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 2008  aprile 01 Martedì calendario

Curvo, storto, a testa alta Il passo svela il carattere. Libero 1 aprile 2008. C’è chi cammina trascinando i piedi, chi saltellando, chi con una spalla su e una giù

Curvo, storto, a testa alta Il passo svela il carattere. Libero 1 aprile 2008. C’è chi cammina trascinando i piedi, chi saltellando, chi con una spalla su e una giù. Sono tanti i modi di camminare e ad ognuno di questi è possibile associare una personalità, un tratto del carattere, e, di conseguenza, una serie di suggerimenti per risolvere disturbi comportamentali. quanto si evince dalle ricerche condotte da Massimo Soldati, psicologo psicoterapeuta di Milano, autore del recente libro "Corpo e Cambiamento" (Tecniche Nuove). «Vari studi condotti nell’ambito della cosiddetta psicologia corporea hanno portato a riconoscere come le attitudini mentali si riflettano nel nostro modo di camminare - spiega a Libero Soldati - formando una vera e propria armatura muscolare, che rivela il nostro carattere e i principali blocchi del nostro sviluppo psico-affettivo. perciò possibile leggere nella postura, nella gestualità, nella mimica e in tutte le varie manifestazioni corporee una infinità di dati psicologici, che possono essere impiegati per comprendere tratti della personalità, ma soprattutto per favorire la trasformazione, la crescita personale, la guarigione da traumi». Secondo lo studioso è possibile classificare sei tipi standard di camminata e in base a ciò sei profili caratteriali. Iniziamo dal primo: la camminata con il busto leggermente piegato in avanti. tipica delle persone molto sensibili, intuitive e idealiste, ma anche fragili e bisognose di sostegno morale. Muovendosi a piccoli passi con la testa china si comunica al prossimo la difficoltà a reggersi sulle proprie gambe. «Questa camminata, in pratica, indica uno stato interiore di bisogno e una mancanza di autonomia», precisa lo studioso. Per chi cammina in questo modo sarebbe molto utile sottoporsi a sedute di psicoterapia che aiutano a credere un po’ di più in se stessi. La camminata con passo molleggiato contraddistingue individui dinamici, attenti al giudizio altrui, ambiziosi e vogliosi di competere col prossimo. L’andatura è fra le più riconoscibili. Tipico lo slancio dato a ogni passo, come se sotto i piedi ci fosse qualcosa che spinge il corpo verso l’alto. Le braccia e i gomiti oscillano indicando la volontà di assoggettare il prossimo. A queste persone gli specialisti di psicologia corporea suggeriscono di soffermarsi un po’ di più sulle esigenze altrui, e fidarsi di chi li circonda. Inoltre invitano a domare l’aggres sività e a essere più sinceri. La camminata ancorata a terra (quasi trascinando i piedi), con le ginocchia leggermente flesse, è spia di una personalità concreta, ma anche introversa e tendenzialmente nervosa. Probabilmente chi cammina in questa maniera ha anche una certa difficoltà a mettersi in relazione con gli altri. «Sono individui che mostrano capacità di soffrire e perseverare, ma anche personalità chiuse e incapaci di dire di no», spiega Soldati. Il sognatore, la persona creativa, con la testa perennemente fra le nuvole, cammina invece inciampando spesso su se stessa. Si tratta del classico maldestro, che si muove quasi in trance senza guardare dove mette i piedi. Per costui, dice lo psicoterapeuta, sarebbe utile concentrarsi di più sulla camminata, magari muovendosi con meno foga; anche passeggiare in mezzo alla natura può essere di grande aiuto. Chi cammina con una spalla più bassa dell’altra, invece, probabilmente non ha le idee chiare su niente. un soggetto perennemente schiavo del dubbio, non sa mai che pesci pigliare, e che strada scegliere. Il consiglio? Prendere lezioni di ballo. Dicono infatti i ricercatori che muoversi al ritmo della musica aiuta ad armonizzare la postura. Infine abbiamo la camminata a testa alta, la tipica andatura di chi ostenta sicurezza, di chi è fiero di sé e delle proprie capacità; in realtà, queste persone, dovrebbero lasciarsi andare un po’ di più, e dare più spazio alle emozioni. «Questo tipo di andatura, infatti, in molti casi esprime l’incapacità del soggetto di lasciarsi andare pienamente nel mondo degli affetti», chiude Soldati. GIANLUCA GROSSI