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 2008  aprile 03 Giovedì calendario

Alfabetizzazione alla banda larga. Nòva del Sole-24 Ore, giovedì 3 aprile L’Italia è stata appena bacchettata dalla Commissione europea per i ritardi sulla banda larga, ma le vere cause e responsabilità restano in gran parte da chiarire

Alfabetizzazione alla banda larga. Nòva del Sole-24 Ore, giovedì 3 aprile L’Italia è stata appena bacchettata dalla Commissione europea per i ritardi sulla banda larga, ma le vere cause e responsabilità restano in gran parte da chiarire. Anche allo stesso Esecutivo di Bruxelles, a cui tra l’altro sono sfuggiti i grandi progressi fatti dall’Italia per la copertura (Adsl e banda larga wireless) nell’ultimo anno. In sintesi, nel 13º rapporto della Commissione sulla situazione europea relativa alle telecomunicazioni, un neo italiano spicca su tutti: la scarsa diffusione delle Adsl in rapporto agli abitanti (17,1 per cento, contro la media Ue27 del 20 per cento). Tenendo conto che ancora il 30 per cento circa delle Adsl italiane è a consumo, la situazione forse è anche peggio delle apparenze. Perché così pochi utenti a banda larga? Forse la causa principale è esterna al mercato delle tlc, come spiega Massimo Intorrella, responsabile market innovation di Telecom Italia: «Molto si comprende, dei problemi italiani, se si analizza la diffusione della banda larga sul totale degli utenti di pc, come risulta dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio Between. Il dato è del 38 per cento, contro una media dell’Unione europea del 32 per cento. Facciamo meglio di Regno Unito, Germania, Spagna». Un problema culturale, quindi, di scarsa alfabetizzazione informatica. « la causa principale dei ritardi della banda larga», conferma Luca Berardi, analista Idc Italia. «Ma – aggiunge – incide anche la debolezza della concorrenza, tanto che non c’è più guerra dei prezzi sulla banda larga, ma solo sulla voce. Il prezzo minimo per una linea Adsl, a prescindere dalle promozioni, non cambia infatti da anni». Ad avere un pc è un po’ meno del 50 per cento della popolazione italiana. Solo la Grecia fa peggio, in Europa. La media Ue25 è del 60 per cento. Tre le cause: «L’Italia ha una delle popolazioni più anziane al mondo e un Sud in forte ritardo. Inoltre è una questione culturale: la gente preferisce spendere in oggetti che considera più "trendy" del pc, cioè cellulari, fotocamere, iPod», spiega Bruno Lakehal, analista esperto di computer presso Gartner. D’altra parte, ormai la copertura della banda larga sembra assolta tra i possibili colpevoli. Viviane Reding, a capo della Commissione europea, accusa ancora la copertura italiana, affermando che è raggiunta dall’Adsl l’89 per cento della popolazione. Ma «si tratta del dato di fine 2006 – dice Intorrella – quando era forte il gap delle aree rurali, allora coperte al 51 per cento. Adesso il quadro è migliorato di molto. A fine 2007, infatti, la copertura nazionale è salita al 94 per cento, con un consistente progresso delle aree rurali che sono passate al 75 per cento». Telecom ha fatto quindi un forte sforzo – passato quasi inosservato – per coprire le campagne, «combattendo con i grossi problemi orografici dell’Italia, che rendono la nostra copertura non paragonabile a quella francese o inglese». Due Paesi che infatti sono al 99 per cento coperti da banda larga. L’Italia fa però ormai meglio di Spagna (90 per cento) e Germania (93 per cento) ed è sopra la media dei Paesi Ue (90 per cento). Il dato italiano arriverà al 98,5 per cento nel 2010, «ma quando l’abbiamo pianificato non abbiamo tenuto conto del WiMax, che ci permetterà di raggiungere questo risultato prima oppure di incrementarlo di qualche punto percentuale. Stiamo valutando». Telecom – spiega Intorrella – userà il WiMax soprattutto per raggiungere gli utenti che, pur magari serviti da centrale Adsl, non possono navigare a banda larga a causa di doppini troppo lunghi (3,5 chilometri). «Per posizionare l’antenna WiMax, potremmo sfruttare le base station già presenti per i cellulari». Oppure il WiMax servirà per le zone prive di centrale Adsl. Le case potranno essere collegate, con il WiMax, alla banda larga che arriva alla centrale più vicina dotata di Dslam Adsl. Che resta da fare, allora, per risolvere il problema della diffusione della banda larga? «Possiamo incoraggiare la domanda di digitale. Già lo facciamo rateizzando l’acquisto di un pc. Nell’ultimo trimestre 2007 ne abbiamo venduti 60mila». Il passo successivo sarà puntare sui servizi. A oggi banda larga da casa è sinonimo di pc e di internet. «In futuro – prosegue Intorrella – ci saranno persone che acquisteranno la banda larga anche senza pc, per ricevere film, musica, Iptv, su altri apparati di elettronica di consumo». La stessa Telecom intende lanciare offerte solo Iptv e Voip, senza accesso a internet. Oppure: l’alfabetizzazione crescerà nella misura in cui i servizi digitali penetreranno di più nella vita quotidiana, nelle forme di telelavoro, telesanità, e-government. Molto a proposito possono fare le iniziative mirate di Province e Regioni, per diffondere sul territorio la banda larga e servizi che mettono in contatto il cittadino e le istituzioni. L’ultimo esempio viene dalla Regione Toscana, che la settimana scorsa ha assegnato un bando di gara per portare la banda larga al 100 per cento della popolazione entro il 2010 (hanno vinto Eutelia, Telecom, Publicom/Agescom). La Regione Piemonte conta di arrivare a quest’obiettivo entro fine anno. La data è il 2010 per la Regione Lazio e la Regione Liguria, mentre l’Emilia Romagna mira al 2009. In tutti questi casi gran parte dello sforzo di copertura è nel cablaggio di nuova fibra ottica nelle zone del digital divide. Il confronto con l’Europa potrebbe quindi migliorare nei prossimi due anni. «Già nei dati della relazione 2007, della Commissione, vediamo che si è ridotta la distanza rispetto alla media europea, per diffusione della banda larga», sottolinea Berardi. Alessandro Longo