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 2008  aprile 03 Giovedì calendario

Alitalia: Dismissioni, tagli, licenziamenti il buio dietro il commissariamento. la Repubblica, giovedì 3 aprile Air France è volata via

Alitalia: Dismissioni, tagli, licenziamenti il buio dietro il commissariamento. la Repubblica, giovedì 3 aprile Air France è volata via. Di cordate italiane – salvo la storica disponibilità del piano Air One – non c´è traccia. Il numero uno Maurizio Prato ha mollato la cloche e i soldi in cassa (180 milioni a fine febbraio più i 148 ricavati dal Fisco e con la cessione dei titoli Air France) bastano a stento per arrivare a fine giugno. Alitalia è nel caos e le prossime ore serviranno per cercare di rimettere assieme le idee e capire quale è la strada migliore per salvare la compagnia. Con l´ipotesi di un´amministrazione straordinaria sotto il cappello della Legge Marzano che si fa sempre più concreta. Le strade aperte. Per sbloccare la situazione nel brevissimo termine c´è solo una soluzione: che il Tesoro riprenda il filo dei negoziati con i sindacati e provi a mediare per riallacciare le trattative con Parigi. Ma si tratta – dopo le dimissioni di Prato – di un´ipotesi quasi dell´irrealtà. Difficile possa essere presa in considerazione in zona Cesarini la proposta di Air One così com´era stata presentata. Gli advisor di via XX Settembre l´hanno già bollata come irricevibile. C´è il tempo allora per mettere assieme la cordata italiana che per Silvio Berlusconi sarebbe già pronta? Improbabile. Il primo problema – non secondario – è trovare i componenti della cordata visto che finora tutti i candidati chiamati in causa dal Cavaliere hanno garbatamente preso le distanze. In secondo luogo perchè non sembrano esserci i tempi. Prima bisogna creare il consorzio, poi – l´ha detto anche il leader del Pdl – servirebbero tre, quattro settimane per guardare i conti Alitalia. Quindi dovrebbe essere confezionata una proposta vincolante da discutere con sindacati e nuovo Governo. Più o meno si arriverebbe a fine giugno. E un´Alitalia che brucia 102 milioni al mese (almeno così è andata a febbraio) non avrebbe più in quel momento i soldi per pagare kerosene e leasing degli aerei. Berlusconi e il centro-destra chiedono che il Governo garantisca un prestito-ponte da 300 milioni per dare un altro po´ d´ossigeno alla compagnia. Ma la Ue direbbe di no sia a nuove iniezioni di liquidità che a soccorsi "pubblici" tramite Fintecna, aziende statali o Cdp. Ci si può imbarcare in un braccio di ferro con Bruxelles ma non sarebbe una strada facile. L´ipotesi Marzano. Logica alla mano, l´ipotesi più probabile è quella della legge Marzano, la stessa utilizzata per Parmalat. Certo ci sono grandi differenze tra Collecchio e Alitalia. L´ex impero dei Tanzi era sommerso dai debiti ma industrialmente sano. E una volta congelata la posizione dei creditori ha continuato a operare senza problemi. La Magliana no. Ha debiti (1,3 miliardi) ma perde pure un milione al giorno. In teoria il cda potrebbe già chiedere l´amministrazione straordinaria oggi. Certo ci sono soldi in cassa. Ma in una situazione senza speranza i consiglieri rischiano il reato di "ritardato fallimento" se non intervengono subito. Cosa succede dopo? La situazione è complessa anche per i legali al lavoro su questo dossier. L´unica certezza è che si nomina un Commissario – qualcuno ha ventilato addirittura il nome di Enrico Bondi – incaricato di decidere se liquidare l´azienda cedendo uno a uno i suoi pezzi o se è possibile, congelando i debiti, continuare a farla volare senza aiuti pubblici ed evitando che le società di leasing blocchino gli aerei. Il problema è garantire ad Alitalia i soldi per pagare la benzina e gli stipendi. Davanti a una possibile soluzione, le banche potrebbero concedere qualche prestito-ponte. L´hanno fatto anche con Parmalat dopo il crac. Poi il Commissario dovrebbe calare la scure su flotta e organici per rimettere l´azienda in condizione di autosostenersi industrialmente, magari in una newco che separi il business sano da quello in crisi. In questa fase Swiss e Sabena (le due aziende già passate per questo incubo) hanno perso quasi il 70% del personale riducendosi a compagnie di serie B. Poi la procedura potrebbe cercare sul mercato, magari con un aumento di capitale, nuovi soci industriali. A questo punto, con lo stato che si è fatto carico del lavoro sporco e un´Alitalia in versione "light" gli acquirenti non dovrebbero mancare. Air France, la cordata italiana, magari con nuovi partner industriali (si è parlato di Lufthansa e Aeroflot). E magari – con i conti della crisi pagati a piè di lista da azionisti, dipendenti e casse pubbliche – farebbero pure un affare. Ettore Livini