 2008. Sempre più cittadini italiani sulla strada, dove si perdono le più elementari tutele giuridiche. Perché nell’Italia del 2000 il popolo tricolore degli homeless non viene aiutato dalla legge, anzi. La denuncia è stata lanciata ieri a Bologna dagli «Avvocati di strada», associazione nazionale di volontariato che offre assistenza legale a 932 invisibili in 16 città italiane e che ha presentato il primo rapporto nazionale sull’attività del 2007. Dall’osservatorio dei legali emerge che gli emarginati gravi sono soprattutto single italiani che perdono il lavoro nella fascia tra i 40 e i 50 anni o pensionati al minimo. Il 60% sono uomini, le donne aumentano e si attestano al 40%. Povertà e solitudine sono le cause principali che fanno precipitare esistenze una volta normali. I nuovi esclusi non hanno problemi psichici o di dipendenza, ma economici. Una nicchia debole della società, che non sappiamo quante persone contenga, avara di appigli per risalire. Basta come esempio di discriminazione l’inferno vissuto da padri e madri che perdono lavoro e casa e rischiano di vedere i propri figli minorenni dati in adozione, anziché in affido, dai servizi sociali o dai tribunali per minori anche se lo stato di indigenza non è definitivo. La rottura famigliare, conferma il rapporto, accompagna spesso la caduta. Un numero crescente di casi seguiti dagli avvocati volontari, una trentina secondo il rapporto, riguardano padri separati che, dopo aver lasciato per legge casa e parte del reddito all’ex moglie e ai figli, spesso vanno a vivere in auto o al dormitorio. Condizioni che non aiutano a tenere il posto di lavoro e che portano al licenziamento. A riprova della funzione protettiva della famiglia, il rapporto conferma che nel Mezzogiorno dove i nuclei sono ancora forti - prevale l’assistenza agli immigrati, perlopiù stagionali in nero con problemi di soggiorno. Al Nord, dove il tessuto tiene meno, l’80% degli utenti sono invece italiani. «Avvocati di strada» garantisce tutela gratuita a chi è senza diritti recandosi nei dormitori o nelle mense di carità. Nel 2007 ha aperto sportelli in 16 città italiane con 400 volontari. I fascicoli relativi agli extracomunitari sono circa 400. Il resto riguarda gli italiani (il 35%) e i comunitari. Fra le cause civili la questione più ricorrente è la residenza. Anche se è un diritto individuale, la perde chi non risulta iscritto all’anagrafe durante i censimenti. Il «barbone» perde quindi i requisiti di cittadinanza. Durissime le conseguenze: addio documenti e possibilità di lavorare in regola, tolta l’assistenza sanitaria e la pensione. Un incubo da cui è impossibile uscire senza un aiuto legale. Senza contare che gli enti locali mostrano volentieri la faccia dura con i più poveri. A Bologna, per esempio, un clochard è stato multato perché non aveva attraversato la strada sulle strisce. E molti vengono multati senza pietà dai controllori degli autobus che usano per proteggersi dal freddo o per andare a mangiare. Dopo un certo accumulo di multe non pagate scatta il foglio di via, come per i delinquenti. Minoritarie le cause penali, addirittura 22 sono procedimenti in cui l’assistito è stato aggredito mentre dormiva in strada. Una decina riguardano l’ultima discriminazione, la riabilitazione, cioè la cancellazione dei reati sulla fedina penale dopo 10 anni di condotta retta. Quel che per il cittadino sopra una certa soglia di reddito è certezza del diritto, nella giungla della strada va conquistato. PAOLO LAMBRUSCHI