la Repubblica 2/4/2008, pagina 30 - Lettere, 2 aprile 2008
Lettere - QUANDO IL FETO NON SI POTEVA BATTEZZARE la Repubblica, mercoledì 2 aprile Caro Augias, nel rinnovato dibattito su aborto e legge 194, si torna ad ascoltare l’argomento dell’embrione come essere umano, «terzo» da salvaguardare
Lettere - QUANDO IL FETO NON SI POTEVA BATTEZZARE la Repubblica, mercoledì 2 aprile Caro Augias, nel rinnovato dibattito su aborto e legge 194, si torna ad ascoltare l’argomento dell’embrione come essere umano, «terzo» da salvaguardare. Mi colpisce l’assenza di un’argomentazione che i laici a mio parere dovrebbero adottare: finché l’embrione non ha possibilità di sopravvivere al di fuori del corpo della madre non può essere considerato terzo soggetto. E’ una situazione unica fra quelle date in natura, un sistema temporaneamente più complesso del normale nel quale non c’è una chiara separazione fra la madre e l’embrione/feto. E previsto dalla nostra natura di mammiferi che ci sia un passaggio nel quale la madre non è un mero contenitore di un essere che si sviluppa da sé, ma al contrario una fattrice onnipotente senza la presenza della quale l’embrione non sarebbe nulla. Almeno nelle prime 22/24 settimane, l’embrione è totalmente integrato nell’organismo materno, al di fuori del quale non sopravvivrebbe. Fa tristezza vedere invece quante donne facciano proprio il punto di vista maschile, secondo il quale il proprio ruolo femminile non avrebbe alcuna preminenza rispetto a quello maschile: l’asimmetria fra i sessi è quanto di più naturale esista, così come l’enorme potenza creatrice affidata a femmine e donne, dalla quale noi maschi umani continuiamo evidentemente a essere terrorizzati. Gianluca Barbaro Milano mrmep@tiscalinet. it In una visione puramente naturalistica, il feto alle primissime settimane di vita è stato descritto come un parassita della madre. Infatti la definizione biologica di parassita è: Organismo animale o vegetale che vive parzialmente o totalmente a spese di un altro individuo detto ’ospite’. Dal punto di vista tecnico è esattamente la situazione del feto. Ovvio peraltro che applicare questa definizione a un grumo di cellule che racchiudono un organismo umano in potenza è ripugnante, infatti il parallelo va respinto poiché ci sono in quel ’grumo’ componenti che la crudezza materialistica dei termini esclude. La lettera del signor Barbaro richiama però una circostanza storica analoga che merita di essere ricordata. Nel suo libro ’Battesimi forzati’ (Viella editore), la prof Marina Caffiero ha ricostruito sulla base di documenti inoppugnabili che nella Roma dei papi (cioè fino al 1870) poteva accadere che un ebreo, forzato o convinto a passare al cristianesimo, chiedesse di aggiungere al numero dei familiari convertiti, oltre a sua moglie, anche il bambino in gestazione. La moglie veniva senz’altro accolta mentre la risposta per il feto era negativa in quanto un embrione non aveva uno status giuridico che permettesse di considerarlo come persona autonoma, indipendente dal corpo della madre che lo teneva in vita. Può darsi che la chiesa sbagliasse allora e che la sua posizione attuale, che considera il concepito essere umano ben definito fin dalla prima suddivisione cellulare, sia la teoria giusta. Resta però il radicale mutamento di opinione; stabilire che quella posizione fosse sbagliata e che la presente sia quella giusta è anch’essa un’opinione. Corrado Augias